Red Pill – Look What This World Did To Us

Voto: 4

Red_Pill_Cover_Art_1024x1024Essere un mc significa possedere piena padronanza del microfono, non esitare mai davanti a una fiera competizione, infilare le rime giuste con piena sicurezza nei propri mezzi e con la miglior perizia tecnica possibile. La scelta di introdurre così la recensione del primo disco solista di Red Pill, già protagonista dell’operazione Ugly Heroes al fianco di Verbal Kent ed Apollo Brown, deriva dalla contrapposizione concettuale che il suo talento e le sue tematiche pongono, se ci si sofferma ad analizzarle più approfonditamente. “Look What This World Did To Us” ci mette difatti di fronte un ragazzo bianco di Detroit pronto a sobbarcarsi sulle spalle il proprio debutto, confezionando dodici tracce (più due ottime bonus track) incentrate su un futuro incerto e su domande retoriche, dove la sua abilità nel rimare naviga priva di difficoltà senza bisogno di sostegni esterni, confermandosi un artista di qualità che senza un corretto quantitativo di sicurezza non sarebbe certo stato firmato e promosso da un’etichetta come la Mello Music Group.

Il contrasto nasce dall’abilità con cui snocciola…tutte le sue insicurezze, specchio di una società che da anni non propone nulla su cui costruire per nessun giovane senza fare distinzioni sul colore della pelle, il sistema fagocita persone dando loro provvisorietà e povertà e i sogni di una vita quantomeno normale si infrangono su un muro durissimo da buttare giù. E’ una realtà che ingloba tanta gente, tra cui un ragazzo che di fronte a tanta ostilità non ha altra scelta che quella di coltivare – quando un lavoro indesiderato lo consente – una passione con amore e dedizione, cercando attraverso la musica di portarsi a casa da mangiare mirando quell’autonomia altrimenti negata. Introdursi nel mondo di Red Pill significa immergersi nei quadri quotidiani che il rapper dipinge con bravura, non è facile raccontare la noia, il vizio, il comportamento ciclico senza stancare e il pregio di quest’album sta proprio qui, nel senso che gli argomenti mai differiscono tra loro, ma si ascolta con attenzione tutto ciò che l’artista ha da dire. “Rap Game Cranky” descrive l’apatico entusiasmo per l’arrivo del venerdì sera raccontandolo in maniera stilisticamente attraente per via dei termini multisillabici ben collocati (<<My apartment functions as a dungeon/Curmudgeon, don’t invite me to your functions/I can’t stand introductions>>), un isolamento ermetico che rappresenta la diretta conseguenza di quel sentirsi sopraffatti dal sistema espresso da una molteplicità di brani. Uno di questi è la malinconica “That’s Okay”, che si interfaccia con figure esterne per cercare conforto nel comune disagio allacciando tra loro concetti e sottolineando una notevole capacità di scrittura (<<Having a crisis at a quarter life/onions on my quarter pound, didn’t get my order right>> è solo il finale, ma la strofa va letta tutta per contestualizzarla), mentre “Meh” dimostra esattamente quanto si sosteneva qualche riga fa, caratterizzando il personaggio e comprendendo l’originalità con cui viene spiegata la sua ordinarietà, utilizzando scene di una semplice giornata qualunque.

La scrittura sa raggiungere anche vette più alte, come quelle toccate da “Leonard Letdown”, nella quale si utilizza il linguaggio figurativo portando una metafora differente per ogni barra al fine di dimostrare il disappunto che il protagonista è capace di generare negli altri, dando vita a un pezzo che stilisticamente sta una spanna sopra gli altri. La produzione è un altro punto vincente, le idee che intervengono nella composizione appartengono a più teste ma non manca mai quella sensazione di coesione sonora fondamentale per rappresentare temi ricorrenti, con uno sfondo malinconico costante. Red Pill si autoproduce in quattro occasioni con gradevoli risultati (“Ten Year Party” si basa su un polveroso loop di chitarra ed è eccellente), L’Orange piazza un paio dei suoi colpi grazie al suo irresistibile metodo di campionare gli oldies, Castle – tanto per rimanere a giocare in casa – offre la gradevole “Windows” nascondendo la minimale batteria sotto il taglio e cucito del sample principale. Nonostante la presenza di nomi poco conosciuti a completare il quadro, ogni singolo beat è di qualità, basti pensare a passaggi come “Kids”, dal gradevole campione pitchato che ben si abbina all’esigenza di richiamare un’età piena di speranze, o “Blus”, rilassante ed ipnotica.

Siamo dunque alle prese con un nuovo caso in cui l’Hip-Hop si trasforma in strumento terapeutico, l’ultimo disperato tentativo di cercare una positività apparentemente perduta. In tanti casi ben documentati ha rappresentato un’alternativa alla criminalità, stavolta è invece una fuga dalla realtà quotidiana, un allontanamento dalla depressione, un aiuto per rompere il circolo e proiettarsi oltre. Un album pessimista, ma sincero come pochi e che noi, altrettanto sinceramente, inseriamo volentieri tra le migliori uscite di quest’anno.

Tracklist

Red Pill – Look What This World Did To Us (Mello Music Group 2015)

  1. Meh
  2. That’s OK
  3. Rap Game Cranky
  4. Windows
  5. Kids
  6. Smoke Rings
  7. Leonard Letdown
  8. Blus
  9. Rum And Coke
  10. Drown
  11. Look What This World Did To Us
  12. Ten Year Party

Beatz

  • KuroiOto: 1
  • L’Orange: 2, 7
  • Duke Westlake: 3
  • Castle: 4
  • Hir-O: 5, 10
  • Red Pill: 6, 9, 11, 12
  • Dayggs and Reed Eller: 8
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Mistadave

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