Oddisee – The Iceberg

Voto: 4 +

Il percorso artistico di Oddisee è contraddistinto da una costante voglia di crescita a discapito del fatto di aver sempre dimostrato di essere un ragazzo intellettualmente più evoluto rispetto a quanto racconti l’anagrafe. La sua maturità etica è un valore plasmato grazie ad esperienza e lezioni di vita, fattori che viaggiano su binari assolutamente paralleli rispetto alla sua evoluzione musicale, che ne ha decretato il definitivo passaggio da (ottimo) beatmaker a (ottimo) coordinatore di una band, assecondando tutte le influenze che di volta in volta assorbe per comporre i suoi dischi.

In passato lo avevamo visto scrivere dando vita a personaggi che divenivano diretti protagonisti delle sue storie nate dall’osservazione casuale, in altri momenti si era aperto con molta umiltà all’auto-analisi cercando una sua personale progressione, senza contare le numerose divagazioni completamente strumentali, un modo alternativo di manifestare se stesso. L’attualità ci consegna un’altra svolta decisiva per la carriera del talento di Prince George’s County, qui realizzatore di solidissime fondamenta concettuali che prendono vita attraverso una metafora – quella dello scavare sotto la superficie – adattata a ciascuno degli argomenti proposti, un meccanismo che una volta compreso fino in fondo fa girare il tutto a meraviglia.

La creatività intellettiva di Oddisee è sempre andata di pari passo con quella musicale. “The Iceberg” nasce nel momento stesso in cui l’artista ha capito la sua fioritura umana, la sua comprensione della possibilità di andare alla ricerca di ciò che è positivo qualunque sia la difficoltà presentata dalle circostanze e dallo status sociale, evidenziando la necessità di trasmettere questa nuova coscienza all’esterno, in un mondo dominato dall’apparenza e dalla paura del diverso. Proprio da qui nascono i passaggi necessari a un’idonea comprensione dell’album.

“You Grew Up” è ad esempio un pezzo di stretta attualità, che gioca molto bene la carta dello storytelling fruendo di un’ispirazione tratta dalla realtà tanto quanto dalla finzione, unendo esperienze personali e fatti di cronaca per creare un duplice racconto con finale tragico, due strofe accomunate dall’intolleranza razziale dove terrorismo e misfatti della Polizia convivono in un unico contesto. Il concept di “Built By Pictures” è di forte arguzia, l’accostamento con l’ideale scatola di costruzioni fornita priva d’istruzioni simboleggia perfettamente l’illusione data da un sistema che continua a far credere alle varie etnie residenti negli Stati Uniti di poter raggiungere un risultato di piena uguaglianza, senza fornire gli strumenti adatti allo scopo, un fare buon viso al cattivo gioco ben tangibile pure in “NNGE” (<<I mean what is there to fear/I’m from black America this is just another year/if you’re new to disrespect by your elected puppeteers/well let me show you how to persevere>>).

Oddisee è perfettamente consapevole della discriminazione che gli aleggia attorno, del suo disagio interiore in quanto musulmano (<<what in the world are you looking for/can’t a young man get money on tour/live in Brooklyn buildings pre-war/with a name that don’t make you think of C4>>), sa bene che le differenze non sussitono nel solo campo razziale (<<I make more than my sister/’cause I was born as a mister/and I ain’t never been to college, and she graduated honors/yet the bosses think that I’m a better fit, huh/well, that annoy me more than cargo shorts/and Yoga pants that’s worn at anything that’s not a sport>> – “Hold It Back”) e dimostra chiaramente come la verità non sia mai assoluta, perché sempre determinata in base al differente modo di ragionare di ciascuno, racchiudendo la convivenza sociale americana all’interno di binari eternamente paralleli, destinati a non incontrarsi mai (<<I would kill to save life/do you see a hero or you’d rather read me rights>>“Right & Wrong”).

Persino la critica su differenti pesi e misure applicate a seconda della tonalità della propria pelle riesce a non trasformarsi in un’azione troppo fine a se stessa (“Like Really”), quando Oddisee accusa lo fa con finezza, senza cadere nella trappola dello stereotipo facile e privandosi della sempre pericolosa auto-commiserazione; anzi, l’invito a guardarsi dentro con maggior impegno sottolinea il bisogno di una correzione mentale che eviti di confinare determinati stati d’animo a una razza ben identificata (<<that’s a vital part in the art of blackness/we don’t get depressed we compress the sadness>>“Waiting Outside”). Rimanendo nel campo delle metafore, “This Girl I Know” è la sua personale “I Used To Love H.E.R.”, una dichiarazione d’amore che l’Hip-Hop gli mal corrisponde, mentre la propria crescita e la positività sono ben rappresentate dalla pioggia figurativa evocata da “Make It Rain”, una disamina sul contrasto tra ambizione personale e aspettativa genitoriale che si trasla perfettamente verso il progresso personale intrapreso dall’artista (<<I can make it rain no matter what the time/but I’d do it less for some peace of mind>>).

Il variopinto contributo musicale allestito da Oddisee e dalla band Good Company è ancora una volta contaminato da molteplici ascendenze, limitando i sample al minimo e lasciando ampio terreno ad eleganti commistioni tra chitarra, basso, sintetizzatori e trombe atte a creare, attraverso virtuosismi marchiati da ogni sorta di black music, l’Hip-Hop alternativo che ben contraddistingue il protagonista. Ne derivano le atmosfere pulite e delicate di “Hold It Back”, i deliziosi contrasti tra il minimalismo che accompagna le strofe di “Diggin Deeper” e la ricchezza delle trombe che ne contraddistinguono il ritornello, e le esplosioni solari di “Want To Be”, un passaggio entusiastico dove la band dà il meglio di sé.

L’intermezzo percussionistico che precede “NNGE” e che ben si nasconde nella sua sezione ritmica è un chiaro omaggio alla storica scena Go-Go di Washington D.C., elaborato in compagnia di un Toine sempre gradevole, la cui presenza è un valore aggiunto proprio come quella di Oliver Daysoul, stuzzicante coi suoi giri di chitarra e mosso da un’ispirazione mayfieldiana nei suoi interventi cantati. Il giro a trecentosessanta gradi include pure le robuste matrici Hip-Hop di “Rain Dance” e “This Girl I Know”, così come la Dance di “Things” e la Trap di “Like Really”, ambedue occasioni nelle quali l’artista mette in mostra non solo una ricca mappatura del suo già versatile flow, ma incastra fiumi di rime accelerando vertiginosamente la dizione dei termini con notevole lucidità.

“The Iceberg” è l’ennesimo disco di estrema qualità all’interno di un ricco portfolio, un album che prosegue la spinta di Oddisee verso nuove ridefinizioni degli orizzonti Hip-Hop, un conseguimento che solo talenti unici come il suo possono riuscire a raggiungere.

Tracklist

Oddisee – The Iceberg (Mello Music Group 2017)

  1. Digging Deep
  2. Things
  3. Built By Pictures
  4. Hold It Back
  5. You Grew Up
  6. NNGE [Feat. Toine]
  7. Like Really
  8. Want To Be
  9. This Girl I Know
  10. Waiting Outside
  11. Rain Dance
  12. Rights & Wrongs [Feat. Olivier St. Louis]

Beatz

All tracks produced by Oddisee

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