Nitro – No comment

<<La mia crew è Machete/siamo dei, siamo re, come Buddha e Ramsete>>. Comincio da qui, dalla più classica barra autocelebrativa, perché se di “No comment” vi hanno raccontato anzitutto gli aspetti che dovrebbero far clamore, chiamando in causa da un lato la vena introspettiva di diversi brani e dall’altro il passaggio a un sound nell’insieme meno ostico, io preferisco arretrare di un passettino e inquadrare l’album in un discorso più ampio: il collettivo Machete, inteso quale sviluppo di un approccio che appariva chiaro (e ambizioso) fin dal seminale “The island chainsaw massacre”, è a mio avviso l’unica realtà italiana in grado di – al tempo stesso – adottare un profilo musicale aperto a numerose ibridazioni (prima D’n’B, poi Dubstep, ora Trap), mantenere viva una sua spiccata originalità, risultare ben piantata nel presente e conservare un’attitudine senza ombra di dubbio Hip-Hop.

Non è affatto poco; e lo dico da appassionato per nulla felice della trasversalità che sta monopolizzando il genere, spesso annacquato e imbastardito fino alla perdita completa dei suoi tratti somatici più riconoscibili. Ecco, con Nitro il pericolo non sorge e la sua terza prova solista in cinque anni suonerà fresca alle orecchie dell’utenza meno specializzata e familiare a quelle di chi nelle cuffie mette ancora tonnellate di boom bap: l’mc cristallizza l’indole hardcore che caratterizzava “Danger” e “Suicidol” all’interno di un’operazione variegata tanto sul fronte lirico quanto su quello musicale, ma invece che subire il trend attuale in maniera passiva ne propone una lettura personale, mai derivativa o – peggio – emulativa. D’altronde quando la tracklist si apre con una mina come “Buio omega” e una ferocia lirica che non intende farsi attendere (<<La scena dopo me è Ground Zero/siamo la voce del ribelle come Shel Shapiro/taci malparido/sarai già sparito/prima che la mia lancetta si rifaccia un giro>>) c’è poco da obiettare; o meglio, c’è poco da commentare.

Una fetta consistente del disco (durata standard: quaranta minuti tondi) abbonda appunto di citazioni, aggressività, punchline e strofe in extrabeat, elementi ricorrenti in “Last man standing” (<<che giorno è?/Che me ne fotte dì/e non guardare me/se la tua mon chéri/non fa le pompe a te/e a me le doppie sì>>) come nell’ironia di “Chairaggione”, passando per “Ok Corral” (<<fai il delinquente/ma qui nella giungla/non hai detto niente/non hai fatto nulla>>) e l’orgoglio di “N.V.M.L.” (<<devi rappare un Vangelo per stare al mio passo>>). A queste, non a caso, corrispondono le strumentali più robuste di “No comment”, frutto di un abile intreccio tra montagne di synth, bassline sparate sui denti e rullanti che non disdegnano qualche richiamo alla 808; se la formula non presenta grandi novità rispetto ad altre uscite del periodo, il rendimento generale è però alto (al netto del solo MadMan, che ammetto di non riuscire a digerire neppure nelle modiche dosi di un featuring) e il risultato appaga il bisogno di buon Rap su strumentali che non svaniscono dalla memoria al terzo ascolto.

Meno tradizionale (comunque nel perimetro di un progetto che tale in senso stretto non è) la parte rimanente di “No comment”; a cominciare dal secondo estratto video, “Infamity show”, il cui sarcasmo sulla scena si sposa bene con la strumentale incalzante, fino al registro molto emotivo dello sfogo conclusivo che ritroviamo in “Horror vacui”, la maturazione artistica di Nitro si manifesta proprio nella sopraggiunta capacità di alternare crudezza e riflessività a parità di efficacia. Non a caso, segnaliamo tra i momenti di maggiore intensità “Ho fatto bene” e il dittico “San Junipero”, l’una – su un beat di Zef lento e malinconico – dedicata al racconto biografico (<<non ho avuto mai una spinta, facevo freestyle in strada/mia madre mi chiamava e mi chiedeva dove sei?/Dopo gli esami di quinta stavo già fuori di casa/ora rimpiango ogni momento che non passo con i miei>>) e alla rivendicazione delle scelte prese, le altre due – il titolo è un ovvio riferimento a “Black Mirror” – strutturate su un doppio storytelling il cui tema sentimentale si esprime attraverso opposti (negatività, sensi di colpa, dolcezza, desideri) che tuttavia palesano il medesimo, urgente bisogno.

Vengo al punto: dopo due tentativi già promettenti, Nitro quadra il cerchio e tocca il momentaneo vertice di un percorso che potrebbe spingersi in molteplici direzioni. Va da sé che sbilanciarsi in previsioni su cosa verrà dopo è del tutto speculativo, perciò mi limito a registrare “No comment” tra le notizie positive di inizio anno, sperando ne arrivino presto anche altre.

Tracklist

Nitro – No comment (Machete Empire Records 2018)

  1. Buio omega
  2. Infamity show
  3. Last man standing
  4. Ho fatto bene
  5. Chairaggione [Feat. Salmo]
  6. Violence
  7. Ok Corral [Feat. MadMan]
  8. DM
  9. N.V.M.L. [Feat. Dani Faiv]
  10. San Junipero I
  11. San Junipero II
  12. Passepartout [Feat. Lazza]
  13. Horror vacui

Beatz

  • Salmo: 1, 2
  • Low Kidd e Dj Slait: 3
  • Zef: 4
  • Tha Supreme: 5
  • Low Kidd: 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12
  • Low Kidd e Denny The Cool: 13
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