Clipse – Lord Willin’

Voto: 4

Tutti conoscono Grindin’. C’è qualcosa in quel suo rimbombare nel vuoto, austero e scarno fino all’osso, che vince ogni volontà e assoggetta al suo intento le dita, che a quel punto non hanno scelta se non quella di replicare l’andatura del beat picchiettando sulla prima superficie a portata di falangi. E’ a tutti gli effetti un momento senza tempo; slegato da qualsiasi era musicale. Uno di quegli anthem che sembrano esserci sempre stati. E così in fondo è anche Lord Willin’, che la ospita. Il primo album (corsivo d’obbligo, dato che il precedente “Exclusive Audio Footage” fu messo in soffitta dalla Elektra Records, uscendone solo come bootleg prima e approdando sulle piattaforme di streaming in tempi recentissimi) ufficiale dei Clipse.

“Lord Willin’” faceva la sua comparsa sugli scaffali dei negozi di musica esattamente vent’anni fa: era il 20 di un agosto, quello del 2002, che non fu avaro di soddisfazioni (ricordiamo “The Fix” di Scarface, Movies For The Blind” di Cage e “The Magnificent” di Jazzy Jeff); ed è il prototipo, a partire proprio da “Grindin’”, di ciò su cui abbiamo sentito Malice e, soprattutto, Pusha T dare il proprio meglio nei due decenni trascorsi da quel momento. Eppure sfido chiunque dovesse trovarsi per la prima volta a tu per tu con l’ascolto a riuscire a piazzarlo nella storia sulla sola base delle sue coordinate musicali.

Il discorso, e qui parliamo di un altro tipo di coordinate, non vale ovviamente all’interno dei confini della Virginia, dove l’entrata in scena dei fratelli Thornton rimane un momento scolpito nella storia. Lo scossone che valse a Virginia Beach un posto sulla mappa del Rap che conta. E, citando un bell’articolo di qualche anno fa a firma di Mychal Denzel Smith su Pitchfork, diede un’identità a chi non riusciva a trovarne una. A chi guardava New York, Atlanta, Los Angeles e Washington con una punta – e qualcosa in più – d’invidia. E si va oltre, perché dall’epicentro di quel sisma, che piaccia o meno, sono scaturiti riverberi che hanno ridisegnato anche tutto ciò che stava attorno. Pusha e Malice hanno rivitalizzato il mercato del coke Rap mentre i Neptunes hanno messo definitivamente il piede nella porta. E, vent’anni dopo, sappiamo com’è andata.

Se “Hell Hath No Fury” – che sarebbe arrivato quattro anni (e molti grattacapi discografici) dopo – è l’indiscusso picco artistico dei Clipse, “Lord Willin’”, pur essendogli inferiore quando si presenta il conto finale, rimane un bivio imprescindibile. Una vena aurifera da cui hanno tratto il proprio DNA pezzi come “Keys Open Doors”, “Numbers On The Board” e, arrivando ai giorni nostri, “Neck & Wrist”. Quello stilema unico, il Rap à la Clipse, lo ritroviamo, evoluto nella forma ma tale e quale nell’essenza, negli album più recenti di Pusha. Esule dei tempi che furono; un superstite in un’era in cui la firma sui suoni è data oramai più dagli ad-lib che non dall’unicità di una pennellata.

E tutto parte, appunto, dalla già citata “Grindin’”, che ha rischiato di finire nelle mani di Jay-Z. Da Virginia, un inno che inno non è a casa e ai suoi molteplici volti (<<I reside in VA, ride in VA/most likely when I die, I’m gonna die in VA/Virginia’s for lovers, but trust there’s hate here/for out-of-towners who think that they gon’ move weight here/ironic, the same place I’m makin’ figures at/that there’s the same land they used to hang niggas at>>). Dall’aplomb glaciale di Comedy Central. Tanto quanto da “Hot Damn, da I’m Not You e pure da “When’s The Last Time”, la più stridula delle hit di strada, che lo stesso Pusha T ha ammesso di detestare (il pubblico mi chiede sempre di farla. Ma io non la faccio mai. La odio – citando la sua confessione a Complex).

Quella delle venti candeline è di certo una buona scusa per riesplorare (o anche solo esplorare) un piccolo frammento di storia come “Lord Willin’”. Il primo capitolo di un libro che, stando agli sviluppi degli ultimi mesi, potrebbe davvero non essere ancora giunto a quello conclusivo. Sempre, ovviamente, se Dio vuole (cit.).

Tracklist

Clipse – Lord Willin’ (Star Trak Entertainment 2002)

  1. Intro
  2. Young Boy
  3. Virginia
  4. Grindin’
  5. Hot Damn [Feat. Ab-Liva and Roscoe P. Coldchain]
  6. Ma, I Don’t Love Her [Feat. Faith Evans]
  7. FamLay Freestyle [Feat. FamLay]
  8. When’s The Last Time
  9. Ego
  10. Comedy Central [Feat. Fabolous]
  11. Let’s Talk About It [Feat. Jermaine Dupri]
  12. Gangsta Lean
  13. I’m Not You [Feat. Jadakiss, Styles P and Roscoe P. Coldchain]
  14. Grindin’ (Remix) [Feat. Birdman, Lil Wayne and Noreaga]
  15. Grindin’ (Selector Remix) [Feat. Sean Paul, Bless and Kardinal Offishall]

Beatz

All tracks produced by The Neptunes

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