Apathy – Connecticut Casual

Voto: 4

ApathyCC14500Una nave passa in lontananza, rimarcando la sua imponente presenza. Gli yacht dei ricchi prendono il largo, i gabbiani girano attorno alle banchine in cerca del pranzo, il vento fa sbattere i fissaggi delle vele. Tutto bene fino a che, quando l’oscurità diventa padrona della scena, non si sente il rumore di un qualcosa di pesante che schiaffeggia l’acqua. Un cadavere? Chissà. Benvenuti nella doppia dimensione del Connecticut, luogo del quale si vogliono qui far risaltare gli aspetti più lontani dalle agiatezze attraverso una sorta di concept album infarcito di citazioni locali che legano ognuna delle dodici tracce, sottolineando tanto il marciume dell’ambiente quanto l’orgoglio di appartenervi. L’Apathy in versione solista è sempre interessante da capire e conoscere, in questi territori la sua creatività esplode ed ecco che prendono vita fantasmi del passato che la massa tende a dimenticare, che riemergono grazie a trame cospirative abilmente tessute, le quali chiamano in causa nomi ed episodi ben conosciuti dalla storia americana intersecandosi a teorie massoniche e grandi dimostrazioni di storytelling, la violenza verbale per la quale è noto resta in dote ai gruppi paralleli con cui lavora, lasciando tutto lo spazio che serve a un’abilità costruttiva testuale di notevole spessore, che denota pure qualche tocco autobiografico.

Il nome di Apathy è oramai associato ad una qualità lirico/lessicale alta tanto quanto la sua intelligenza produttiva, una combinazione che porta sistematicamente alla realizzazione di un pezzo consistente dietro l’altro. Non fa certo eccezione una folta schiera di tracce che costituisce l’ossatura principale di “Connecticut Casual”, sostenuto dalla straordinaria capacità di descrivere e sequenziare le scene che formano il racconto piratesco di “Don’t Give Up The Ship” (<<Underwater where the bodies are hidden/I’m livin’ deep inside a sunken ship with skeletons driftin’/amongst blood hungry mermaids who feast on sailors/and impale them with harpoons stolen from whalers>>), nonché dagli evidenti collegamenti che contraddistinguono pezzi come “The Curse Of The Kennedys”, “Martha Moxley” e “Jack Ruby”, non a caso allocati consecutivamente nel corpo centrale del disco e costituiti da altri eccellenti passi tecnici che utilizzano metafore e immagini per dare forma alle strofe, proponendo allitterazioni, rime interne e riferimenti multi-sillabici di sicuro effetto abbinandovi al contempo batterie pesissime, tagli di piano e chitarra di alto gradimento e diversi sample famosi (sono perfettamente riconoscibili George Michael, Red Hot Chili Peppers, Soundgarden e Smashing Pumpkins). L’aspetto più impressionante dell’album è dato da come Apathy non accenni a far calare il livello delle sue prestazioni di un solo millimetro, che si tratti della prima o della dodicesima traccia, che il beat sia buono o meno. Riesce a toccare picchi di pura devastazione con multi-liners scoccate come frecce letali (l’eccellente “The Grand Leveler”), vira dai personaggi dei titoli a se stesso con classe, tenendo il tutto sotto quel minimo comune denominatore locale che si presta quale scenario per ogni argomento (la già menzionata “Martha Moxley”), offre impressionanti prove di dizione e tenuta del tempo, che tengono su da sole il livello del singolo pezzo facendo dimenticare un paio di beat veramente mediocri forniti dal suo vecchio collaboratore Teddy Roxpin (“The Grass Ain’t Greener”) e dai Doppelgangaz (“Beefin’ Over Bitches”).

I pochi ospiti, manco a dirlo, portano il Connecticut  nella carta d’identità ma anche nel cuore, svolgendo un buon lavoro di appoggio, una menzione speciale la merita senza dubbio Kappa Gamma, che rappresenta un vero valore aggiunto per i ritornelli grazie a una voce incredibile, profonda e dannata. “Connecticut Casual”, quarto lavoro ufficiale firmato da Apathy, è l’ennesima addizione di rilevanza a una discografia solista (e non) la cui consistenza comincia a divenire innegabile, discorso ambivalente sia per la qualità  metrica che per il gradevole gusto nel selezionare e comporre i beat. Il lavoro duro paga e il riconoscimento è quello di essere costantemente al top, anno dopo anno.

Tracklist

Apathy – Connecticut Casual (Dirty Version Records 2014)

  1. Connecticut Casual
  2. Back In New England [Feat. Chris Webby]
  3. Don’t Give Up The Ship [Feat. Kappa Gamma]
  4. Locals Only! [Feat. ANoyd]
  5. The Curse Of The Kennedys
  6. Martha Moxley (Rest In Peace)
  7. Jack Ruby [Feat. Kappa Gamma]
  8. The Grass Ain’t Greener
  9. Money Makes The World Go Round [Feat. Hayze and Kappa Gamma]
  10. Underground Chick
  11. Beefin’ Over Bitches [Feat. Kappa Gamma]
  12. The Grand Leveler

Beatz

  • Da Beatminerz: 1
  • Apathy and Teddy Roxpin: 2
  • Apathy: 3, 4, 5, 6, 7, 9, 10
  • Teddy Roxpin: 8
  • The Doppelgangaz: 11
  • Smoke The World: 12
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