The Goats – Tricks Of The Shade

Voto: 4

Pronti per un doppio carpiato nel passato? Bene, eccolo. Nell’ormai lontano duemilauno il nostro caro Lino aka Fuso, webmaster dell’allora giovincello RapManiacZ, acquistò una copia di “Keepin’ It Lovely” degli Incognegro, album ed entità di cui non sapevamo nulla di nulla (era solito rifornirsi da Disclan a Salerno, dove poteva dare un ascolto esplorativo alle nuove uscite). Raccolte le informazioni del caso, lo commentò, introducendo me e i lettori del sito all’evoluzione di un team precedentemente noto come The Goats, originario di Philadelphia e formato da Madd, conosciuto anche come Maxx e in seguito MC Uh-Oh, Oatie Kato (all’anagrafe James D’Angelo: il cognome ne svela subito le radici) e Swayzack, trio assistito da Joe “The Butcher” Nicolo (italo-americano pure lui nonché co-fondatore della Ruffhouse), a sua volta affiancato da una folta squadra di turnisti. Da qui il passo in direzione di “Tricks Of The Shade” fu breve: si tratta del loro esordio pubblicato nel novembre del novantadue, un progetto poco noto e di conseguenza sottovalutato, eppure dotato di diverse intuizioni interessanti e un’originalità viva anche a distanza di venticinque anni esatti. Motivi più che sufficienti per parlarne proprio ad anniversario in corso.

Sebbene caratterizzato da una fisionomia abbastanza marcata, il disco ha vaghe analogie con quanto proposto dai Public Enemy (per l’impronta hardcore delle liriche) e dai De La Soul (per la fitta alternanza tra skit e brani); l’elemento distintivo – e che apre curiosi paralleli con un’altra band di Philly – è dato dalla quasi totale assenza di sample nella componente melodica, ma se ?uestlove e soci erano in procinto di sperimentare inedite sinergie a metà strada tra Jazz e Hip-Hop, le strumentali di “Tricks Of The Shade” rientrano invece con maggior decisione nei canoni del secondo, tanto che – a non leggere i crediti nel booklet – viene spontaneo supporre siano in gran parte il risultato di un accorto lavoro svolto sui pad del sequencer. Il basso ossessivo di “Typical American”, traccia scelta quale primo singolo, il Funk rotondo di “Cumin’ In Ya Ear”, i fiati storti della titletrack e il robusto giro di cassa e rullante che picchia in “Burn The Flag” rispecchiano infatti quanto basta il sound del periodo, reso tuttavia meno statico dall’ampia ricchezza compositiva (“Hip-Hopola” sfoggia ottimi arrangiamenti di pianoforte, trombe e sassofono) e da soluzioni addirittura inattese (gli scratch sul tema di “Mission: Impossible” di Lalo Schifrin così ben inseriti nel refrain dell’altro estratto video, “¿Do The Digs Dug?”).

Per quanto i gusti siano cambiati in maniera radicale e “Tricks Of The Shade” non avesse affatto l’ambizione di segnare una radicale rottura rispetto alle altre uscite di un’annata già significativa (vedi “The Chronic”, “Daily Operation”, “Mecca And The Soul Brother”, “Whut? The Album”, “Bizarre Ride II The Pharcyde”…), non si fatica a riconoscere il buon operato di Joe Nicolo e la tendenza a scansare, come detto, ascendenze troppo dirette con i migliori beatmaker di allora. Soprattutto, però, è palese l’unità d’intenti che muove l’intero collettivo The Goats, scenario nel quale i tre mc’s hanno modo di scaricare tonnellate di rabbia contro le iniquità della società statunitense, il razzismo, la violenza della Polizia e via dicendo – magari infilandosi anche nella retorica di barre ambigue come <<Columbus destroyed more indians than Hitler killed jews/but on his birthday you get sales and shoes>>. Da un punto di vista tecnico il livello è variabile, perché Oatie Kato (che non comparirà nel successivo “No Goats, No Glory”) sembra possedere qualche skill in più dei suoi compari (posiziona spesso la rima all’interno del verso, concatena sillabazioni), Madd convince in particolare sul versante di un buon flow e Swayzack, viceversa, reclama su di sé minori attenzioni, non a caso sfilando sovente in terza posizione nella sequenza delle strofe; non dei novelli Kool G Rap, volendo dirla con parole differenti, fermo restando che l’insieme regge senza difficoltà gli oltre settanta minuti di durata.

A questo proposito, l’ennesima annotazione obbligata riguarda la struttura stessa di “Tricks Of The Shade”, articolato in un grottesco concept album che ha per protagonisti i due fratelli immaginari Hangerhead e Chicken Little: il loro viaggio alla ricerca della madre, arrestata per tentato aborto illegale, fa da cornice a una serie d’incontri con delle figure accomunate dalla costante bizzarria, intrecci che vanno ovviamente a costituire l’impulso da cui originano numerose tracce. Ai Goats viene quindi offerto lo spunto per raccontare una sorta di freak show che riflette – con toni sarcastici – le contraddizioni di una realtà nella quale persistono profonde lacerazioni (“TV Cops”), amministrata dal repubblicano George Bush (“¿Do The Digs Dug?”: <<ain’t down with the White House clowns/pushing round mounds of shit/tryin’ to pound it down our throats>>; “RU Down With Da Goats”: <<Bush said no taxes but he meant tutti frutti/brothers with the gats here’s where ya gotta tat/rat a tat tat Bush’s head will splitter splat/’cause he’s vicin’ up the various, playing real gregarious/frontin’ it’s hilarious but hus it’s precarious>>), divisiva (lo slogan <<I’m not your typical american>> è fin troppo chiaro) e sull’orlo di esplicite spinte reazionarie (“Burn The Flag”).

Tra riferimenti non sempre agevoli da cogliere – ancora più oggi – e ridondanze che un po’ appesantiscono l’andatura della lunga tracklist (comunque penalizzata da una manciata di episodi poco riusciti, ad esempio “Aaah D Yaaa”), è inevitabile simpatizzare con le posizioni assunte dal gruppo (“Wrong Pot To Piss In”: <<never a slayer of the same genre propster/I never wanted to be a gangster or a mobster>>), senza dubbio meritevole di una tardiva riscoperta. Che la perfezione assoluta non sia una qualità di “Tricks Of The Shade” è evidente e poco importa; a piacerci, d’altronde, è quell’attitudine grezza e oltranzista figlia di un’epoca in cui i rapper sputavano invettive immuni a qualsiasi tipo di edulcorazione: zero facce da sbarbatelli appena usciti di casa, zero video patinati e interviste annacquate nel buonismo, zero egocentrismi e casi umani romanzati da un buon ufficio stampa. Benedetta nostalgia…

Tracklist

The Goats – Tricks Of The Shade (Ruffhouse Records/Columbia 1992)

  1. We Got Freaks
  2. Typical American
  3. Hangerhead Is Born
  4. Whatcha Got Is Whatcha Gettin’
  5. Columbus’ Boat Ride
  6. RU Down With Da Goats
  7. Cumin’ In Ya Ear
  8. Noriega’s Coke Stand
  9. Got Kinda Hi
  10. Unodostresquattro
  11. Georgie Bush Kids
  12. Wrong Pot 2 Piss In
  13. Hip-Hopola
  14. Leonard Peltier In A Cage
  15. ¿Do The Digs Dug?
  16. Carnival Cops
  17. TV Cops
  18. Tattooed Lady
  19. Tricks Of The Shade
  20. Not Not Bad
  21. Rovie Wade, The Sword Swallower
  22. Aaah D Yaaa
  23. Drive-By Bumper Cars
  24. Burn The Flag
  25. Uncle Scam’s Shooting Gallery

Beatz

All tracks produced by Joe “The Butcher” Nicolo and Oatie Kato

Scratch

All scratches by One Take Willie

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