Slaine Vs. Termanology – Anti Hero

Voto: 3,5/4 –

Quando ho cominciato a farmi notare Termanology si stava creando un nome. Lo vedevo come un avversario. Ecco come una dichiarazione rilasciata da Slaine – tratta dalle note promozionali di questo progetto – ci spiega parte del senso di rivalità contenuto in quel Vs., legato alla natura stessa di un Hip-Hop spesso evocativo di immaginari alla Mortal Kombat, dato che per avanzare di livello è necessario sconfiggere nemici sempre più difficili dei precedenti. Nel Rap la competizione non è necessariamente da disegnarsi attraverso tratti negativi, spesso la reciproca alimentazione motivazionale si trasforma in un gareggiare amichevole e semplicemente atto a tirar fuori il meglio di sé, in questo caso unificando forze e talenti di due dei rappresentanti di spicco del sotterraneo marchiato col quadrifoglio.

“Anti Hero” nasce da quanto abbiamo appena detto ma non solo, Slaine e Termanology colgono quest’occasione per raccogliere delle esigenze comuni e incanalarle verso un percorso di resoconto ed espiazione, un incrocio tematico che prosegue negli stessi binari ideologici tanto di “Slaine Is Dead” che di “More Politics”, recenti traguardi solisti capaci di offrire una versione più matura e responsabile di ambedue le figure. La simile necessità di trasformare la musica in sfogo terapeutico contiene al suo interno le dovute differenziazioni, sia a livello stilistico che tematico; il contrasto tra il flow pulito, la precisione metrica di Termanology e la raucedine grezza delle rime di uno Slaine molto progredito rispetto agli inizi crea un bilanciamento tecnico più che consono, ottenendo lo stesso, identico effetto in fase tematica: il già menzionato centro argomentativo dell’album è onnipresente, ma tutto viene rappresentato creando i vari sottoinsiemi che legano i concetti, mutando la circostanza o il punto di vista della singola prova.

Esempi come l’eccellente “The Demon’s Peace” e il primo singolo, “Land Of The Lost”, offrono le esemplificazioni più adeguate della divergenza di questi percorsi. Nel primo caso, grazie anche a un sostanziale aiuto della demoniaca e pressante intuizione sonora marchiata The Arcitype, spicca il lavoro figurativo di uno Slaine debole ma deciso nel lottare, mentre Termanology racconta delle sue frequenti crisi di nervi causate dal suo nemico pubblico primario facendo a pezzi tutto ciò che trova e agendo istintivamente, sfruttando i torti subiti per creare un’inconscia giustificazione delle sue azioni (<<my ex-bitch is a cunt, the other one’s even worse/I bought her a Gucci purse, she still complain/even though she’s ill with the brain, she’s wild dumb/let me fuck raw ‘til I cum, then I hit the tour/fuck six fans in six vans, then the drugs kicked in>>). Nella seconda dimostrazione, marca invece una sensazione di rassegnazione verso un’esistenza dannata, un forte timore di cadere di nuovo nonostante la correzione dei propri passaggi mentali (<<the king of everything else, yeah I’m the last emperor/escaped the grasp of the grim reaper this past winter/but I’m still looking for the next wall to crash into>>) e ulteriori accanimenti che si lasciano andare a disprezzi femminili talvolta di dubbio gusto.

Passaggi come l’introduttiva e trionfale “Still Here” vedono poi le strade incrociarsi e l’obiettivo diventare comune, rimarcando il sentimento di rivincita nei confronti dei detrattori e individuando due figure più volte bollate quali cause perse che si appellano alla clemenza della più classica tradizione americana, sempre ben disposta verso storie di successo portate a termine contro ogni previsione, così come suggerito da “Comeback Story”, peraltro con una prestazione lirica assolutamente degna di nota. La dura e possente “Life Of A Drug Addict”, procurata da un Evidence che ci sarebbe stato sopra da Dio, tratta di esperienze disastrose e conseguenze affettivamente costose, tracciando un bilancio che consegue nelle amare considerazioni di “It Doesn’t Matter”, nella quale è fin troppo chiaro che la macchina del tempo non appartenga a questo mondo e che certi aspetti della vita non possano più essere assoggettati a modifiche, servendo solo da lezione.

Dato che – come dicevamo in apertura – questa è pur sempre una competizione, la presenza di pezzi in stile combattivo, specialmente se allestita attraverso partecipazioni di rilievo, è più che benvenuta. Concordiamo sul fatto che Premier persegua nell’adagiarsi nei suoi stessi allori da un certo numero di anni, puntando su tecniche di sampling ben note, ciò non toglie che il lavoro svolto per la titletrack risulti essere da repeat fino allo stremo delle proprie forze mentali per come l’impostazione del giro di archi catturi da subito, sostenendo la pura potenza lessicale degli ospiti (eccezion fatta per Everlast, la cui voce è assai debilitata), ottimamente rappresentata da un Bun B a tratti devastante grazie a bordate di tecnica e malizia ad alto tasso d’efficacia (<<motherfuckers askin’ how the/hell we keep coppin’ and choppin’ up that powder/whiter than clam chowder/Preme got the beat on fire like Niki Lauda/for-real emcee and Hip-Hop couldn’t be prouder>>).

Se gli appena citati contributi alle macchine di Evidence e Preemo sono occasionali, il corpo sostanziale del lavoro è in realtà svolto da produttori coi quali Slaine e Termanology giocano in casa. I loro flow funzionano sempre molto bene sui drum beat campionati dall’onnipresente Statik Selektah, qui in versione stato di grazia per merito del sapore quasi fiabesco per via di “Blink Of An Eye” (occhio a Ras Kass, che chiude il pezzo con materiale facilmente infiammabile…) e della stralunata ma deliziosa “Some Other Sh*t”, un autentico inno all’auto-denigrazione nel quale la presenza di Madchild non è assolutamente fuori luogo, performance grazie alla quale gli si può perdonare il semplice compitino svolto per “Land Of The Lost”.

The Arcitype, altro bostoniano doc, propone alcuni tra i beat di punta fruendo di suoni sempre molto puliti e dotati di funzionali componenti melodiche molto ben abbinate alla corposità delle batterie, strumento che arrotonda invece gli spigoli quando a operare è Billy Loman, che predilige sonorità eteree. All’interno di un contesto produttivo vario e piacevole ci sentiremmo di bocciare solo una “Apocalypse” costruita su un giro di piano che odora di inflazionato e già di suo penalizzata da un Ill BIll oramai fermo nel rigirare costantemente le proprie rime sugli stessi concetti e sulle stesse assonanze (gorillas, banana clips e antrace avrebbero anche stufato…), si può invece chiudere un occhio per una “Bringing Much Terror” lievemente dissonante dal suono generale (folgorazione anni ottanta di Psycho Les), perché se non altro c’è Chris Rivers a catalizzare l’attenzione.

Il filo emotivo in cui Slaine e Termanology cercano di mantenere un precario equilibrio alla ricerca della desiderata luce interiore è assai fine, ma se vorrete accompagnarli in questo tormentato viaggio pieno di indecisioni, rimpianti, instabilità emotiva e maturazione, sappiate che il percorso offrirà tappe di sicura godibilità.

Tracklist

Slaine Vs. Termanology – Anti Hero (Brick Records 2017)

  1. Still Here
  2. Anti-Hero [Feat. Bun B and Everlast]
  3. Life Of A Drug Addict [Feat. Catero]
  4. Some Other Sh*t [Feat. Madchild]
  5. Apocalypse [Feat. Nems and Ill Bill]
  6. Land Of The Lost
  7. Bringing Much Terror [Feat. Chris Rivers]
  8. Blink Of An Eye [Feat. Ras Kass]
  9. Snakes [Feat. Sick Jacken and Jared Evan]
  10. The Demon’s Peace
  11. It Doesn’t Matter
  12. Blood In My Eyes [Feat. Ea$y Money]
  13. Comeback Story
  14. Came A Long Way [Feat. Conway]

Beatz

  • The Arcitype: 1, 10, 13
  • Dj Premier: 2
  • Evidence: 3
  • Statik Selektah: 4, 6, 8
  • Billy Loman: 5, 12, 14
  • Psycho Les: 7
  • Termanology and Artisin with the co-production by The Arcitype: 9
  • DC The Midi Alien: 11

Scratch

  • Dj Revolution: 4
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