Brokenspeakers – L’album

Rap classico. Non c’è molto altro da dire: beat ottimamente confezionati (Ford 78 amministra in maniera sapiente i campioni, cucendoli su caldi giri di percussioni e arrangiamenti trascinanti), rime decise e metriche quadrate, governate con abilità linguistica più che buona (in “Cinefilia pt 2” si assiste a uno sfoggio di competenza tecnica che ha dell’incredibile). I contenuti, bene o male, ruotano attorno ai soliti punti fissi del Rap indipendente: critica sociale (“Cattive notizie”, con un Danno in formissima), amore per la propria città (“S.P.Q.R.”), un po’ di spocchia squisitamente Hip-Hop (“La cosa nostra”), amore dichiarato per la musica (“La mia pistola”) e un buon assortimento di tracce più orientate verso la malinconia disillusa (“Nel bene e nel male”, “Piove sul bagnato”, “Mondo cane”). Non c’è ombra di ghetti, dollaroni o gangster, non troviamo nessuna sopravvalutazione del proprio ego: tutto è misurato e perfettamente consono ai canoni del Rap più passionale e autentico.

Traspare, in maniera quasi naturale, l’amore per quello che il vero Hip-Hop rappresenta e il rifiuto di ogni forma di svendita commerciale della cultura. Ottimo lavoro, in definitiva. Ma, se me lo si permette, vorrei fare un appunto. Questo è un disco che mezza scena italiana potrebbe stampare (e ha, in effetti, stampato). Niente da dire sulla sincerità del sentimento, sul trasporto nello scrivere, sull’amore per la Cultura. Ma ho come l’impressione che tutto ciò sia solo la base da cui partire, le fondamenta su cui costruire qualcosa di nuovo, un approccio tematico rinnovato, sganciato dal pedissequo autobiografismo. Fateci caso: in quanti pezzi Rap non viene usata la prima persona? Forse il cinque per cento del totale delle produzioni. O meno. La maggior parte degli mc’s ha una vaga idea delle potenzialità che il Rap può avere, al di là della centralità autobiografica?

Giusto per fare un esempio: l’impiego della tecnica dello storytelling è decisamente minoritaria nella composizione della scrittura Hip-Hop. Immaginate quanta emozione potrebbe essere cavata fuori da un approccio del genere, quante regioni potrebbero essere esplorate con l’evoluzione di un tipo di Rap narrativo. Ovvio, si tratta solo di un esempio tra i tanti. Le strade da percorrere sono infinite e la loro scoperta è affidata alla penna degli mc’s più intraprendenti. Abbiamo bisogno di qualcuno che osi, che metta fine allo spudorato egocentrismo (in senso tematico: scrittura basata esclusivamente su sensazioni, opinioni e storie riguardanti l’autore) per aprirsi a soluzioni nuove. Per chi non condivide l’idea, il disco dei Brokenspeakers è estremamente consigliato. Il Rap è curato e genuino, come spesso succede presso le crew indipendenti. Se quello che chiedete è una raccolta di versi autentici e tecnicamente validi, dei beat che funzionano, un’attitudine anti major e radicalmente old school, attaccata agli stilemi dell’Hip-Hop classico, non troverete di meglio.

Ma, per quanto mi riguarda, è ora che il Rap si apra (anche) a nuovi orizzonti estetici. Qualcuno lo sta facendo, la maggior parte della scena, purtroppo, no.

Tracklist

Brokenspeakers – L’album (La Suite Records 2009)

  1. La cosa nostra
  2. Acqua alla gola
  3. Cattive notizie [Feat. Danno]
  4. Lato peggiore
  5. Cinefilia pt 2
  6. S.P.Q.R.
  7. Mondo cane [Feat. Supremo 73]
  8. Ti suona male
  9. Questa notte pt 2
  10. Piove sul bagnato
  11. Nel bene e nel male [Feat. Il Turco]
  12. La mia pistola

Beatz

  • Ford 78: 1, 2, 4, 5, 6, 7, 9, 10, 12
  • Sine: 3, 8, 11
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Riccardo Orlandi

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