Rest in peace Prodigy – Il nostro ricordo

Quella del cosiddetto coccodrillo è un’operazione spesso di maniera, evocativa fino alla nausea e compilatoria per necessità; nel caso di Prodigy, venuto a mancare ieri in un letto d’ospedale (probabilmente – l’ufficialità per ora manca – a causa della battaglia che conduceva fin da bambino contro un’anemia falciforme), possiamo dire davvero di trovarci al cospetto di un numero uno, un protagonista assoluto della scena Hip-Hop mondiale, perciò a parlare sarà l’eredità musicale che l’mc lascia dietro di sé.

Nato il 2 novembre 1974, è allo scoccare dei diciott’anni – assieme al socio di sempre Havoc – che Albert Johnson si affaccia con prepotenza in un mercato che stava ridefinendo i propri connotati, pubblicando un 12” (“Peer Pressure/Flavor For The Non-Believes”) che poi troverà posto nel disco d’esordio dei Mobb Deep, “Juvenile Hell”, operazione già benedetta da contributi importanti (Dj Premier, The Large Professor) e propedeutica al successivo percorso del duo, caratterizzato da rabbiose cronache urbane e autentici inferni in terra.

A consacrare il gruppo nel gotha dell’Hip-Hop sarà appunto l’uno/due assestato tra il ’95 e il ’96, quando prima “The Infamous” e poi “Hell On Earth” scuoteranno le già precarie fondamenta di New York e daranno ulteriore lustro al Rap proveniente dal Queens, presente anche tra gli ottimi featuring contenuti nell’uno e nell’altro (Nas, ad esempio, appare in entrambi). Sbocciati sulla crosta spaccata dell’asfalto newyorkese, i due gioielli per eccellenza dei Mobb Deep pennellano un quadro iperrealista di rara cupezza, pura poesia di strada che trova proprio in Prodigy la penna più ispirata e feroce.

Il 1999 è l’anno di “Murda Muzik”, terza uscita sotto Loud Records e successo oramai conclamato del duo grazie al milione di copie vendute. L’album consolida formule, atmosfere e collaborazioni, chiudendo un’ascesa folgorante e preparando il terreno alla prima prova solista di Prodigy.

Fine 2000. “H.N.I.C.”, ovvero head nigga in charge. Prodigy chiama a raccolta il proprio esercito (Havoc, Twin Gambino, Big Noyd, Alchemist…) e finalmente mette al centro se stesso, aggirando il rischio di replicare quanto proposto nei Mobb Deep e lanciandosi in confidenze che (vedi “You Can Never Feel My Pain”) oggi colpiscono con forza ancora maggiore.

…nineteen seventy four, motherfucker I was born with pain
my moms and my pops pass it down to me
so don’t talk to me about can I feel yours
‘cause I ain’t feelin’ you at all, your pain isn’t pure
you cryin’ cause you broke from the projects
that’s not pain, that’s emotions, you a bitch
I’m talkin about permanent, physical sufferin’…

Non ci giriamo attorno, perché non è nel nostro modo di fare: “Infamy”, uscito l’anno successivo, inaugura una fase non semplice per il gruppo, che navigherà tra alti (“Free Agents”) e bassi (“Amerikaz Nightmare”, “Blood Money”), accasandosi alla G-Unit in concomitanza a quest’ultimo. E’ il 2006, da lì a qualche mese Prodigy avrà per l’ennesima volta dei problemi con la legge e il successivo 8 ottobre 2007 finirà in carcere per il possesso illegale di una pistola. Ne uscirà solo a marzo 2011 ed è proprio in quest’intervallo di tempo che vede la luce anche “H.N.I.C. 2”.

Al ritorno in libertà, nonostante la rottura con Havoc (poi rientrata e tradotta in “The Infamous Mobb Deep”), Prodigy ritrova le energie di un tempo e passa da “H.N.I.C. 3” a (con Alchemist) “Albert Einstein”, fino al più recente “The Hegelian Dialectic (The Book Of Revelation)”, ambizioso concept cui era previsto seguissero “The Book Of Heroine” e “The Book Of Dead”.

Il sipario si è chiuso invece ieri e l’Hip-Hop ha perso l’ennesimo soldato. Un rapper che ricorderemo per le pagine indelebili scritte in una discografia vastissima, per la fotta sincera tradotta in rime e per aver combattuto sempre con un microfono tra le dita. Riposa in pace, P.

…you rap niggas make me laugh, y’all crazy ass
and I don’t give a fuck what you sold, that shit is trash
bang this, ‘cause I guarantee that you bought it
heavy airplay all day wit no chorus
I Keep it thoro nigga…

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