People Under The Stairs – O.S.T.

Voto: 4/4,5

“The Other Side Of The Looking Glass”, “Blazing Arrow”, “Fantastic Damage”, “Power In Numbers”, “I Phantom”, “The Future Is Now”, “Deadringer”… In un’ipotetica arringa difensiva, questi e altri titoli figurerebbero tra le numerose prove fornite alla giuria per discolparci da una distrazione che – ne siamo consapevoli – avremmo dovuto colmare molto prima, ritenendo il duemiladue un anno decisamente prospero sul fronte della scena underground. Non che i People Under The Stairs, già reduci dalla pubblicazione di “The Next Step” e “Question In The Form Of An Answer”, meritassero minori attenzioni, tuttavia l’entusiasmo suscitato da alcune realtà emergenti (Definitive Jux in testa) ebbe il sopravvento, dirottando in quella direzione una parte sostanziosa delle nostre recensioni.

Secchiate di cenere cosparsa sul capo dopo, eccoci dunque a rimediare invitandovi a recuperare la terza prova in duo di Thes One (aka Christopher Portugal) e Double K (aka Mike Turner), qui nel fiore all’occhiello di una discografia che non ha mai sottratto qualità in favore della considerevole quantità. Si tratta di un album che alla complicatezza e agli esperimenti più spericolati opponeva una solida semplicità, delle formule infallibili e tonnellate di passione, ma anche un palese disinteresse verso qualsivoglia tendenza, confermando il gruppo tra le assolute novità della Los Angeles d’inizio millennio. Come di consueto, Thes e K si affidano alla reciproca intesa e riducono al minimo i contributi esterni: se il primo produce quindici dei venti beat, il secondo li condisce con gli scratch, ritagliandosi invece spazi pressoché coincidenti al microfono; un equilibrio senza dubbio collaudato, nonostante l’elemento caratterizzante del percorso artistico dei PUTS risieda in sostanza nella straordinaria fragranza del sound.

“O.S.T.” è infatti una vera e propria celebrazione del digging e del sampling (quindi, in senso lato, dell’Hip-Hop stesso), attività condotte col massimo della cura e nelle quali i due beatmaker raggiungono senza mezzi termini l’eccellenza. La loro ricerca è tale da rendere ardua l’individuazione precisa dei vinili campionati (così l’intro: <<I’m hasty, your keyboard tracks, they don’t phase me/digging through the crates for some gems that amaze me>>), ferma restando una chiara predilezione riservata al binomio groove Funk/breakbeat rocciosi. L’argomento imporrebbe un’adeguata selezione di esempi, compito ahinoi per nulla agevole considerata la densità di gemme presenti nella lunga tracklist; ci provo e cito la titletrack per l’andatura circolare del basso (head nodding garantito!), “The Hang Loose” per il gustoso omaggio alla vecchia scuola, “The Double K Show” per l’efficace minimalismo sostenuto da un’incalzante batteria (un classico: Thes One elogia il suo dj in una ventina di barre e quest’ultimo mostra la propria abilità ai piatti, concedendosi anche qualche rima), “Keepin It Live” per il minuzioso lavoro di composizione, “Montego Slay” per l’ingresso da brividi dei fiati nel refrain e la conclusiva “The Breakdown” perché lo xilofono vince sempre e a prescindere. Preferenze personali a parte, la fattura complessiva delle strumentali è davvero alta e di conseguenza sarebbe lecito attendersi un intreccio lirico altrettanto valido, tema che però ci conduce a una criticità di particolare importanza.

Ai PUTS viene spesso rimproverato un mcing non del tutto consono al livello della prestazione musicale; a mio giudizio, pur rilevando un’oggettiva ristrettezza argomentativa, il profilo tecnico è comunque sopra la sufficienza (ammetto un debole per Double K, il quale ricorda alla lontana Chali 2na e si destreggia tra buone sillabazioni) e un po’ compensa i difetti più o meno trascurabili di un canovaccio abbastanza ordinario. “O.S.T.” racconta un vissuto privo di spettacolarità, scandito da qualche fumata tra amici, serate alcooliche, feste e tanto amore per la Cultura Hip-Hop, spunti che ritroviamo nel dittico “The Suite For Beaver” come nell’ottima “Acid Raindrops”, nel grasso che cola di “The Outrage” e nei propositi espliciti di “Keepin It Live” (<<b-boy for life, fuck a suit and a tie/cause I’ll know I made a difference on the day that I die>>), nel manifesto “The Dig” (<<we got forty crates, black plates, rare grooves, breaks/no 78’s, Vietnam era United States/american Funk, private label on major turntables/sunken treasures that’s in the 4/4 measures>>) e nell’ennesimo elenco che ci suona familiare (“The Breakdown”: <<something for sophisticated 8th grade Hip-Hop taste/for heads that remember the breakup of 3rd Bass/Tribe, EPMD, Pete Rock and C.L. Smooth/hear immense influence that congruent in my groove>>).

L’assenza di variazioni sensibili nella gamma dei contenuti, gli oltre settantacinque minuti di durata e la rigidità di uno schema che non prevede voci terze circoscrivono i limiti di un’operazione parecchio – e forse orgogliosamente – zainettara; non che ciò impedisca, sedici anni dopo, di continuare ad apprezzarne le deliziose vibrazioni emanate, frutto di una visione genuina, spontanea e positiva dell’Hip-Hop. Un toccasana, insomma.

Tracklist

People Under The Stairs – O.S.T. (OM Records 2002)

  1. Intro
  2. Jappy Jap
  3. The Suite For Beaver Part 1
  4. The Suite For Beaver Part 2
  5. O.S.T. (Original Soundtrack)
  6. Empty Bottles Of Water
  7. Jim Sr.
  8. The Outrage
  9. The Hang Loose
  10. The Double K Show
  11. Tales Of Kidd Drunkadelic
  12. Keepin It Live
  13. The Dig
  14. The Heat
  15. Montego Slay
  16. The L.A. Song
  17. 8 Is Enuff
  18. Acid Raindrops [Feat. Camel MC]
  19. The Joyride
  20. The Breakdown

Beatz

  • Thes One: 1, 3, 5, 6, 9, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 18, 19, 20
  • Double K: 2, 4, 8, 10, 17
  • Thes One and Double K: 7

Scratch

All scratches by Double K

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