Blu & Exile – Time Heals Everything
Esordire con un ottimo disco, quale ancora ai giorni nostri viene considerato “Below The Heavens“, può portare a un duplice effetto: da un lato, fissa gli autori direttamente sulla mappa, i loro nomi vengono accuratamente annotati tra le promesse del futuro, proiettandone la carriera verso aspettative sempre crescenti; dall’altro, ogni album successivo rischia appunto di essere costantemente misurato col primo, in attesa di eventuali repliche di quel successo, tendenza che, nella valutazione dell’operato complessivo di Blu ed Exile, si è verificata con puntualità. Per quanto possano essere rilevanti i punti di contatto coi lavori successivi, concetto pertinente a una logica consequenziale maturata alla pari dell’esperienza accumulata, il metro di giudizio più importante riguarda però la capacità del duo nel mantenersi originale, offrendo dischi di valore ogniqualvolta sussistano i presupposti per la reunion, evitando accuratamente di restare ancorato a una zona di comfort spesso pericolosa e trovando sempre un modo per esaltare le rispettive qualità artistiche.
“Time Heals Everything” rappresenta la diretta conseguenza del ragionamento appena proposto, nel senso che vede la presenza di argomenti sicuramente già affrontati da Blu, con la determinante variante nella prospettiva resa possibile da un’età differente, nonché da considerazioni assortite sulla strada percorsa, la cui maggior lunghezza rispetto al passato fornisce di continuo nuovi spunti a un rapper che, quale metodo espressivo, ha scelto anzitutto la riflessività e l’introspezione. Poi c’è la questione chimica: Exile non cerca significative rotture rispetto alla matrice delle sue strumentali – e va bene così; l’attenta selezione sonora perviene sempre dal folto archivio di sample Soul e Jazz, tanto meglio se con l’aggiunta di un deciso strato di polvere per ingolosire l’udito, la differenza è costituita dalla sua certificata abilità nel tagliare e flippare i campioni cercando di costruire suoni densi, emozionanti, fortemente incisivi, facendo in modo che la metodicità nella ricerca delle fonti non risenta nemmeno lontanamente dell’idea di ripetitività. Così, il nuovo lavoro dimostra di possedere un’anima propria, un’ulteriore dimostrazione di forza nell’intesa di coppia, nonché attestazione pressoché definitiva che i due funzionino al meglio qualora coesistano in uno studio di registrazione nel quale strofe di pregio confluiscono con piacevole naturalezza in apparati musicali gustosi come un vino d’annata appena stappato.
Blu, oltre che possedere il velluto ideale per questo tipo di beat, dispone infatti di un armamentario lirico tra i più vasti in circolazione, tanto per tecnica quanto per capacità di affrontare le tematiche scelte, qui rivolte alla spiritualità, componente essenziale nel suo modo di esprimersi, a considerazioni sulla natura umana, aspetto che ne denota uno spettro contenutistico ben più profondo rispetto alla norma, e a critiche sociali lontane dal qualunquismo, proprio perché derivanti da trascorsi personali che segnano. Ecco quindi spiegata la presenza di numerose metafore e domande retoriche, le quali spesso tornano ad affrontare le difficoltà nel valorizzare adeguatamente la propria arte, collegata a soddisfazioni economiche non proporzionate, ai perpetui rancori verso un sistema capitalistico non paritario e a elucubrazioni sul significato della fede, cui si allaccia il titolo dell’album, inquadrando la sofferenza sperimentata quale mezzo necessario per giungere al premio finale. Se a ciò si aggiunge la destrezza di Exile nel mescolare gli aspetti più duri della ritmica Hip-Hop a melodie che in alcuni casi giungono a un’edificazione certosina, aspetto determinante affinché il disco provochi continuamente emozione, diviene cristallina la valorizzazione del lavoro quale episodio a se stante, che non ha bisogno di paragoni per brillare della luce posseduta.
I casi che corroborano la tesi, tra i dieci complessivi, sono parecchi. “Soul Unusual” appoggia sul piatto un drum beat squisito, doppia dose di archi e ambientazione celestiale, Blu parla della sua anima da una prospettiva maturata dalle faccende personali, si interroga su una delle tematiche qui centrali, la sofferenza terrena in relazione alla ricompensa divina, scrivendo metafore di classe (<<I got heaven and hell asking for seats to rehearsals>>) e riferendosi continuamente all’altitudine divina di uno spirito che non è mai stato in vendita. “In My Window” impasta piano e coro con malinconici elementi Gospel, stendendo un tappeto ideale per dipingere una visione del mondo esterno dentro una stanza lontana da casa, rappresentando l’immagine con poesia e affrontando riesumazioni esistenziali dolorose, l’esperienza in prigione, il successo solo assaggiato, la reinvenzione della carriera, tutto con eccellente sintesi. “Hard Times” si commenta da sé, rimbalzando piacevolmente sull’ottimo piano e viaggiando in retrospettiva nelle traversie della povertà provata dai tre assegnatari delle strofe in gioventù, laddove ciascuno, compresi lo stesso Exile e il consistente Fashawn, riesce a toccare chiunque possieda un minimo d’empatia.
“Crumbs” e “The Bag” si rincorrono tematicamente. La prima è sostenuta da quattro quarti d’inesorabile classicismo spruzzato di vintage, ragionando sulle briciole di cui le classi meno agiate si devono accontentare in compagnia di un Rome Streetz che inizialmente perde la bussola argomentativa, per poi recuperare agevolmente, e ICECOLDBISHOP, la cui timbrica del tutto particolare aggiunge veemenza espressiva al brano; la seconda discerne rapidamente i sinonimi slang del vil denaro, una fitta concentrazione di rime in fulminea successione che raccolgono la parola money al loro interno, con Blu preso a giocare coi vari sample vocali completando con maestria le barre così suggeritegli, su un doppio beat di chitarra magari meno incisivo di altri, un po’ come poco elettrizzante su questo fronte può risultare “Lazy Afternoon”. Exile versa invece generose dosi di trigliceridi su “Shoe Laces”, filtrando adeguatamente i suoni per fornire un ritmo immediatamente infettivo alla traccia, la sezione ritmica è ricca e attentamente stesa, Ahmad Anwar al ritornello è un valore aggiunto, il flow del rapper viaggia tranquillamente, offrendo passi tecnici rilevanti e illuminando la sua stessa luce interiore, utilizzando la saggezza per consigliare una direzione a chiunque senta di non averla ancora reperita.
“I Dont’ Rhyme” mostra il lato più roccioso e orgoglioso del duo, la strumentale è volutamente impoverita a livello melodico per poi sbattere sul tavolo uno switch da urlo; il testo alterna varie considerazioni di autenticità artistica prima di lasciarsi andare al brag più puro, un piccolo capolavoro alla pari di “T.S.O.D.”, ipnotica grazie alla sintonia tra giro d’organo e coro, un quadro d’autore completato dall’immenso Black Thought (<<they be like, if you the Lord, give me one more sign/just make my skin lighter, help my hair become more fine>> – quanti avrebbero il coraggio di scrivere parole del genere?) e Mach Hommy, la cui esibizione è tuttavia fruibile solo nei formati fisici dell’album, a causa della battaglia che l’artista haitiano notoriamente conduce contro le piattaforme digitali. La titletrack chiude infine i giochi con ulteriori atmosfere di laica festosità – merito della partecipazione canora delle Voices Of Creation – liberando gli strumenti nella porzione finale, con Blu impegnato nella strofa più socialmente polemica del disco, ben coadiuvato da un Saba perfettamente aderente al concetto del pezzo e alla sua intensità emotiva.
Se “Time Heals Everything” voleva implicitamente suggerire di non rincorrere oltremodo ciò che “Below The Heavens” è stato, lo scopo della missione è stato raggiunto in pieno: semmai fosse utile catalogare la sua appartenenza in questa florida discografia in duo, la parola consapevolezza sarebbe la più opportuna per dimostrare il livello di crescita che Blu ed Exile hanno raggiunto, diciannove anni dopo, con meritata lode.
Tracklist
Blu & Exile – Time Heals Everything (Dirty Science 2026)
- Soul Unusual
- Shoe Laces [Feat. Ahmad Anwar]
- Crumbs [Feat. Rome Streetz and ICECOLDBISHOP]
- The Bag
- Hard Times [Feat. Fashawn]
- I Don’t Rhyme
- Lazy Afternoon [Feat. Ahmad Anwar]
- In My Window [Feat. Tobi]
- T.S.O.D. [Feat. Black Thought and Mach Hommy]
- Time Heals Everything [Feat. Jimetta Rose, Voices Of Creation and Saba]
Beatz
All tracks produced by Exile
Mistadave
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