AA.VV. – Wu-Tang Meets The Indie Culture Vol. 2: Enter The Dubstep

Voto: n.g. | Reviewed by fabio

Sono tanti i progetti all’insegna della contaminazione tra l’Hip-Hop e la musica Elettronica (Ambient, IDM, Industrial, Jungle, Breakcore…) che avranno già deliziato i lettori di queste pagine – proprio qualche giorno fa ho scoperto una collaborazione del 2007 dei Noisia con KRS-One, una bomba a base di Drum’n’Bass e Hip-Hop. Ora è finalmente il momento dell’Hip-Hop con la Dubstep, genere sulla bocca di tutti da una manciata di anni – è anzi sorprendente il numero relativamente esiguo dei dischi che si sono spinti in questa direzione (specie escludendo qualche derivazione della scena inglese). Sorprendente perché uno dei dischi con più buzz degli ultimi anni, il primo di Burial (che, indipendentemente dal giudizio, è stato di importanza epocale per l’intero genere), ospita l’emcee Spaceape, o anche per il fatto che nei rave Dubstep non manchino le strofe di Rap (anche nello stivale: ad esempio i Numa Crew). E, ancora, almeno per un’altra ragione: si tratta di un genere palesemente adatto a ospitare mc’s, nonché un terreno florido per la sperimentazione, dato che bassline imponenti e ritmi cadenzati e un po’ sbilanciati sono il presupposto per alcune potenziali evoluzioni in ambito Hip-Hop – nell’impatto sonoro, nelle metriche e in altre vie tutt’ora da scoprire.

L’interesse per quest’eventualità comincia però a manifestarsi. Qualche esempio? Remix in chiave Dubstep costruiti attraverso il beatjuggling, i Public Enemy che hanno l’attuale dj fisso nel team dei Trillbass e qualche collega recensore che già allude all’Hip-Hop del futuro. Ma addentriamoci nello specifico di questo lavoro partendo da una necessaria premessa. Il progetto è questo: un gruppo di produttori Dubstep della scena statunitense ha messo le mani su alcune strofe recenti del Clan più affiliati. In pratica, una sordina sulle potenzialità di un esperimento che avrebbe potuto vantare strofe scritte per l’occasione, tant’è che preferisco parlare di “Wu-Tang Meets The Indie Culture Vol. 2” piuttosto che di “Enter The Dubstep”.

Veniamo alle canzoni: con “Deep Space” aprono le danze Lord Jamar e RZA in veste di sacerdoti del microfono e J Da Flex e Yoof con una produzione che nel ritornello galoppa fino a un accenno di Drum’n’Bass – e già la prima strofa di Jamar stuzzica l’appetito (anche perché sfrutta bene le numerose pause nel flow presenti anche nel pezzo originale). Segue “New Year Banga”, con beat di Rogue Star in bilico tra Dubstep e Halfstep e i Wisemen che sfilano su delle note di synth suonate a lungo, mentre con “Street Corners” il piatto si fa insipido: lo struggimento della canzone originale è risolto da Scuba in una produzione piuttosto amorfa, che comunica ben poco. Questo è forse uno di quei pochi episodi che un purista apprezzerebbe in un disco come questo; ma credo che, conoscendo la versione originale, si incazzerebbe (pure a ragione), perciò continuo a non capire il perché della sua presenza. Fortunatamente c’è un’impennata di stile dietro l’angolo, dove Dore e Nebulla fanno un mezzo miracolo: di “Still Grimey” di U-God e dell’orrenda “Love Don’t Cost (A Thing)” degli Icewater l’unico residuo è il ritornello, il resto è un pezzo micidiale in strofa, cucito veramente su misura addosso a Method Man (sebbene anche l’ingresso di Prodigal Sunn non scherzi).

Potrei ancora entrare nel merito di ogni canzone, dato che la materia è fresca e stimolante (a prescindere dagli esiti artistici), ma preferisco non appesantire il discorso e fare una panoramica per non attardarmi con la conclusione. Il secondo “Meets The Indie Culture” si compone di produzioni create ex novo (con o senza strofe) oppure di remix che mantengono melodie e sample degli originali – e mi sento di affermare che il gradimento è più che mai dipendente dai singoli gusti. Bella scoperta! Osservazione più che lecita, rispondo. Ma valutare un disco come questo può essere complesso, o quantomeno insidioso: i giudizi estetici risultano contrastanti a causa dell’eterogeneità degli stili presenti, nella componente Dubstep quanto in quella Hip-Hop (tanti gli artisti in ballo e numerose le sorgenti musicali da cui si attinge); le due chiavi di lettura (quella che valuta la parte Dubstep e quella per la parte Hip-Hop) tendono a rimanere distinte per via della stessa natura non unitaria del progetto (strofe adattate su dei beat creati in un secondo momento). A mio parere ci sono episodi assolutamente bassi (la monotonia e il già sentito di “Cinema”, le deboli “Street Corners” e “Alphabets”, le tamarre – nel senso sbagliato“Knuckle Up” e “Coke”) e ce n’è qualcuno che dà poche soddisfazioni (MF Doom in “Biochemical Equation” non si può sentire e alcuni brani mi fanno comprendere la mia predilezione per la Dubstep inglese rispetto a quella statunitense: “Wu-Tang”, “Keep Hustlin” e “Now Or Never”).

Su una buona media “Lyrical Swords” e “Think Differently”, infine cito volentieri quelle che per me sono le vere e proprie mazzate: “Iconoclasts” (con un Vast Aire epico; probabilmente il pezzo che consiglio per avvicinarsi al disco), la pesante e sudicia “Let’s Get It”, la divertente “Handle The Heights” (da provare alle feste) e “Pencil/My Piano/Firehouse” (dico solo una cosa: Ghostface Killah!), oltre alle già commentate “Deep Space”, “New Year Banga” e “Love Don’t Cost (A Thing)/Still Grimey”. Ora tocca agli ascoltatori farsi un’opinione su questa porzione di presente in divenire, agli artisti tocca invece raccogliere una sfida palesemente aperta. Io, come ascoltatore e recensore, mi godo le canzoni che mi piacciono di più e gioco per la mia prima volta la carta del senza voto.

Tracklist

AA.VV. – Wu-Tang Meets The Indie Culture Vol. 2: Enter The Dubstep (iHipHop/FrankRadio 2009)

CD 1

  1. Deep Space (Jay Da Flex & Yoof Remix) [Feat. Lord Jamar and The RZA]
  2. New Year Banga (Rogue Star Remix) [Feat. Bronze Nazareth, Kevlaar 7 and Phillie]
  3. Street Corners (Scuba Scythe Remix) [Feat. Bronze Nazareth, Solomon Childs and Byata]
  4. Love Don’t Cost (A Thing)/Still Grimey (Nebulla & Dore Remixes) [Feat. Icewater, Method Man, U-God and Prodigal Sunn]
  5. Knuckle Up (Matt U Remix) [Feat. Raekwon, Pimp C and Icewater]
  6. Biochemical Equation (Datsik & Excision Remix) [Feat. The RZA and MF Doom]
  7. Keep Hustlin (Trillbass Remix) [Feat. Killah Priest, M-80, Doe Boy and Son One]
  8. Now Or Never (Parson Remix) [Feat. Son One]
  9. Cinema (Chimpo Remix) [Feat. GZA and Justice Kareem]
  10. Coke (DZ Remix) [Feat. U-God and Raekwon]

CD 2

  1. Iconoclasts (Syndaesia And AKS Remix) [Feat. Bronze Nazareth, Killah Priest and Vast Aire]
  2. Handle The Heights (Stenchman Remix) [Feat. Canibus, M-80 and Bronze Nazareth]
  3. Do It Big (Baobinga & I’D Remix) [Feat. Busta Rhymes, Icewater and Raekwon]
  4. Wu-Tang (DZ Remix) [Feat. U-God and Method Man]
  5. Let’s Get It (Evol Intent Remix) [Feat. Raekwon, Dj Paul and Icewater]
  6. Lyrical Swords (Pawn Remix) [Feat. GZA and Ras Kass]
  7. Think Differently (Hellfire Machina Remix) [Feat. Casual]
  8. Pencil/My Piano/Firehouse (Soroka Remixes) [Feat. GZA, Masta Killa, The RZA, Ghostface Killah and Ka]
  9. Alphabets (Dakimh Instrumental Remix)

Beatz

CD 1

  • Jay Da Flex and Yoof: 1
  • Rogue Star: 2
  • Scuba: 3
  • Dore and Nebulla: 4
  • Matt U: 5
  • Datsik and Excision: 6
  • Trillbass: 7
  • Parson: 8
  • Chimpo: 9
  • DZ: 10

 

CD 2

  • AKS and Syndaesia: 1
  • Stenchman: 2
  • Baobinga and I’D: 3
  • DZ: 4
  • Evol Intent: 5
  • Pawn: 6
  • Hellfire Machina: 7
  • Soroka: 8
  • Dakimh: 9

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