Vince Staples – Prima Donna

Voto: 4/4,5

vincestaplesprimadonnaSe c’è una cosa che chiunque ha potuto imparare dalle prime due prove ufficiali di Vince Staples, è che il cutthroat boy di Long Beach non è uno che ama sprecare il proprio tempo. In “Hell Can Wait” sono state sufficienti sette tracce per vedere approvata la propria ammissione al campionato dei grandi; mentre “Summertime ‘06”, nonostante l’ingombrante e rischiosa casacca di doppio album, riusciva nell’impresa di chiudere tutti i capitoli del proprio cerchio senza oltrepassare la soglia dei sessanta minuti. Un impressionante dono della sintesi e una visione artistica d’insieme pressoché immacolata. Vince Staples porta sempre entrambi nelle proprio taschino, quasi fossero parte dei suoi documenti d’identità, e il minutaggio ridotto del suicide in reverse di “Prima Donna” non fa eccezione.

L’eco dello sparo rimbomba (letteralmente, per cui non andateci giù troppo pesante con il volume se non volete giocarvi l’udito) nelle cuffie dopo una manciata di secondi. L’epilogo della vicenda è chiaro fin da subito, eppure quel <<I load the .44/then paint the Van Gogh>> che squilla all’inizio di “Loco”, attorno alla metà dell’EP, sfonda i timpani e spalanca le pupille con l’efficacia di un inatteso plot twist. Il ragazzo ha dalla sua una dote narrativa che trascina l’ascoltatore e poco o nulla importa in quale direzione, è il come racconta a fare la differenza. Sono i colori che sceglie per inchiostrare quelle immagini grottesche, dipinte da un flow a serramanico (<<Fades with no lotion/get this shit cracking/crack his jaw open/crack in my system/daddy loved smoking/like he loved smoking niggas, no joking>>), a stritolare i sensi nella spirale degli eventi.

Come accadeva sui due lati di “Summertime ‘06”, l’accompagnamento presenta di nuovo una veste sperimentale ma al contempo solida e uniforme, nonostante le forti personalità convocate ad assecondare le psicosi del narratore. “Smile” esprime uno dei rari momenti di solarità – in realtà auto-consolazione sotto mentite spoglie (<<I turned my back on my friends/I turned my back on my home/I left the street where I’ve grown/to chase the yellow brick road/I heard they paved it with gold/I turned around and seen they pissed on it>>) – dell’EP, con un Dj Dahi abilissimo nel mascherare le striature caustiche nelle retrovie di una pomposità quasi trionfale. Il risultato è un ritratto sorridente, con i rivoli di sangue che colano sul retro della tela. La titletrack, anch’essa marchiata dalla pennellata del producer losangelino, ricalca invece fedelmente i tratti somatici delle lugubri stagioni estive di Ramona Park mentre Vince riempe i contorni, affrescando il nostro immaginario con la consueta brutalità (<<Buy a million dollar home and blow my dome to paint the kitchen/bitches like: is that Venetian?>>).

E infine, concludendo la risalita, si giunge al cospetto di “War Ready”, distillata da James Blake a partire da un sample vocale classico, annata 1996 (“ATLiens”), e incastonata in un palpabile vuoto sonoro che, scandito dai ticchettii e da un elegante sgocciolio metallico, finisce per ergersi a primo violino di una maestosa estetica minimal. Dal canto suo, il protagonista infila sottovoce, una dopo l’altra, alcune fra le barre più spesse del disco (<<Heaven, hell, free or jail, same shit/county jail bus, slave ship, same shit/a wise man once said, that a black man better off dead/so I’m war ready>>). Sussurri che pesano quanto macigni. Zenit dell’EP, candidata fra le migliori tracce dell’anno e probabilmente, considerata come entità singola, massima espressione (fino ad ora) dell’arte di questo classe ‘93.

Tre su tre. Vince Staples ha dimostrato più volte di essere una mosca bianca. Sicuramente qualche pseudo luminare non lo reputerà criptico e astratto a sufficienza nel tradurre in rima le sue oscure vignette (e a tal proposito, ricordo a lor signori che solo qualche mese fa un certo Aesop Rock, optando per una prosa più immediata e comprensibile anche ai meno avvezi alla musica per i vermi, ha sganciato una robetta che non la tiri giù dal podio 2016 nemmeno a suon di bombardamenti), altri invece decideranno di snobbarlo perché in fondo si tratta pur sempre di uno di quelli lì, che hanno il terribile difetto di riuscire a passare di tanto in tanto su qualche frequenza radio. Troppo in alto per gli estremisti dei bassifondi e al contempo troppo sofisticato e alternativo per i consumatori del moderno hashtag Rap prodotto su larga scala. Vade retro. Tutto questo mentre noi, comodi in quel mezzo in cui la ragione risiede, assaporiamo “Prima Donna” all’insegna di un placido non ti curar di loro, ma ascolta e godi… (quasi cit.).

Tracklist

Vince Staples – Prima Donna (Def Jam Recordings/ARTium Recordings 2016)

  1. Let It Shine
  2. War Ready
  3. Smile
  4. Loco [Feat. Kilo Kish]
  5. Prima Donna [Feat. A$AP Rocky]
  6. Pimp Hand
  7. Big Time

Beatz

  • Blake: 2, 7
  • Dj Dahi and Hill: 3, 4
  • Dj Dahi: 5
  • No I.D.: 6
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