Rapsody – Crown

Voto: 4 +

Una vera e propria first lady del Rap è qualcosa che non si è visto per anni. Quanti saranno stati? Una ventina? Più o meno sì. Con Bahamadia fuori dai giochi e Jean Grae che non ha mai sganciato il classico (e mai è riuscita a brillare nello stesso modo in tutte le bande dello spettro hh), probabilmente bisogna tornare ai tempi di “The Miseducation Of Lauryn Hill” per trovare l’ultima vera ghetto queen a trecentosessanta gradi. Una reggenza, tuttavia, nata e morta con quel disco; profetico figlio unico in una discografia solista soffocata dalle pressioni di fama e pecunia (<<it’s funny how money change a situation>>, cit.).

In sordina, però, dal 2011 un nome che gradualmente ha saputo risalire le gerarchie fin quasi alla vetta e sul quale nientepopodimenoche 9th Wonder ha puntato tutto c’è, ed è quello di Rapsody. Una femcee, per usare un orrendo neologismo, che si distingue da numerose sue colleghe rappando come se avesse le palle e non (perdonate la volgarità) il c***o; e che così si è guadagnata un rispetto trasversale, dal fango dei marciapiedi di Snow Hill agli uffici della Roc Nation, all’interno di un ecosistema musicale che, storia alla mano, delle quote rosa non ha mai fatto segreto di fregarsene.

E Rapsody questo lo sa bene, tanto che è lei stessa a dirlo (<<there’s no debating, my rating should be up there with Lauryn’s>>) dopo aver seminato il panico sulla triplice offerta musicale di “2 AM”, impreziosita dagli incastri al quarzo di Ab-Soul, suo complice di lunga data. La costruzione testuale è mutevole, disegnata per potersi adeguare al meglio alle texture dei tappeti intessuti da 9th Wonder e Khrysis; l’incedere, compassato ed elegante, sulle ritmiche iniziali permette al beat di respirare e lascia che sia la mente dell’ascoltatore a riempire in anticipo gli spazi vuoti. Una fase di riscaldamento che si conclude in apertura di terza strofa dove, colpo su colpo, la frequenza di sillabe al minuto s’impenna e ad ogni rima chiusa si materializzano almeno un paio di interpretazioni diverse (<<I know the pressure gon’ bust more than water columns/y’all blow pipes like Whitney out this motherfucker>>). Un K.O. tecnico. Il boom bap crepuscolare che accompagna la strofa finale è solo la passerella percorsa, con il pugno rivolto al cielo, da chi sa di aver già portato a casa l’incontro.

Il trucchetto dei beat che si alternano nello stesso brano è una delle chiavi dell’ascolto, che nella sua breve durata nasconde così molto più di quanto la scaletta non suggerisca. E’ il caso di “Take It Slow” e poi in “Crown”, in cui l’accompagnamento in ebano e avorio sull’incipit parlato della traccia si tramuta ben presto in una solenne parata militare sulle cui percussioni scheletriche marcia una strofa di rivalsa nera (<<and what I learned about life is: Lord is sure is not the fairest/if your skin ain’t as fair as all the Beckys, Tiffanys and Sarahs>>) che detterà i tempi tematici dell’intero EP. In “Mad”, gustosa rielaborazione dell’omonima traccia di Solange, qui campionata e sbobinata a doppia velocità per questioni di aderenza lirica, il tema è quello della marginalizzazione della comunità afroamericana. Ma Rapsody, invece del solito pistolotto storico, opta per un approccio alla John Keating (<<let me tell you why I’m mad son/it’s 2016 and black brothers still harassed dumb/they took The Cosby Show off air son/Bill might be in question, but Heathcliff done saved us all>>), concedendosi inoltre qualche sprazzo di vanità tra una barra e l’altra (<<yeah, tell ‘em why you mad son/‘cause the boss man’s wife’s sister’s sample is what I’m rapping on?>>). Si tratta pur sempre di Hip-Hop, no?

Corroborato da una prima voce che stecca poco o nulla, anche il Soul Council si concede qualche esperimento nel dialogare con i campionatori. In “Tina Turner”, metà tributo e metà autobiografia, Nottz riesce a bilanciare una delicata melodia di piano con la cacofonia arrogante di un paio di sample tratti da “Rebel Without A Pause” dei Public Enemy; mentre in “Gonna Miss You” la Nona Meraviglia in persona si mette a giocherellare con le percussioni, trovando il modo d’incastrarle con l’interpolazione vocale della quasi omonima “Gonna Miss U” di Raphael Saadiq.

“Beauty & The Beast” prima, “Crown” ora; e in mezzo a questi due una manciata di comparsate da protagonista, strappando i riflettori in “Every Ghetto” (con Talib Kweli), in “Without You” (con Anderson .Paak) e, soprattutto, in “Complexion” (con Kendrick Lamar). Tutto sembra essere al posto giusto per Rapsody. Manca solo il disco, dopodiché l’incoronazione sarà una pura formalità.

Tracklist

Rapsody – Crown (Jamla/Culture Over Everything 2016)

  1. Crown
  2. Gonna Miss You [Feat. Raphael Saadiq]
  3. Tina Turner
  4. #Goals
  5. Mad
  6. Take It Slow
  7. Through With Him
  8. 2 AM [Feat. Ab-Soul]
  9. OooWee [Feat. Anderson .Paak]
  10. Fire [Feat. Moonchild]

Beatz

  • Eric G and 9th Wonder: 1
  • 9th Wonder: 2, 7
  • Nottz: 3, 4
  • Eric G: 5
  • Terrace Martin, 9th Wonder and Khrysis: 6
  • Khrysis and 9th Wonder: 8
  • Khrysis: 9
  • 9th Wonder, Khrysis and Ka$h: 10
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