Caparezza – Le dimensioni del mio caos

L’ironia di Caparezza torna a colpire con un singolare fonoromanzo, fondamentale supporto audio in abbinamento al libro autobiografico scritto dall’artista pugliese, ma soprattutto suo quarto disco che, per l’occasione, lo vede vestirsi sempre più da rocker e sempre meno da rapper (pur non essendolo mai stato in senso stretto), infarcendo il tutto solo occasionalmente con campionamenti e riferimenti alla tradizione popolare di casa sua, come già, tra l’altro, sperimentato in passato. “Le dimensioni del mio caos”, titolo che lascia subito trapelare una cornice sarcastica, presenta molte delle caratteristiche ideologiche presenti nei precedenti lavori di Michele Salvemini, battendo forte su tematiche e problematiche sociali mai risolte e utilizzando riferimenti teatrali molto divertenti in superficie, ma dalla cui approfondita analisi emergono tristezza e sconforto, dati dalla comprensione che le cose, sotto sotto, stanno proprio così e la volontà di cambiarle, al momento, latita.

Per affrontare questo nuovo viaggio in cui si alternano diversi personaggi partoriti dalla mente di Capa, ciascuno simbolo delle problematiche menzionate prima, si comincia con la rievocazione dei concerti italiani di Jimi Hendrix, che riporta alle rivoluzioni sessantottine cominciando una lunga serie di duplici significati snocciolati attraverso tutto il disco (<<quanti credono nel sessantotto e quanti vedono del sessintutto?>>), con cervello, fantasia e creatività. Qualità, quelle appena citate, esemplificate dall’apparizione di un varco spaziotemporale che trasporta ai giorni nostri Ilaria, la protagonista femminile del disco, una giovane figlia dei fiori che, in tutta fretta, si fa catturare dalla tecnologia moderna cadendo in un vortice senza ritorno. E’ un personaggio pieno di contraddizioni spiegate in “Ilaria condizionata”, che gioca ancora sui doppi sensi (<<da dove viene tutto questo freddo? Ilaria condizionata ha raffreddato la mia giornata>>), precedendo l’entrata in scena di Luigi Delle Bicocche, vero eroe contemporaneo che ha l’ingrato compito di mantenere i figli attraverso la precarietà che il lavoro odierno presenta.

Arrivano quindi bastonate da ogni angolo, “Vieni a ballare in Puglia” si scaglia contro l’inquinamento e le morti bianche, il fantascientifico spazioporto citato ne “La grande opera” simboleggia le opere pubbliche, lo spreco del denaro dei cittadini e la piaga degli appalti edilizi, “Io diventerò qualcuno” critica chi cerca il protagonismo a qualunque costo, smanioso di una discutibile fama che strumenti come il web permettono frettolosamente di ottenere. Caparezza gioca ancora il ruolo del mattatore circense centrando il bersaglio, presentando ogni cosa da un punto di vista tragicomico, svelando e denunciando, il suo è un disco che ha il particolare pregio di non incepparsi da nessuna parte, fila via in un sorso e, una volta terminato, lascia l’ascoltatore con una sensazione di pesantezza, perché molti sono gli argomenti trattati (tutti interessanti) e la rispettiva digestione risulta tutt’altro che immediata.

Talvolta potrebbe persino sembrare che la denuncia sia fine a se stessa, scadendo nella predica vera e propria (ecco un difetto, se proprio se ne deve trovare uno), ciò rende l’album un’esperienza che può suscitare reazioni diverse a seconda dell’apertura mentale di chi si avventuri in quest’intrigante tragitto dove italianità, mondanità e un progresso il cui risultato è la superiorità della scimmia nei confronti dell’uomo (“Bonobo power”) escono ancora una volta con le ossa rotte.

Tracklist

Caparezza – Le dimensioni del mio caos (Emi Music Italy 2008)

  1. La rivoluzione del sessintutto
  2. Ulisse (you listen)
  3. Non mettere le mani in tasca
  4. Pimpami la storia
  5. Ilaria condizionata
  6. La grande opera
  7. Vieni a ballare in Puglia
  8. Cacca nello spazio
  9. Abiura di me
  10. Il circo delle pantegane
  11. Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti
  12. Io diventerò qualcuno
  13. Eroe (storia di Luigi Delle Bicocche)
  14. Bonobo power

Beatz

Tutte le produzioni di Caparezza e Carlo Ubaldo Rossi

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