Boldy James – The Price Of Tea In China

Voto: 4 +

Tra “My 1st Chemistry Set”, promettente pur se non indispensabile opera prima di Boldy James, e il recentissimo “The Price Of Tea In China” trascorrono sette anni durante i quali la scena underground della costa est ha visto emergere l’intensa azione di alcune figure e realtà tra loro connesse da rapporti variamente consolidati – cito gl’immancabili Roc Marciano, Ka e il team Griselda, ma l’elenco ha un’ampiezza consistente; la seconda collaborazione tra l’mc di Detroit e quel genio conclamato di Alchemist (terza se contiamo l’EP “Boldface”) rientra appunto nel medesimo filone, sposandone anzitutto il linguaggio musicale scarno, diretto e certo calzante ai racconti del protagonista. Il quale vanta una biografia non del tutto immacolata, fonte d’ispirazione primaria nel trascrivere esperienze e cronache intinte nel più crudo realismo.

Congelata – deduciamo – l’affiliazione alla Mass Appeal Records, il nostro hustler si misura con un’operazione che ne accresce in maniera significativa le quotazioni; e ci riesce, senza nulla togliere all’indovinata selezione dei featuring e all’eccellente contributo del proprio compagno di viaggio, grazie a un’interpretazione credibile, la cui gradazione emotiva tende spesso alla più fredda reportistica. Il mood è chiaro fin dall’attacco di “Carruth” (<<I used to get confused/choosing my battles wisely, I had to pick and choose/my friends came and went, but most of them was murder victims/dead before twenty or caught a frame and had to serve a sentence>>), privilegiando una narrazione che aderisce al vissuto e restringe al minimo ironia e gratuità, scelta che nel timbro neutro di Boldy trova a nostro avviso un alleato decisivo.

Considerazione che applichiamo agevolmente alle istantanee proposte nell’ottimo singolo “Surf & Turf” (<<slums of Detroit, drugs from the port, plugged with the source/gun in my shorts, blood was the sport/jumped from the porch, hung like a horse, ones with the force/drunk in a Porsche, trunk full of corpse>>) come all’esplicito coke Rap del secondo estratto video, “Scrape The Bowl”, o di “S.N.O.R.T.”, non a caso contrassegnate dalle partecipazioni di due autentici esperti del settore quali Benny The Butcher e Freddie Gibbs. Va da sé che l’ascolto richiede una sospensione di qualsivoglia giudizio sulla componente contenutistica, da assimilare in sostanza a un film di ambientazione criminale – la prova del nove è offerta da “Speed Demon Freestyle” (di nuovo un’austera clip in notturna), introdotta da uno spezzone del classico di De Palma “The Untouchables”.

Non che i quasi trentanove minuti di “The Price Of Tea In China” manchino di piccole deviazioni nella morale di fondo. “Pinto”, ad esempio, fa riferimento a un’imprenditorialità non molto legale, ma in coda si lascia sfuggire un inequivocabile <<I been in the streets so long, shit, I’m dehydrated and exhausted>>; “Grey October”, complice forse la presenza di Evidence, smorza un po’ i toni altrove più tesi; la conclusiva “Phone Bill” viaggia infine sul filo dei ricordi e della nostalgia, celebrando i vecchi compagni di una volta e i primi passi mossi per strada (<<the game dun’ took so much from us, thought the hood loved us>>).

Detto di un comparto lirico appagante, a chiudere il cerchio ci pensa Alchemist con una performance sontuosa, determinante nel donare una discreta percentuale di discontinuità all’insieme. Il produttore si esprime infatti attraverso un campionario inesauribile, dando libero sfogo alla molteplicità di anime che lo contraddistinguono: se in “Carruth” e “Grey October” gioca di sottrazione, affidandosi a sample molto circolari, per “Scrape The Bowl” il pattern è un fitto intreccio di effettistica, brevi accordi di piano, synth e precisi colpi di batteria; “Scrape The Bowl”, con quegli archi, fa pensare al Daniel Dumile dei tempi d’oro, “Slow Roll”, la cui sezione melodica è ridotta all’osso, ha invece vaghe aderenze con l’ultimo Madlib – paralleli che non intaccano la personalità autentica che Alan infonde in tutti i suoi beat; ancora, “S.N.O.R.T.” è addirittura un piccolo salto nel passato, a quando il Nostro faceva la fortuna dei Dilated Peoples, mentre “Mustard” è un’assurda composizione tutta col pitch in negativo.

Tirando le somme del discorso, “The Price Of Tea In China” sboccia su un’intesa di pregio, rafforzata da due prestazioni ad alto rendimento; per ora ne parliamo magari sull’onda di un giustificato entusiasmo, tuttavia siamo orientati a scommettere sulla potenziale longevità di un album che nell’ultimo mese abbiamo ascoltato con punte di compulsività.

Tracklist

Boldy James – The Price Of Tea In China (No label 2020)

  1. Carruth
  2. Giant Slide
  3. Surf & Turf [Feat. Vince Staples]
  4. Run-Ins
  5. Scrape The Bowl [Feat. Benny The Butcher]
  6. Pinto
  7. Slow Roll
  8. S.N.O.R.T. [Feat. Freddie Gibbs]
  9. Grey October [Feat. Evidence]
  10. Mustard
  11. Speed Demon Freestyle
  12. Phone Bill

Beatz

All tracks produced by The Alchemist

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