Westside Gunn – Hitler Wears Hermes 6

Voto: 4 +

Un filo di narcisismo, sia esso manifesto o latente, tende generalmente a essere parte del corredo genetico di ogni rapper che si rispetti. E’ questione di natura. Il caso di Westside Gunn trascende però questa condizione, diventando emblematico di un disturbo narcisistico della personalità che lo porta a esaltare ogni briciolo di grandiosità della propria arte. Il ragazzo gira in macchina ascoltando i suoi album; ha il salotto di casa tappezzato con le copertine dei suoi dischi in scala venti a uno; veste moglie e figli con il marchio Griselda e non manca di etichettare come CULTURE ogni suo gesto, sia esso una doppia apparizione sull’ultimo (gustosissimo) prodotto sintetizzato nei laboratori dell’Alchimista o un misero tweet.

Nessuna critica, sia chiaro; quella di Westside Gunn in fin dei conti è una forma di Pop Art del tutto coerente col suo autore, che va assimilata senza cercare troppi significati nascosti. Un semplice modo di amare le cose (cit.), come era solito definirla ai tempi uno che della materia qualcosina ne capiva, che trova un sfogo spontaneo nella serie Hitler Wears Hermes e in particolare in questo sesto capitolo, che non a caso sfoggia la sua copertina più Pop (nella sua accezione warholiana) di sempre.

Il percorso non devia di molto rispetto a quello tracciato qualche mese fa con “Supreme Blientele”. Anzi, la formula vincente – e, come spesso avviene, ben celata sotto il naso di tutti – è praticamente la medesima. Da un lato troviamo un comparto verbale che si muove su tempi flemmatici; retto da pause, quintali di ad-lib onomatopeici a calibro variabile e riferimenti Pop(olari) più o meno casuali, che mescolano nello stesso calderone pallottole, wrestling e cornici di Banksy. Un linguaggio imbastito nella tradizione ma al contempo altamente decifrabile dalle orecchie sintonizzate su frequenze più attuali. Dall’altro entra in gioco la freschezza di una confezione che nel 2018 (e così presumo sarà anche in questo 2019 appena scoccato) non ha eguali nel proprio ecosistema.

Daringer, da questo punto di vista, si conferma il Re Mida di casa Griselda. Versace Will Never Be The Same Again, con un titolo squisitamente clickbait, si avvale delle sue algide tele per tamponare l’emorragia che sgorga di rima in rima. Alchemist invece è, come si suol dire, il nuovo nero. Seriamente: esiste un rapper che non suoni bene sopra i suoi beat? Chiamato in causa due volte, prima apre il disco in GiGis col suo classico taglio d’alta sartoria e poi – in modalità cancrena – allestisce la riunione di famiglia di Niggas In Puerto Rico, con Benny e Flee Lord. All’appello mancano poi Marco Polo, travestito da Necro degli anni d’oro nella marcissima Ready Made; Muggs che si diletta con la magia nera nella cruenta John Bena”; Jr Switfz che si fa notare tra le citazioni illusorie di Big Luther Freestyle; mentre Sadhugold. rassicura tutti i presenti all’ascolto su come quanto fatto sentire all’inizio della scorsa estate non fosse un fuocherello alimentato da una manciata di pagliuzze.

L’equazione di Westside Gunn non sarà forse molto complessa – e di certo non è la panacea assoluta dell’Hip-Hop – ma è una di quelle formule che, al netto di qualche scivolone (a questo giro il non agognato premio se lo becca SLY), risultano alla fine vitali nell’apportare l’ossigeno necessario alla sopravvivenza di questa Cultura, che lo stesso Signor Worthy ama ricordarci così spesso. Una formula, virtualmente replicabile all’infinito, che tra uno stencil musicale e l’altro finisce in un certo senso per accomunarlo a quello stesso Banksy che ogni tanto (pur sbagliandone la pronuncia) si ritrova incastrato tra le sue rime.

Tracklist

Westside Gunn – Hitler Wears Hermes 6 (Griselda Records 2018)

  1. Black Hitler Intro [Feat. AA Rashid]
  2. GiGis [Feat. Benny]
  3. Versace Will Never Be The Same Again
  4. Niagara Cafe
  5. Ready Made [Feat. Keisha Plum]
  6. SLY (Slide Wit It)
  7. Big Luther Freestyle
  8. Niggas In Puerto Rico [Feat. Flee Lord and Benny]
  9. Chyno Nyno Speaks
  10. Amherst Station 2
  11. My First Draco [Feat. Nick Grant]
  12. Evidence Joint
  13. John Bena [Feat. Lil Eto]

Beatz

  • Sadhugold.: 1, 4, 6
  • The Alchemist: 2, 8
  • Daringer: 3, 10
  • Marco Polo: 5
  • Jr Swiftz: 7
  • Free Mind: 11
  • Evidence: 12
  • Dj Muggs: 13
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