People Under The Stairs – 12 Step Program

Voto: 3,5

Non fai in tempo a distrarti un attimo che i People Under The Stairs se ne vengono fuori con un disco nuovo… Sembra una battuta, però non lo è: dal croccantissimo “FUN DMC” a oggi sono usciti “Carried Away”, “Highlighter” e, dulcis in fundo, “12 Step Program” (cioè altri tre titoli in sei anni tondi per un totale di nove album ufficiali, quattro EP, un paio di raccolte e perfino due DVD, spesso ricorrendo all’autoproduzione), primo e secondo ammetto di non averli neppure ascoltati, del terzo posso dirvi subito che nei suoi cinquanta minuti quasi esatti offre tutto ciò che ci si aspetta dal gruppo.

Double K e Thes One si confermano mc’s capaci e produttori dotati di buon gusto, sempre un po’ isolati e sottoesposti rispetto alla scena di Los Angeles (non c’è traccia di featuring, né appaiono spesso in progetti altrui), stoici nel proporre un tipo di sound che potremmo associare a quello dei Jurassic 5, analogia comunque vaga e da non prendere affatto alla lettera. Nel corso della loro oramai densa carriera discografica, i PUTS hanno mostrato un carattere solare, giocoso, ironico, proponendo storie di vita quotidiana e scenari distanti dal cupo immaginario che la Città degli Angeli dà il più delle volte di sé; il capolavoro in senso stretto credo l’abbiano mancato (“O.S.T.”?), ciononostante è semplice cogliere una traiettoria sistematicamente sopra la sufficienza e ribadita dallo stesso “12 Step Program”: chimica indissolubile, barre divise col righello (dalle quattro a testa nell’introduttiva “Roundabouts” alle canoniche sedici in generale), sample deliziosi e un approccio molto franco, mirato a un intrattenimento abbastanza sobrio e non privo di incisi più conscious.

La ricchezza compositiva di “Ste. For Reefer”, che in sette minuti di durata alterna con efficacia diversi beat, lo storytelling di “Cool Story Bro”, su un giro minimale di basso e batteria, coi due protagonisti che di venerdì sera incappano in altrettanti incontri spiacevoli (Double K: <<that’s when it hit me like bricks, damn, they wearin’ all red/my neighborhood is blue, and it’s fuckin’ with my head>>; Thes: <<but what’s that? LAPD now following me/play it cool, take off your hat and drive slowly>>), gli omaggi alle notti losangeline di “LA Nights” (il campione, anche nel refrain, arriva da “L.A. Nights” di Yasuko Agawa), le vibrazioni positive di “Get Hip”, “Yes I Can” (<<and there’s more options than just rappin’ and playin’ ball/it’s that’s your passion, go for it, just don’t let it be a wall>>) e “Doctor Feelgood”; “12 Step Program” si caratterizza appunto di episodi mai così complessi, conservando un’estetica globale orientata alla tradizione e combinando tra loro elementi noti al pubblico Hip-Hop.

Perciò aspettatevi un’accettabile ridondanza tematica (specie se si parla di alcool e/o erba), qualche rima chiusa alla meno peggio (<<give me the money and fame, and I’ll show you no pain>>; <<never let anyone tell you that it’s impossible/even though there’s obstacles, anything is possible>>) e una manciata di brani trascurabili (“Pictures On My Wall”, stupidina, e “Umbrellas” – la chitarra è quella di “Tudo Que Você Podia Ser”), tenendo a mente che i pregi di un’uscita come quella in esame vanno rintracciati nella leggerezza dei contenuti e nelle sonorità familiari, lasciando ad altri il compito di rompere schemi e spingere in alto il tasso tecnico.

Se avete dei dubbi, schiaritevi le idee con un simpatico commercial e col primo singolo estratto, “1 Up Til Sun Up“.

Tracklist

People Under The Stairs – 12 Step Program (Piecelock 70 Records 2014)

  1. Roundabouts
  2. Ste. For Reefer
  3. 1 Up Til Sun Up
  4. Cool Story Bro
  5. The Strand
  6. LA Nights
  7. Get Hip
  8. Pictures On My Wall
  9. Breakup Music
  10. Yes I Can
  11. Umbrellas (God Forgive Me)
  12. Doctor Feelgood

Beatz

All tracks produced by People Under The Stairs

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