Q-Unique – The Mechanic

Voto: 3/3,5

Nell’agosto del novantanove una crew di Bushwick (Brooklyn) formata da Q-Unique, Freestyle, D-Stroy, Swel Boogie e Jise One, attivi già da un lustro abbondante e con una manciata di singoli targati Fondle ‘Em Records in curriculum, infiammarono l’hardcore newyorkese col loro esordio ufficiale intitolato “As The World Burns”, un concentrato di battaglie verbali, suoni velenosi (la produzione era quasi per intero sulle spalle dei primi tre) e riferimenti non troppo velati all’Hip-Hop dei pionieri. Il disco non garantì ai Nostri il clamoroso successo toccato ad altri, però li impose all’attenzione di un pubblico abituato a ritrovare negli ambienti underground la centralità della Cultura e delle sue quattro modalità espressive.

Ridotta la formazione di due quinti, “Date Of Birth” segnò di fatto la fine degli Arsonists – a prescindere dal recente “Lost In The Fire”, che ha recuperato un po’ di inediti, remix e rarità varie – e il potenziale avvio delle singole stagioni soliste; l’unico, tuttavia, a cogliere l’occasione con una certa convinzione è stato il leader del gruppo, Q-Unique, all’anagrafe Anthony Quiles, classe ‘72, origini portoricane, membro della Rock Steady Crew: pur con esiti e fortune altalenanti, dall’approdo in Uncle Howie Records con “Vengeance Is Mine” fino a quest’ultimo “The Mechanic” l’mc ha battuto sempre la medesima strada, tenendo fede a quegli stessi principi che sembravano animarne gl’incastri vent’anni prima. Coerenza o cocciutaggine che sia, quell’energia è viva e vegeta, pronta ad essere liberata nella feroce doppietta centrale formata da “You Know Me” e “Cult Leader & Capital”, la prima su un rassicurante beat à la Premier fornito dal londinese Illinformed, la seconda forgiata nelle braci ardenti di qualche girone infernale dal danese Sicknature per un tripudio di liriche antisistema che coinvolgono l’immancabile Ill Bill e Dj Eclipse ai piatti (un’autentica bomba!).

Assodato che forma e contenuti sono in sostanza quelli preventivabili, tocca quindi accontentarsi – se così si può dire – di una prova i cui pregi principali risiedono appunto nelle skill del protagonista, sputate al microfono con immutato vigore; discorso complicato, perché è vero che un’operazione come “The Mechanic” manca del tutto di novità e celebra un’attitudine oramai minoritaria, ma il suo anacronismo – per assurdo – si rivela quasi una boccata d’aria fresca all’interno di una scena che slitta sempre più verso ibridazioni di ogni tipo. In altre parole, le metafore di “Look Up In The Sky” (<<it’s like I’m playing the game of death and challenging every level/as long as I mix my Rap up with Heavy Metal/as long as there is a road for me to travel/and I’m fully equipped for the war that proceeds the battle>>), l’orgoglio e lo spirito identitario che emergono in “Thank You For Letting Me”, il bel campione di clavicembalo di “No Country For Old Men”, la rabbia cieca di “Ignorant Genius” (<<you bent over and delicate, I’m straight rugged/you chow dirt with a blow out and a great mullet/fuck your love, welcome to the hate summit/the balance of Demons and Jesus, give you the grievou>>) e i numerosi omaggi di “I Seen” posizionano l’album – saggiamente racchiuso nella durata di trenta minuti esatti – in una nicchia sempre meno affollata e per la quale è dunque semplice provare un pizzico di nostalgia.

Bastasse ciò, ovviamente, staremmo parlando di un’uscita imperdibile e di conseguenza in alto avreste letto un voto molto più rotondo; annotiamo invece la carenza d’originalità e la presenza di almeno un paio di passaggi a vuoto (“The Bad Guy”, “Put Ya Work In”) tra i principali difetti di un lavoro le cui ambizioni sono comunque limitate per definizione. Al contrario, non lasciano a desiderare – al netto di quanto appena chiarito – la caratura del Rap, in mani affidabili anche quando vengono coinvolti il signor Bill Braunstein e Nems (nel roster Creative Juices Music), e il taglio dato al sound. A questo proposito, la densità di produttori alle macchine – ben nove in un progetto di undici brani – non comporta particolari deviazioni di percorso (fatta forse eccezione per i pianoforti e le chitarre di “Let The Games Begin”), garantendo a Q una trama musicale che gli si addice in pieno.

Va da sé che un ascolto esplorativo mi sembra davvero il minimo; e non escludo a priori che poi ne seguano un secondo e magari un terzo…

Tracklist

Q-Unique – The Mechanic (No label 2018)

  1. Look Up In The Sky
  2. The Bad Guy
  3. Thank You For Letting Me
  4. No Country For Old Men [Feat. Ill Bill]
  5. Let The Games Begin
  6. You Know Me
  7. Cult Leader & Capital [Feat. Ill Bill]
  8. Brooklyn Stomp
  9. Ignorant Genius [Feat. Nems]
  10. I Seen
  11. Put Ya Work In

Beatz

  • Q-Unique: 1
  • Skammadix: 2
  • Dj Matvey: 3, 5, 10
  • Lecs Beats: 4
  • Illinformed: 6
  • Sicknature: 7
  • Ayatollah: 8
  • Stu Bangas: 9
  • T Cheep: 11

Scratch

  • Dj Eclipse: 6, 7
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