Ryu – Tanks For The Memories

Voto: 3

Dinanzi a pubblicazioni come questa è facile ritrovarsi sorpresi. Ryu è in giro da una vita in virtù della sua appartenenza agli Styles Of Beyond, è riuscito a raggiungere una discreta vetrina mainstream grazie al meraviglioso progetto Fort Minor frutto della collaborazione con Mike Shinoda dei Linkin Park e l’invidiabile sponsorizzazione di Jay-Z, infine è stato incluso nell’ultima espansione dei Demigodz, co-firmando in ciascun caso degli ottimi prodotti. A una carriera così ricca di partecipazioni collettive mancava solo un album solista – ed eccoci arrivati al dunque.

Per quanto bizzarro possa sembrare, “Tanks For The Memories” è quindi il debutto in solitaria dell’artista californiano, un esordio confezionato fruendo della collaborazione di personaggi ben noti alla sua cerchia, nonché di uno dei capisaldi della scena west coast più datata e meno conosciuta, un Divine Styler che si occupa della semitotalità delle produzioni e che si porta appresso tacche importanti e sottovalutate come la militanza nella Rhyme Syndicate di Ice-T, nonché elemento che Ryu aveva già avuto modo di conoscere da vicino avendo curato parte dei suoni che componevano “2000 Fold”, il notevole primo disco degli Styles Of Beyond.

Chiuso debitamente il cerchio, passiamo all’oggetto del nostro interesse cominciando subito col dire che il risultato finale a nostra opinione presenta un prodotto dal funzionamento a corrente alternata, che non rispecchia del tutto né le aspettative create né il livello oggettivo delle potenzialità di chi lo ha realizzato. Nel suo complesso, si tratta di un album più che gradevole se limitiamo il giudizio alla mera presenza di beat che spaccano e di generose quantità di rime da battaglia, ma osservandolo dal punto di vista della profondità è evidente che qualche importante lacuna emerga.

Come ben sapete, non abbiamo nulla in contrario nel veder preservato con cura lo stile degli anni novanta, esercizio che qui viene eseguito in generose ripetizioni; ma “Tanks For The Memories” lascia la sensazione di non riuscire a tracciare un esatto confine tra l’omaggio e il pezzo fine a se stesso, il che consegue nell’impossibilità di sentire qualcosa di realmente nuovo. Campionare drum beat e piano di “Bust Your Shit” tagliuzzandoli differentememente dall’originale – accade in “Been Doin This” – fa indubbiamente rizzare le antenne a chiunque sia cresciuto a pane e Gang Starr, ma in un contesto del genere non ci pare la miglior scelta possibile quale singolo avente il compito di anticipare l’uscita dell’album, nonostante Ryu vi viaggi mettendo in evidenza le sue velleità di battle rapper. E’ un errore commesso anche per il pezzo immediatamente successivo in scaletta, “Happy Days”, per realizzare il quale viene infilata per l’ennesima volta nel campionatore la “Blind Alley” delle sorelline The Emotions, un sample che poteva attrarre vent’anni fa ma non certo oggi, dopo aver sentito scomposto e riassemblato lo stesso brano in tutte le salse.

“Radio Pollution” riesce in extremis a non cadere nello stesso tranello riproponendo tratti della leggendaria “Funky Drummer”, perché possiede perlomeno l’intelligenza di utilizzare i Pink Floyd per mixare un beat che alla fine risulta essere tra i più incisivi degli undici qui presenti, arricchendo il risultato finale con l’ausilio delle buone prestazioni collaborative di Gravity Christ e il già citato Divine Styler, assieme ai quali Ryu struttura le proprie rime riempiendole di riferimenti spazio-alieni. Il fatto che il brano termini con la classica citazione browniana <<ain’t it funky>> e che la medesima costituisca la linea di apertura del pezzo posto di seguito costituisce un altro fattore di perplessità.

Ryu è un mc di capacità comprovate, ma qui lo dimostra solo in parte. Le liriche sono genericamente invase da slogan che accennano a famosi pezzi old school – altra soluzione che certo non ci dispiace, ma andrebbe dosata con parsimonia – e non passa inosservato nemmeno il particolare delle prestazioni degli ospiti, che risultano di una media piuttosto alta pensando ai vorticosi flow di Tak (altro componente degli Styles Of Beyond) e di un Bishop Lamont a tratti devastante nella sua unica partecipazione, fatto che pone in secondo piano colui che dovrebbe agire da attore principale e che alla fine dei conti si assegna solo quattro pezzi su undici in completa solitudine.

Questi ultimi sarebbero delle occasioni importanti per dimostrare le proprie capacità, ma “The One” si riduce a un battle Rap rientrante nella mediocrità per via di punchline ad alto tasso di scontatezza (<<baby my name is Ryu so you must be Chun-Li/I’m a Street Fighter for sure>>), mentre “Devil Got A Plan” è un tentativo di storytelling appena sufficiente, che tende a evidenziare dei limiti in fase di scrittura percepibili anche in episodi come “Bottom Of The Bottle”, laddove la noia si impossessa pure del ritornello.

Dove Ryu se la cava invece egregiamente è nell’atmosfera guerrigliera di “Lap Of The Gods”, devastante nel suo ricalcare il miglior stile AOTP spaccando cervicali ovunque, l’abbinamento a Tak e al cattivissimo Celph Titled rappresenta poi senza dubbio una delle scelte maggiormente esaltanti dell’album. La pulizia metrica emerge con forza anche in “Mantis For Lotus”, ennesima batteria che picchia durissimo sopra a un paio di note di piano ben posizionate, mentre “I Did It To Myself”, pezzo inserito in chiusura e che raccoglie i maggiori rimpianti della vita di Ryu, presenta finalmente un testo messo giù come si deve e differente da quanto sentito in precedenza.

Insistiti riferimenti alla golden age, argomenti che girano quasi a senso unico, wordplay discutibile (<<a terrorist on this mic/call me Vanilla Isis>>), momenti lirici esaltanti solo in parte e una produzione spesso cicciona ma poco innovativa. Questo il sunto di un disco sufficiente per l’ascolto occasionale ma ampiamente migliorabile – anche se per i progressi non resta che attendere il prossimo giro.

Tracklist

Ryu – Tanks For The Memories (WildeLife Records 2016)

  1. Radio Pollution [Feat. Gravity Christ and Divine Styler]
  2. The One
  3. Been Doin This
  4. Happy Days [Feat. Jams, Gravity Christ and Bishop Lamont]
  5. Devil Got A Plan
  6. Who’s Next (Move) [Feat. Everlast]
  7. Mantis For Lotus [Feat. Divine Styler]
  8. The Bumrush [Feat. Gravity Christ and Tak]
  9. Bottom Of The Bottle [Feat. Jams]
  10. Lap Of The Gods [Feat. Tak and Celph Titled]
  11. I Did It To Myself

Beatz

All tracks produced by Divine Styler except track #11 by Apathy

Scratch

  • Dj Flip Flop: 8
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Mistadave

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