Ron Bon Jovi – Neaux Mursi

Voto: 4

Ron Jon Bovi - Neaux MursiGli accadimenti improbabili finiscono sistematicamente per creare un certo livello di elettricità. Casual e Phat Khat, provenienti da due luoghi diametralmente opposti degli Stati Uniti ma legati dal comune status di veterani della scena underground, sono esattamente questo: improbabili. Messi assieme, pur non avendo mai collaborato in precedenza, sono capaci di creare una sintonia inattesa: il primo, direttamente fuori da Oakland, è un prominente membro della crew Hieroglyphics, noto per i cameo lasciati nei primi dischi di Del e Souls Of Mischief, oltre che per una carriera solista alterna ma fissata dal famoso debut album “Fear Itself”, ancora oggi uno dei pezzi pregiati dell’Hip-Hop della Baia, il secondo è famoso per aver mosso i primi passi nell’industria discografica assieme ad un certo J Dilla, col quale aveva costituito un tandem chiamato 1st Down, e per l’essere possessore di prolifiche connessioni con tutto il panorama della Detroit che conta, una cerchia che include gente come Elzhi, Guilty Simpson e Royce Da 5’9’’ – non certo gli ultimi arrivati del lotto. L’idea di un lavoro in combinata nasce dalla comune conoscenza del produttore Unjust, peraltro unico firmatario dei beat qui presenti, e il risultato è “Neaux Mursi”, un titolo che descrive in maniera più che appropriata l’approccio con cui si voleva affrontare la realizzazione del disco – altro non è che l’equivalente di no mercy – e sottintende un atteggiamento ringhioso, che vuol mostrarsi brutale ed assolutamente privo di spazi per le esitazioni.

Si tratti di un disco che alterna una sana dose di pazzia a momenti di maggior serietà, aggressivo senza dimenticarsi di risultare volutamente cazzaro in determinate circostanze, proponendo una serie di umori in continua mutazione e pronti ad essere seguiti ad ogni folle cambio di direzione da una produzione sintonica, ricca di differenti concetti che ben riassumono la larghezza delle vedute di Unjust. La parola d’ordine della prima traccia dell’album, per esempio, è una sola: schiacciare. “Time Tunnel” possiede inatti un beat tellurico, è un monoblocco di due minuti e dodici secondi di pura potenza abrasiva all’interno del quale i due artisti sfoderano tutta la loro aggressività. “We Get It Poppin’” sembra invece provenire da un qualche reparto psichiatrico, è soffocante, vorticosa, l’unico traguardo cui mira è quello di provocare disagio. Quando poi Unjust salta dal boom bap classico di “Jump” (nella quale è da menzionare la partecipazione di Opio, sempre meticoloso nell’ordinare le sue barre collegandole metodicamente a livello sonoro e concettuale) alla composizione elaborata e melodica della successiva “WWYS”, si capisce di essere passati in territori differenti nel giro di soli quattro pezzi, facendo emergere una delle qualità maggiori del disco, vale a dire l’equilibrato contrasto nella convivenza delle sue differenti parti. Il Rap segue proprio questi stessi concetti, ponendo due stili di diversa estrazione su un medesimo piano: laddove Phat Kat marcia dritto come un soldato con la metrica, evidenziando una predilezione per rime multilinea e disinvolti cambi di assonanza tra sillabe, Casual coltiva invece un flow schematicamente meno imbrigliato e maggiormente espressivo, proponendo un maggior numero di giochi di parole e citazioni umoristiche; il tutto crea un’amalgama fondamentale per far funzionare costantemente un disco del tutto privo di punti interrogativi.

La seconda parte dell’album non è esente dalle improvvise virate di cui sopra. Se da un lato abbiamo una “So Profound” dall’umore dopato e fortemente ironico – un passaggio che sottolinea più di altri la facile coesistenza del duo – dall’altro pezzi come “Deja Vu” quasi spiazzano con il loro far ritorno alla melodia e l’aggiunta del ritornello cantato, eseguito pure molto bene. “Mistakes” è ossessiva nel suo motivo principale ed ospita una delle migliori strofe dell’intero lavoro, timbrata a fuoco da un Saafir che una ventina d’anni fa abbondante era divenuto un nemico giurato di Casual, dimostrando che le vie della riappacificazione sono infinite anche in un ambito guerrigliero come l’Hip Hop. Il disco chiude nella stessa maniera in cui si era aperto, con la durezza estrema del granitico beat di “GAMR”, nella quale si fa esplicitamente capire che essere un mc è una questione da uomini di vero talento, invitando tutti i bamboccioni improvvisati a restare comodi sul divano di casa e cambiare mestiere. Quello proposto in “Neaux Mursi” è un Hip-Hop le cui radici vanno ricercate in un’era costituita da altri valori, è il talento di veterani che non sanno cosa significhi cedere il passo ad altri, che scalpitano per godere dell’opportunità di spiegare una cosa o due al giovanotto presuntuoso di turno con lo stesso entusiasmo di sempre. D’altro canto, se l’album si apre con la frase <<And I still got my boots laced>> qualcosa dovrà pur significare. E allora, se calci nel culo per tutti devono essere, non resta che girarsi e prepararsi all’impatto.

Tracklist

Ron Bon Jovi – Neaux Mursi (Elevation Nation/Money Truck 2016)

  1. Time Tunnel
  2. We Get It Poppin’ [Feat. Guilty Simpson]
  3. Jump [Feat. Opio]
  4. WWYS [Feat. Charles “Chop” Cooper]
  5. Caveman [Feat. Phesto]
  6. Black Rap [Feat. Cold Showda]
  7. So Profound
  8. WWYS Reprise [Feat. Charles “Chop” Cooper]
  9. Mistakes [Feat. Saafir]
  10. Deja Vu [Feat. Mike Marshall]
  11. GAMR

Beatz

All tracks produced by Unjust

Scratch

All scratches by Dj Dez aka Dez Andres

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