Akhavelli – Moorthodox Psyence

Voto: 4 + + +

Nell’ambito musicale, tra i modi di dire più disattesi c’è quello che recita i dettagli fanno la differenza: dando uno sguardo anche superficiale agli artwork di gran parte dei dischi che vengono rilasciati sotto la dicitura Hip-Hop, è fin troppo facile individuare la crescente penuria di fantasia con la quale immagini e musica vengono spesso abbinate. Cover ottenute con l’aiuto per nulla velato dell’intelligenza artificiale, opere d’arte utilizzate senza alcun nesso logico con l’operazione interessata, montaggi fotografici di livello amatoriale; eppure, esplorando degli scaffali oramai liquidi, virtuali, non è escluso che l’occhio possa captare soluzioni in grado di esprimere compiutamente lo spirito del progetto, inducendo all’ascolto immediato. Nel nostro caso, è stata sufficiente la figura di schiena col giubbino logato Mo’ Wax, china mentre cerca il vinile giusto tra i crate di plastica posti sul pavimento di un negozietto che supponiamo venda usato, per cogliere un parallelo – voluto – con un capolavoro uscito nel lontano 1996 (data non casuale, come vedremo).

Questa piccola sorpresa si intitola “Moorthodox Psyence”, viene pubblicata da una label – Below System Records – che si muove sempre con passo sicuro nell’underground ed è realizzata da Akhavelli, produttore londinese qui all’esordio ma con una solida esperienza ultraventennale in veste di tecnico del suono, firmandosi Yvng Face (per fare un esempio, sono suoi diversi mix e master di casa High Focus Records). L’artista guarda senza farne mistero alla grande stagione dell’Hip-Hop strumentale spinto dall’etichetta britannica di, tra gli altri, Dj Shadow, Dj Krush e UNKLE (e allora, come in una sciarada, annotiamo anche il riferimento grafico al loro “Psyence Fiction”), raccogliendone idealmente il testimone: tanti sample provenienti dai quattro angoli del globo, breakbeat potenti e posti al centro di molte composizioni, corposi interventi ai piatti e un gusto che deborda sovente verso il Trip-Hop. Un album solido, concreto, dritto, che sembra quasi intenda sfidare l’attuale tendenza del beatmaking alla sottrazione, opponendovi nove brani densi e ricercati.

…a recovered transmission from a fractured timeline. The project is built around a fictional rupture in 1996 where memory, signal and culture begin drifting out of phase, framing the music as something intercepted rather than composed. Le note di stampa disegnano una potenziale trama dipanata lungo i tre quarti d’ora di durata, caratterizzati da atmosfere più scure che solari e nervose programmazioni di batterie che compaiono, scompaiono e poi si frantumano come in “Haqq Pulse”, che campiona l’iconico giro di “It’s A New Day” degli Skull Snaps, melodie mediorientali, chitarra elettrica e abbondanti inserti vocali tra i quali forse riconoscerete una linea di “Method Man”. Più sostenuti i bpm di “Kairo Static”, che alla morbidezza di una voce femminile giapponese contrappone una robusta sessione di turntablism innescando un riuscito equilibrio tra opposti, soluzione che ritroviamo in misura perfino più decisa in “Kobra Khan”, laddove la minore eccentricità del groove è puntellata dai rapidi ingressi di archi, fiati, pianoforte, fino a un gorgheggio estrapolato dalla lirica. Per dirla con una metafora, Akhavelli riempie la tavolozza di colori e li spalma sulla tela attraverso delle pennellate pastose, espressive.

Formula che va a segno nella totalità delle sfumature proposte, da quelle più evocative e astratte di “Real To Reel” alla brutalità di “Sham Al-Layl”. L’obiettivo non è certo quello di apparire come un’ipotetica soundtrack, articolata ma fittizia: “Moorthodox Psyence” ha ambizioni se vogliamo più modeste, è il riflesso della nostalgia che l’autore prova per quel modo di produrre, rendendosene con efficacia un interprete. A nostra volta, non possiamo che dirci intrigati da quei pattern che riescono a far convivere ipnotiche scale di piano, cori e rullanti che schioccano con forza, solleticati anche dall’aye yo di Westside Gunn (“Kuroi Kagami”), dalla tensione quasi fisica di “Damo Speaks” e dalla circolarità più classica di “Kansho Kage”. Esotico eppure tradizionale, ricco senza essere mai cacofonico, raffinato però non barocco, il biglietto da visita con cui Akhavelli si presenta raggiunge agilmente il proprio obiettivo e ci fa respirare un’aria d’altri tempi, suggerendo che quel potenziale non è andato esaurito.

Lungi invece da noi ritenere che, trent’anni dopo, “Endtroducing…..” abbia un erede: “Moorthodox Psyence” – opera meno complessa, che non può avere quella sostanza né quel grado d’innovazione – è semplicemente un segnale positivo, la dimostrazione che le cose possano essere fatte anche in altro modo. Tra edizione fisica e digitale, recuperate la vostra copia.

Tracklist

Akhavelli – Moorthodox Psyence (Below System Records 2026)

  1. Real To Reel
  2. Kairo Static
  3. Haqq Pulse
  4. Kuroi Kagami
  5. Damo Speaks
  6. Kobra Khan
  7. Sham Al-Layl
  8. Kansho Kage
  9. Public Memory

Beatz

All tracks produced by Akhavelli

Scratch

All scratches by Akhavelli