Vince Staples – Big Fish Theory

Voto: 4 +

Vince Staples non si smentisce. Alla sua quarta uscita ufficiale, il portavoce dell’oscuro norf norf di Long Beach prosegue nella propria opera di documentazione emotiva, perseverando (e va benissimo così!) nel percorrere una linea temporale tutta sua, che solo occasionalmente finisce per intersecarsi con la nostra. “Big Fish Theory”, dal punto di vista prettamente strumentale, segna una prima grande spaccatura nell’evoluzione musicale di Vince Staples, che già nel cortometraggio “Prima Donna” aveva mostrato un barlume d’intenzione nel voler aggiungere qualche riflesso cromatico alla scala di grigi con cui era stato invece confezionato “Summertime ‘06”, così come buona parte delle sue composizioni primordiali.

Lasciati a riposo No I.D. e Dj Dahi, architetti dei precedenti lavori del rapper, Vince si affida alle tavolozze di Christian Rich, Flume, Sophie, GTA e Zack Sekoff per tinteggiare le declinazioni del suo personalissimo afrofuturismo, traducendo ritmiche di matrice Techno ed Elettronica più sperimentale in un formato edibile per i maestri di cerimonie. E così lo sfondo di “Big Fish Theory” si rivela subito un’esplosione di colori (specie se confrontato al filtro ardesia-nero delle pellicole di “Lift Me Up” e “Blue Suede”) che a un primo impatto frastornano e confondono, un po’ come se stessimo osservando la regia di Staples proprio dall’interno di un acquario. L’adattamento – in ogni caso – è questione di pochi minuti, al punto che quando nelle cuffiette sentirete risuonare la voce di Amy Winehouse (Alyssa Interlude”) le vostre pupille avranno già riacquistato la loro consueta dimensione.

Vince, per contro, è rimasto lo stesso. Diretto e risoluto, il suo approccio crudo e nichilista si riflette di rima in rima, indipendentemente dal nucleo tematico del brano. Tutto ciò che pronuncia acquisisce un’aura di realtà universale, poco importa se l’intento è quello di incollare in sequenza i fotogrammi del lato più squallido di una relazione sulle note da club di Love Can Be…” (<<never let a bitch Lil Bow Wow me/never finna weekend raise my seed/baby mama drama on the TMZ/alimony money for the nails and weave>>) o descrivere l’effetto granchio che incatena la sua comunità al fondo della piramide sociale in Crabs In A Bucket”. E’ un cronista puro, prodotto del suo ambiente, capace di condensare dense visioni in pochi istanti senza sacrificare il dettaglio che fa la differenza. 745″ ne è un ottimo esempio: <<I tread light each time we speak/play too rough might break your heart/and them glass shoes ain’t made to walk/these lonely street, unpaved, unscathed/morning dew’s giving you the coldest feet/said that you was comin’ through after dark/to look at the stars and hardly speak/this thing called love real hard for me>>; una strofetta di classe saldata ad arte su un beat che ha promosso Jimmy Edgar in pianta stabile tra i 430 e 770 THz delle mie personali frequenze.

One-man-show per vocazione, Vince occasionalmente concede a qualche amico la possibilità di dargli una mano – quasi sempre ottenendo risultati di tutto rispetto. Juicy J si occupa del ritornello droga cervelli sul G-Funk virulento di “Big Fish“, A$AP Rocky presta il suo lamento sulle scie caustiche della possente SAMO” e a Ty Dolla $ign viene affidato il compito di scandire (senza infamia e senza lode) le strofe del padrone di casa nella conclusiva “Rain Come Down“. Solo Kendrick Lamar riceve il semaforo verde per prendere la situazione di petto in “Yeah Right”, inscenando assieme al collega un testa a testa pirotecnico atteso da tempo.

A due anni di distanza da “Summertime ‘06”, il 3230 di Poppy Street è ancora saldato a fuoco nella retina del classe ‘93 di Long Beach il quale, nonostante il pessimismo tetragono che vibra attraverso le sue corde vocali, sembra aver imparato a concedersi un sorriso ogni tanto. Se si vuole far passare un messaggio bisogna essere capaci di affascinare e intrattenere, aveva rivelato in un’intervista alla vigilia del 30 giugno 2015; e “Big Fish Theory” ci riesce alla grande.

Tracklist

Vince Staples – Big Fish Theory (Def Jam Recordings 2017)

  1. Crabs In A Bucket [Feat. Kilo Kish]
  2. Big Fish [Feat. Juicy J]
  3. Alyssa Interlude
  4. Love Can Be… [Feat. Damon Albarn, Ray J and Kilo Kish]
  5. 745
  6. Ramona Park Is Yankee Stadium
  7. Yeah Right [Feat. Kendrick Lamar and Kucka]
  8. Homage [Feat. Kilo Kish]
  9. SAMO [Feat. A$AP Rocky and Kilo Kish]
  10. Party People
  11. BagBak
  12. Rain Come Down [Feat. Ty Dolla $ign]

Beatz

  • Zack Sekoff with the co-production by Justin Vernon: 1
  • Christian Rich: 2
  • Zack Sekoff: 3, 8, 10, 12
  • GTA: 4
  • Jimmy Edgar: 5
  • Raymond Edward Brady III: 6, 11
  • Sophie with the additional production by Flume: 7
  • Sophie: 9
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