Red Pill – Instinctive Drowning

Voto: 4

RedPillInstinctiveDrowningNonostante per sua stessa ammissione Red Pill passi la maggior parte delle giornate a combattere una depressione semi-cronica, la sua carriera in ambito Hip-Hop – che lui se ne renda conto o meno – sta crescendo in maniera esponenziale. Una veloce occhiata alla sua biografia ci suggerisce una lista di quattro dischi ufficiali ivi coprendendo l’oggetto di questa recensione, quindi i due EP pubblicati lo scorso anno, nonché due album sotto il moniker Ugly Heroes, crew dove condivide le sorti con Verbal Kent e Apollo Brown.

La musica, nella sua natura di elemento in assenza della quale è difficile dirsi completi, è una cura fondamentale per chi non riesce ad affrontare tutti i giorni con la stessa determinazione: ascoltare o scrivere fa poca differenza, l’effetto è comunque benefico. Crediamo sia questo il modo più adatto per introdurre “Instinctive Drowning”, logica prosecuzione di un percorso inizato, come tutti, mostrando le proprie capacità tecniche per poi virare verso una tematica precisa, cominciando ad aprire la propria persona all’esterno un po’ alla volta. Qui Red Pill esamina se stesso a fondo, si mette a nudo davanti al prossimo senza temere un giudizio (forse perché ritiene di conoscere già la negatività del medesimo…), racconta di sé senza fingere di essere qualcun altro, ponendo molto bene a fuoco i suoi pensieri, i suoi fallimenti, le sue emozioni, il suo modo di voler condurre una vita che sembra non riservargli mai una soddisfazione, ma che lo vede combattere per emergere positivamente davanti alla profondità delle crisi che periodicamente gli si parano avanti.

Scopriamo così che la sorridente signora ritratta in copertina è la mamma, passata a miglior vita oramai tempo fa (lasciando una ferita sempre aperta) a seguito dei suoi problemi derivanti dall’abuso di alcool, l’unico espediente trovato per scacciare i propri demoni. L’altamente emozionale titletrack ci parla a dovere del momento in cui se n’è andata, si sentono onde che s’infrangono, un pianoforte delicato, suoni confusi emanati da quello che sembra un bambino, un ambiente surreale che accompagna l’agghiacciante inizio della descrizione dell’evento che tutti, in famiglia, sapevano già sarebbe accaduto. <<I remember when the ambulance came/she was unresponsive/dad was screaming her name/he tried to give her mouth to mouth/nothing but green fluid she was coughing out>> è il segno di un’esperienza devastante, ricordare è una penitenza così pesante da far rischiare il pianto durante la recitazione di alcuni passi, prima di passare a una seconda parte del pezzo dove a emergere è la rabbia, sottolineata dall’ingresso delle percussioni ed espressa con efficaci metodi figurativi (<<on every corner there’s a trigger for me/a big neon sign saying there’s liquor pouring>>) e usata come metodo per reagire a una condizione personale che sembra ricalcare quasi perfettamente le orme del genitore scomparso.

L’atmosfera a tratti celeste di “The New Normal”, il pezzo introduttivo, è simbolica nel voler raccontare di come l’artista abbia ricevuto forti segnali di ammonimento, fornendo la cronaca di un ricovero in ospedale a seguito di dolori lancinanti alla testa provocati dall’uso esagerato di alcoolici, delineando i tratti dell’ennesima battaglia persa e di una vita poi ricominciata esattamente come prima. “Four Part Cure” è invece un eccellente pezzo strutturato in – appunto – quattro strofe, ognuna delle quali crea una bizzarra convivenza tra religione, scienza, bassa autostima e il tema razziale, legando tutto sotto il minimo comune denominatore della negatività. Lo stato morale di Red Pill ne delinea anche i tratti artistici, esattamente contrari all’ostentazione materialistica che normalmente è parte integrante di tanto Hip-Hop. Emerge allora ancora una volta una figura introversa e insicura, che in “Stars” fa compendere fin troppo bene di non aver raggiunto i progressi sperati nonostante il raggiungimento di un minimo di notorietà (<<and all I see is stars, in everybody else>>), l’ultima di una serie di sconfitte personali che provoca la perenne sensazione di sentirsi fuori posto. E’ esattamente questo il senso di “Club Privilege”, che mima l’esaltazione di un luogo che in realtà si rigetta in ogni modo possibile, o della critica che sale dai solchi di “Fuck Your Ambition”, una presa di posizione contro la moda di questi ricchi provenienti dal basso capaci solo di accumulare cose inutili, un’invettiva che distrae dalle proprie magagne e nel contempo sottolinea nel suo piccolo tutto il fallimento che si nasconde dietro a uno status-symbol.

Non si creda però di rimanere intrappolati in un disco a senso unico, perché RP è bravo nell’auto-analisi tanto quanto nel costruire duplici significati concettuali utilizzando metafore differenti. Da questo punto di vista, “When The Devil Knocks” è micidiale, traveste il Diavolo sia da contrasto divino che da personificazione del tipico macho americano bianco, arricchendo quest’ultima figura di un fondamentale luogo comune legato a doppio filo all’Hip-Hop più moderno (<<put your woman in place, make fun of somebody who’s gay/nobody’s racist on Kill-A-Black-Kid-Tuesday/and it’s cool to say the n-word when you Rap along with 2 Chainz>>), creando uno dei passaggi testuali più alti dell’intero lavoro.

Per quanto intuitivo possa essere dal lato argomentativo, “Instinctive Drowning” è un disco inaspettato sul fronte produttivo. L’affidamento dell’architettura di tutte le tracce al bravo Ill Poetic comporta difatti il totale distacco dal Jazz polveroso di “Look What This World Did To Us” a vantaggio di un suono moderno, fresco, ricco di strumentazioni suonate in studio mirando alla creazione di mood mestamente cupi, che ricalcano la stessa tinteggiatura dell’umore delle liriche. Il beatmaking colpisce forte dal punto di vista emotivo e vi riesce sistematicamente, la densità di episodi come la titletrack fatica a poter essere spiegata a parole e va sentita dentro, l’oscurità di “When The Devil Knocks” si annida in ogni istante del pezzo creando un ipotetico labirinto dal quale si cerca di fuggire, “All Along The Shore” unisce percussioni e note di chitarra con piena coerenza, segnando ulteriormente il percorso che parte dell’Hip-Hop oggigiorno sta cercando d’intraprendere. Non si tratta di nulla che influisca in maniera determinante sulla fluidità dell’insieme, ma segnaliamo in ogni caso che le sonorità scelte per “Fuck Your Ambition” e “Club Privilege” e la loro natura puramente canzonatoria si allontanano un pò troppo dall’originalità del progetto nel suo complesso, pur comprendendo che l’artificio serve esclusivamente a giustificare il senso intrinseco dei testi.

Si tratta di un disco che non è possibile ascoltare distrattamente, la sua intensità richiede ragionamento, concentrazione, e crediamo sia questo uno dei motivi per cui è tutto sommato breve. Meglio così. E’ inebriante come quando ci si prende una sbronza guardando le stelle, negativo come tutti i momenti di estrema difficoltà della nostra vita, ma pure quando sembra tutto perduto ritrova sempre il modo di rialzarsi e riprovarci. In questo grande vortice contraddittorio, che in primis l’autore vi creda o no, Red Pill ne emerge come uno degli mc’s più distintivi di questo particolare frangente.

Tracklist

Red Pill – Instinctive Drowning (Mello Music Group 2016)

  1. The New Normal
  2. Four Part Cure
  3. Club Privilege
  4. Stars
  5. Fuck Your Ambition [Feat. P.O.S.]
  6. Gin & Tonic
  7. Instinctive Drowning
  8. When The Devil Knocks
  9. All Along The Shore
  10. Jeffrey Star

Beatz

All tracks produced by Ill Poetic

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Mistadave

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