Reks and Shortfyuz – Order In Chaos

Voto: 4 –

Ogni indizio che preannuncia novità da parte di Reks lascia dietro sé una folta scia di sicurezze acquisite grazie alla consistenza della sua discografia. Sempre molto puntuale nella cadenza temporale dei propri lavori, l’artista persegue nell’offrire un rendimento che non accenna a scendere; anzi, seppure le circostanze potrebbero permettergli un comodo adagio su allori già guadagnati da tempo, Corey Christie ha lo sguardo fisso su un processo evolutivo costante, alimentato da un’energia infaticabile.

Order In Chaos” segue le stesse logiche di “Eyes Watching God” e “The Greatest X“, realizzazioni attraverso le quali l’mc è risultato più incisivo di altri nell’accompagnare il boom bap verso la sua dimensione attuale, conservandone la basica essenza ma sgrezzando il suo personale gusto sonoro a favore di ambientazioni lucenti e melodiche che, in questo come negli altri casi menzionati, così tanto bene si cuciono addosso a un abito metrico sempre ricco di soluzioni tecniche complesse. Interessante il format, succinto rispetto a un passato in cui la scaletta proponeva in media una ventina di brani e un doppio album, scrematura che vede pure una considerevole riduzione dei featuring omaggiando con la tessera di ospite solo alcuni tra i nomi più noti della scena del quadrifoglio (l’immancabile Termanology, il padre putativo Edo. G, il maturato Slaine), oltre a una ristretta selezione di locali che vede Sonic spiccare sui rimanenti.

Reks ha spesso mischiato le carte nella realizzazione dei suoi dischi, comprensibile quindi la scelta di tornare ad avvalersi di un unico beatmaker sulla falsariga di quanto già proposto coi vari Statik Selektah, Hazardis Soundz e Numonics; Shortfyuz è più concreto rispetto a quanto inserito a curriculum in precedenza (ricordiamo “G.O.Y.A.” di Termanology, non pienamente convincente), centra spesso le armonie corrette per stare al passo coi dinamismi tipici del copioso rapping fornito dal protagonista al microfono e la sua costruzione del pezzo evita agilmente l’ovvietà. Ancora, miscela correttamente apparati ritmici possenti e ovattati a contesti lustrati dall’808, campiona porzioni di piano alternandole a un consono sfruttamento delle ampie possibilità offerte dal sintetizzatore, organizza l’anatomia delle tracce mixandovi più batterie al loro interno o creando opportune interruzioni, offuscando per un attimo la sezione ritmica o aggiungendo effetti alla voce. Tali espedienti, uniti a una sequenza di brani che contemplano dei pezzi doppi che nulla centrano l’uno con l’altro, non sono altro che il manifesto del conseguimento della completa libertà espressiva che Reks ha cercato per lunghi anni.

La presenza di Lawrence si sente ovunque. E’ rappresentata da piccole ma significative fotografie che testimoniano, tra le altre cose, la forte componente latina del quartiere, simbolo di una convivenza tra etnie accomunata dal sentimento di abbandono storicamente causato dai signori che governano gli Stati Uniti. Reks, socialmente e politicamente attento, mischia non a caso con ineccepibile padronanza linguistica inglese e spagnolo in più di qualche contingenza, dando vita a filastrocche vertiginose come la singolare “Pollo” e una “Corazon Llora” forse un po’ spenta dal featuring, sfrutta appieno le potenzialità della sostenuta sezione ritmica di “Bread & Roses” non solo per infilare nel ritornello più assonanze di quante ne prevederebbe una strofa intera, il vero intento è quello di dimostrare che le pubbliche amministrazioni cambiano ma non cessano pallottole e abusi, sottolineando che tale situazione ingloba la totalità dei ghetti statunitensi.

Vivere portandosi appresso una pelle differente da quella bianca può essere un’autentica condanna, per la quale la comunità afro-americana non ha mai smesso di lottare. Le continue offese agli illeciti delle autorità sono motivate dalle azioni delle medesime (<<I’m what y’all call a public enemy/dark skin male with rebellious tendencies/…/you wear the badge, we pay the price>>“Collection Plate”), il gusto amaro lasciato dalle irrealizzate speranze emanate da Obama è ancora tangibile e ha lasciato il posto a un regime infernale (“Celebrate”, “Thirt13n”), alimentando un’oramai insopportabile situazione di stallo.

Reks è combattivo, fatevi un giro nei pressi di “Til He Drop” per meglio comprendere l’impacchettamento di un numero così alto di sillabe assonanti in poche barre, il suo Rap rimane però pervaso da una positività che gli permette di comporre testi molto incoraggianti come “Searchin'”, peraltro una delle migliori composizioni riscontrabili, nonché da una sensibilità che gli fornisce l’accesso alla scrittura di passaggi che trattano argomenti già affrontati, ma sempre riorganizzati con originalità (l’ottima “Can’t Gø”, che parla di relazioni sentimentali). La sua performance è ancora una volta prestante al punto da colmare qualche piccola lacuna produttiva – “East Coast Party” e “Imhotep” suggeriscono musicalmente poco, ma il tasso di lyricism è devastante – e conferma un profilo tecnico d’eccellenza, sistematicamente in grado di sostenere l’urto della prolificità nelle registrazioni in studio.

La grave mancanza d’attenzione mediatica nei suoi confronti (notiamo con dispiacere la totale assenza di recensioni dedicate a “Order In Chaos” a due mesi e mezzo dall’immissione nel mercato…) lo costringerà a perseverare nel pensare di essere il più grande sconosciuto in circolazione, tuttavia l’oggettivamente innegabile contributo fornito da Corey Christie verso l’Hip-Hop dei nostri giorni getta seri presupposti affinché la sua musica venga ricordata ben più di quanto lui stesso si aspetti.

Tracklist

Reks and Shortfyuz – Order In Chaos (BMGI 2018)

  1. Planz/Bread & Roses
  2. Order In Chaos
  3. Til He Drop
  4. East Coast Party
  5. Can’t Gø
  6. Searchin’ [Feat. Joenny Vargas]
  7. Corazon Llora [Feat. J Lyric]
  8. Pollo/Collection Plate [Feat. Termanology]
  9. Imhotep
  10. Feel Me [Feat. Slaine and Matt Ganem]
  11. Bitch I Ain’t No Bitch [Feat. Jam]
  12. Modern Muzik [Feat. Sonic and Edo. G]
  13. Thirt13n
  14. Celebrate

Beatz

All tracks produced by Shortfyuz

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