Conway The Machine and The Alchemist – LULU

Voto: 4

Nuovo anno, stessa filosofia aziendale. Gli uffici della Griselda non conoscono battute d’arresto neanche ai tempi dell’onnipresente COVID-19 – e questo nonostante il leader del cartello abbia trascorso alcune delle ultime settimane a fare i conti proprio contro quell’agente patogeno che ha stravolto l’esistenza quotidiana un po’ a tutti. Con i frutti del recente passato al sicuro in cassaforte e l’orizzonte futuro già tracciato nei suoi contorni – per il momento impossibili da mettere a fuoco – da quel “God Don’t Make Mistakes” che sta diventando una primula rossa nei calendari delle uscite, a marcare il territorio del presente con un breve ma intenso sforzo (con “Pray 4 Paris” già in rotazione da qualche giorno) ci hanno pensato la Macchina e l’Alchimista.

Conway è il braccio duro del cartello. E’ quello che i proiettili non li conosce solo perché ama ornarci le proprie strofe, ma ne ha letteralmente assaggiato il sapore quando, quasi un decennio fa, il metallo rovente l’ha raggiunto alla testa, lasciando il suo volto paralizzato per metà. Quel trauma, oggi diventa parte integrante della sua sceneggiatura. Lo si sente ascoltando pezzi come 14 KI’s, in cui l’mc sembra proprio masticare gli umori del produttore per poi sputare rime che sono il consueto cocktail di pulp e citazioni variopinte (<<Machine get dirty like Ben Wallace puttin’ in work for the Pistons, right/Louis kicks Virgil-made, shits is purple suede/Killa Cam, Purple Haze while we was servin’ yay/fire comin’ out it when we burn the K’s>>), stampate su una grana che le rende al contempo iperboliche e plausibili.

Il fratellino di Westside Gunn non si limita però a perseguire il filone estetico della casata giocando tutte le fiches su un solo colore. Pensiamo a “Reject 2”: per quanto fosse una bomba, doveva il suo splendore plumbeo soprattutto all’estro di quel genietto di Daringer. “LULU” spezza invece quel plateau lirico che ha imbrigliato a lungo il rapper di Buffalo; a convincermi è stata Calvin: Alchemist rimescola uno di quei groove tossici che ti fanno suonare subito il campanello in testa, mentre Conway si esibisce in un insolito flow in formato triplet. E suona dannatamente bene.

Qualcuno forse dirà: be’, facile spaccare quando i beat sono di Alchemist. E in linea generale tenderei a essere d’accordo. In questo caso, però, i meriti vanno equamente ripartiti. L’abbinamento – già testato in tempi non sospetti sui due lati di un dodici pollici particolarmente massiccio – è il classico esempio di quando si riesce a ricavare un tre sommando un paio di uno. Se poi mettiamo nel conto anche la voce di ScHoolboy Q (che cura il ritornello di Shoot Sideways) e il carisma immortale di Cormega in They Got Sonny (<<transcends, this is a compelling performance/uncut raw, compressed from the connect to the corner/I carried the heat aggressive as Mourning/sweat drippin’ down my chest in the sauna>>), ne viene fuori un pacchettino multiuso che vi ruberà con piacere una ventina di quei minuti che, in questi tempi di quarantena, sembrano spesso accumularsi come le pagnotte in casa Fantozzi.

“LULU” è l’ennesimo gioiellino che va a inserirsi nella sempre più vasta costellazione Griselda. Uno di quelli, e ne siamo abbastanza sicuri, che non rischierà di perdersi nella marea di idee che questi stacanovisti della doppia acca hanno concretizzato in così breve tempo. E, fino a quando la marea in questione resterà alta, anche l’attesa per “God Don’t Make Mistakes” sarà più facile da gestire.

Tracklist

Conway The Machine and The Alchemist – LULU (Griselda Records/ALC Records 2020)

  1. Intro
  2. 14 KI’s
  3. The Contract
  4. Shoot Sideways [Feat. ScHoolboy Q]
  5. Calvin
  6. They Got Sunny [Feat. Cormega]
  7. Gold BBS’s

Beatz

All tracks produced by The Alchemist

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