U.G.O. – Lo strumento parlante

UGOLostrumentoparlante500Lo strumento parlante era, secondo il diritto romano, lo schiavo che lavorava la terra, classificazione che serviva a distinguere quest’ultimo dallo strumento quasi parlante, l’animale. Nel caso del nuovo (concept) album di U.G.O., tale figura giuridica finisce per identificare la condizione attuale dell’uomo. Di chi o cosa sarebbe diventato strumento l’uomo? Della macchina. Avete presente le riflessioni di Heidegger e/o di Anders (soprattutto del secondo) sulla tecnica e sull’uomo antiquato? Ecco, si sta parlando proprio di questo – in musica, di simile, è famosa “Gli oggetti” di Gaber (che infatti torna anche qua…). Considerazione ovvia: il tema del disco è infinitamente complesso ma – e questo è oggettivo – bisogna apprezzare l’ambizione del rapper emiliano. Avessero tutti un coraggio simile e questa voglia di mettersi in gioco, ci sarebbero migliaia di dischi immondizia in meno. Trattiamo di un componente della crew La Kattiveria, quindi storytelling e virtuosismi tecnici sono da considerare qui imprescindibili. U.G.O. offre una prestazione, da questo punto di vista, quasi perfetta.

Perché quel quasi? Perché in alcuni – molti – momenti non si capisce letteralmente cosa stia dicendo. Sarà un problema di mixaggio, di pronuncia, di un flow forse troppo serrato o magari di tutti e tre gli elementi messi assieme, fatto sta che la bellezza dell’album ne risente tanto. Esempio eclatante? “L’ara votiva”. Ascoltata seguendo il testo scritto nella descrizione del video ufficiale – da guardare assolutamente per apprezzare le barre anche dal lato della letteratura potenziale – assume una potenza che in prima battuta non sembra avere. Per dire, i brani in cui compaiono altri rapper, “La fine è vicina” su tutte, sono le più fresche e le meno stancanti da ascoltare. Di conseguenza, sono anche quelle più apprezzabili. D’altro canto, quando il problema è meno presente non si può che rimanere estasiati dalla scrittura dell’mc. “La variante Alapin” (storia della prima sconfitta di uno scacchista umano nei confronti di un elaboratore artificiale), di per sé una grandissima idea, è forse la prova migliore di quanto detto: la sicurezza iniziale dell’umano e il successivo nervosismo di fronte alle prime difficoltà sono descritti in maniera perfetta; stesso discorso per le strofe di “Vom krieg” – cronistoria del progresso tecnologico umano raccontata attraverso il progresso degli strumenti bellici (altra grande idea) – e di “Ap 6, 1-7” – rivisitazione rappata dei passi dell’Apocalisse in cui si racconta della comparsa dei quattro noti cavalieri.

Dirigendo il discorso sulle produzioni, troviamo i soliti noti a prendersi il compito di costruire il tappetto sonoro adatto a 1) sostenere il flow molto particolare della maggioranza dei rapper qui presenti, 2) fornire le giuste atmosfere a un disco per sua natura monotematico, mantenendo comunque una certa omogeneità. Inutile dire che ciò riesce in pieno: le strumentali contribuiscono, più dei versi stessi, a provocare il senso di onnipresenza delle macchine, l’atmosfera distopica e cupa (che giustamente scompare solo nel momento nostalgico di “Piccolo mondo antico”) che dominano il progetto. In sintesi, se non fosse per il grave problema di comprensione che emerge davvero troppe volte, saremmo in presenza di un nuovo classico. “Lo strumento parlante” è un disco da ascoltare per il coraggio di porre in musica una riflessione così complessa, per la (comunque) ottima prova al microfono di U.G.O. e per l’atmosfera complessiva che emana.

Tracklist

U.G.O. – Lo strumento parlante (Glory Hole Records/La Kattiveria 2015)

  1. Silicio e carbonio – Introduzione
  2. Lo strumento parlante
  3. Piccolo mondo antico pt. 1 [Feat. Yanez Muraca]
  4. Vom krieg [Feat. Murubutu e Vara]
  5. La variante Alapin – La partita con la morte
  6. Ap 6, 1-7 [Feat. La Kattiveria]
  7. Lettere mancanti
  8. Singolarità tecnologica – Interludio
  9. L’ara votiva
  10. Stesse note, altra melodia
  11. Necessariamente superflui [Feat. Il Tenente]
  12. La patience du prisonnier (omaggio a Henri Charriere)
  13. La fine è vicina [Feat. Pole, Seppiah, Kyodo e Il Tenente]
  14. Il regno dei simulacri – Conclusione

Beatz

  • Dj Caster: 1, 5, 7, 8, 9, 11, 12, 14
  • Il Tenente: 2, 6, 10, 13
  • Yanez Muraca: 3
  • Siddharta: 4

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