Reks – The Greatest X

Voto: 4 +

“The Greatest X”. Un titolo che contiene una lettera di capitale importanza per la storia afroamericana, un simbolo il quale – secondo la descrizione fornita per la pubblicazione in esame – va specificatamente letto come unknown.

E’ una metafora allargabile verso molteplici direzioni e l’interpretazione dei contenuti del disco ne suggerisce almeno due di primaria importanza, una artistica e un’altra sociale: nel primo caso esce allo scoperto una frustrazione che accomuna chi è conscio di possedere un talento imponente ma privo del successo meritocratico che la teoria vorrebbe equivalente alla grandezza delle proprie capacità; la seconda casistica segue una tematica di strettissima attualità, consegnando all’ascoltatore la rappresentazione di un panorama americano post-Obama dove nulla è cambiato per le aspettative della classe afroamericana media, finite puntualmente disattese e represse dinanzi a un problema di convivenza reso ancor più complicato da un crescente numero di poliziotti dal grilletto facile e dalle attuali rappresentanze politiche. E se proprio volessimo individuare anche un terzo significato simbolico, questo si abbinerebbe alla perfezione alla personalità dell’artista di Lawrence, Massachusets, un uomo di comprovato intelletto, di atteggiamento meditativo verso tutti gli argomenti più scottanti che riguardano i ghetti americani e le persone che loro malgrado li popolano, un passo in più verso la ricerca della verità e della coscienza di sé, presupposti – per una comunità discendente dalla schiavitù – che rappresentano ancora oggi un piccolo universo sconosciuto. Unknown, se preferite.

Corey Christie, meglio conosciuto come Rhythmatic Eternal King Supreme, è una persona costantemente attratta dalle grandi sfide, mossa da una fiamma interna accesa da una fortissima combustione. Il ritratto più consono che i suoi dischi ci hanno fornito è quello di un fiume in piena, un’immagine che deriva dal fluente flow con cui spilla copiose sillabe colme d’intelligenza e proprietà di linguaggio, dalla sua ricchezza argomentativa e dalla sua capacità riflessiva, un’immensa classe che con questo nuovo tassello della sua discografia raddoppia la posta in gioco, offrendo ben trentacinque pezzi nuovi di zecca stesi in formato double, sia che si tratti di vinile che di compact disc.

Reks va alla ricerca delle proprie radici, scava nella sua storia tanto a livello generale quanto individuale e cerca di crescere i suoi piccoli re continuando a coltivare il sogno di un futuro più luminoso per le generazioni future. Il suo è un ruolo assolutamente preciso, è uno speaker coscienzioso in grado di allenare la mente al pensiero, restituendo peso a una leadership che la musica ha perduto tanto tempo fa, quando il messaggio dei brani ha perso definitivamente il suo valore intrinseco. L’asso di Boston è invece qui per ricordare che l’Hip-Hop è lotta: lotta contro chi ti vuole detronizzare o essere migliore di te, lotta per sopravvivere in un quartiere difficile dove non hai scelto di nascere, lotta contro un sistema per il quale la tua razza rappresenta un problema in sé e star dietro ai suoi problemi richiede tempi e sforzi che invece vengono dedicati ad altro.

Nonostante la presenza di un numero così cospicuo di tracce potrebbe far storcere il naso a qualcuno, “The Greatest X” è l’ennesima prova che Reks vince a mani basse. Trentacinque episodi senza nemmeno un interludio, decine di flow differenti, una chiarezza e una velocità di dizione spettacolari, intelligenza nel combinare più schemi di sillabe abbinate a un’ampiezza argomentativa di rilievo sono le caratteristiche che emergono di continuo una volta digerito per bene il contenuto di questa doppia opera, invitando immediatamente a nuove esperienze di ascolto per catturare tutte le finezze tecniche e concettuali che l’artista regala.

Una frase assolutamente qualunquistica come <<fuck hoes, get money>> tradisce volontariamente le apparenze e invita a ricercarne il reale significato nelle due strofe di “Liberation”. L’ipnotica/melodica “Kites” utilizza un’innocente figura metaforica per rappresentare la disillusione e il senso di perdita della speranza decantata da Obama, prima di ingabbiare Clinton, Trump e Sanders all’interno di un unico contesto molto ben descritto in “Impression, Sunrise”. Parlare di un argomento piuttosto frequente come quello delle tentazioni di cui un artista può disporre non è pericoloso se il montaggio del testo è sorretto da un intreccio continuo di parole costruite sulle stesse sillabe utilizzando sia l’assonanza che la rima interna, un’esecuzione tanto complessa quanto squisita, che dona a pezzi dallo svolgimento potenzialmente scontato come “Good Women, Thot Bitches” un’aura di originalità del tutto particolare.

L’attenzione verso le problematiche del ghetto è pressoché costante. L’onomatopea suggerita da “Wink Wink” incita ribellione e denuncia; “H.I.P.H.O.P.” e “1980” sono un viaggio a ritroso in una giovinezza molto difficile, passata a campare alla meno peggio con la figura paterna puntualmente sostituita dagli idoli Hip-Hop dell’epoca; “Jump Shots” – possente headnodder firmato Buckwild – è un’altra performance lirica infuocata dove il parallelismo tra basket e agilità al microfono simbolizza la chiave d’uscita dal quartiere d’origine raccontando di come Reks abbia tentato entrambe le soluzioni prima di capire verso quale indirizzare il proprio talento.

Altre note biografiche sono presenti su “Yesterday/Today/Tomorrow”, che racchiude in cinque minuti scarsi una visione dei sogni del passato, una rapida analisi di chi il protagonista sia divenuto oggi e di quale sarà l’eredità artistica che lascerà in futuro, una visione molto chiara e determinata su come s’intende affrontare la propria vita e di quale sarà il lascito per i “Future Kings”, le generazioni chiamate a prendere in mano il testimone della rivoluzione mentale nera, sperando che tra queste vi sia qualcuno in grado di trasmettere lo stesso amore per la Cultura che Corey fa uscire da ogni solco (<<they don’t want that no more>>, dice, riferendosi al boom bap in “LL Cool J”…).

Quelli appena menzionati sono tutti momenti intellettivamente stimolanti, ma seppur presenti in quantità nettamente inferiore non mancano pezzi da battaglia come “Plane Gang”, completamente tinto dei colori di Boston grazie ad Akrobatik, Edo. G e Termanology, oppure la mega posse cut “Final Four 2”, dove l’invito è allargato anche ad ospiti inattesi ma piacevolissimi come i Cali Agents e le rappresentanze detroitiane di Phat Kat e Guilty Simpson. “Bitch Slap”, aggressione verbale a suon di wordplay tra Reks e il Rugged Man, non è invece altrettanto efficace.

La produzione proviene da una discreta quantità di macchine differenti, ma la compattezza e la coerenza dei suoni non viene mai meno. C’è da riscontrare un’equa distribuzione tra sample e synth, e pur non mancando il saltuario episodio da loop ipnotico con scratch assortiti (viene in mente “Egotrippen”, fornita dal weatherman in persona) si evince come l’orecchio di Reks abbia preso la direzione di un boom bap maggiormente pulito e melodico, sebbene sempre abbinato a batterie potenti. Isolando per un attimo gli autori ci pare corretto inserire The Audible Doctor tra coloro che hanno ottenuto un risultato sopra la media (a lui si deve la ruvidità delle posse sopra citate), contributi come quelli di The Arcitype offrono parecchia melodia ed emozione grazie anche all’ottimo coordinamento delle parti cantate (“The Greatest”), mentre MoSS, Pro Logic, Hazardis Soundz e Short Fyuz, già collaboratori dell’mc in passato, eseguono un egregio lavoro nel fornire i consoni umori musicali allo stile lirico del protagonista.

Se da un lato episodi come “The Recipe” (grande il trattamento dei violini realizzato da Nottz) esaltano di brutto, quanto proposto da Statik Selektah ed Apollo Brown gioca sul sicuro ricalcando esattamente le formule di entrambi (Apollo, era necessario quel taglio di archi usato per la trilionesima volta?), mentre il difetto principale del disco è riscontrabile nella sezione centrale della seconda parte, dove presenzia un blocco di beat mediocri che mortificano in parte l’assalto lirico di Reks (“Loud”, “Massachusets”, “Eye In The Sky”) o che fanno risultare l’intero pezzo noioso e skippabile (“Twenty4seven3sixfive”), unici momenti che fanno pensare a una possibile miglior scrematura del materiale offerto.

Il miglior pregio di “The Greatest X” è invece quello di far scaturire la necessità di spendere opportunamente un paio d’ore del nostro ristretto tempo e riflettere su tutto ciò che quotidianità ed esercizio del potere rendono invisibili. L’ambiziosità del progetto non sta solo nel quantitativo proposto, ma risiede nei traguardi mentali che il protagonista stesso intende perseguire per poi trasmetterli all’esterno. Famoso e celebrato per alcuni o sconosciuto per altri, Reks si è in ogni caso tolto la soddisfazione di essere uno dei migliori poeti di strada contemporanei.

Tracklist

Reks – The Greatest X (Brick Records 2016)

Disc 1

  1. The Greatest Intro
  2. A.N.O.N.Y.M.O.U.S.
  3. Hands Up (Wink Wink)
  4. Jump Shots
  5. Plane Gang [Feat. Akrobatik, Edo. G and Termanology]
  6. The Greatest [Feat. Jared Evan]
  7. Surrounded [Feat. Dutch Rebelle, Alias and EzDread]
  8. Liberation
  9. Gone Baby Gone
  10. The Recipe
  11. Unknown
  12. B.E.E.F. [Feat. N.B.S.]
  13. LL Cool J
  14. Good Women, Thot Bitches [Feat. Termanology]
  15. The Promise
  16. Pray For Me: The Genocide Note
  17. My Dark Skin (Revisited)
  18. Benjamin Button

Disc 2

  1. Impression, Sunrise
  2. Egotrippen
  3. Bitch Slap [Feat. R.A. The Rugged Man]
  4. Kites
  5. Future Kings [Feat. Cassius The 5th]
  6. H.I.P.H.O.P.
  7. Final Four 2 [Feat. Ea$y Money, Planet Asia, Rasco, Reef The Lost Cauze, King Magnetic, Phat Kat and Guilty Simpson]
  8. Eye In The Sky [Feat. No Doz and Ripshop]
  9. Loud [Feat. Lucky Dice]
  10. Massachusetts [Feat. Mr. Fritz and Lucky Dice]
  11. Twenty4seven3sixfive
  12. 1980 [Feat. Jaysaun and Tristate]
  13. Cigarettes 2 [Feat. Coldshold]
  14. Intuition
  15. Worldview [Feat. Supnate and Moe Pope]
  16. Back Home [Feat. SPNDA, Bakari JB and Kay-R]
  17. Yesterday/Today/Tomorrow

Beatz

Disc 1

  • The S.U.I.C.I.D.E. S.Q.U.A.D.: 1
  • Statik Selektah: 2, 16
  • Streetrunner: 3
  • Buckwild: 4
  • The Audible Doctor: 5, 13, 17
  • The Arcitype: 6, 7
  • Black Milk: 8
  • Large Professor: 9
  • Nottz: 10, 11
  • 75 Crates: 12
  • Billy Loman: 14
  • Jon Gass and Vinyl Villain: 15
  • Rain: 18

 

Disc 2

  • MoSS and Pro Logic: 1
  • Evidence: 2
  • The Arcitype: 3
  • The Alchemist: 4
  • Apollo Brown: 5, 6
  • The Audible Doctor: 7, 8, 12
  • Numonics: 9, 10
  • B.C. Einstein: 11
  • Relentless: 13
  • J57: 14
  • Short Fyuz: 15, 16
  • Hazardis Soundz: 17

Scratch

Disc 1

  • Statik Selektah: 4
  • Dj Deadeye: 5
  • Dj Kerosene: 10

 

Disc 2

  • Dj Heron: 2
  • 7L: 7
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Mistadave

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