Moder feat. Duna – 8 dicembre

Seguiamo Moder grosso modo dal duemilasei, ovvero da quando “Artificious” irruppe in una scena che tentava a fatica di ricomporre i cocci lasciati da un’implosione le cui cicatrici sono tuttora visibili. L’Hip-Hop del Lato Oscuro della Costa (formazione nata dalla crasi tra A.S. Click e Delitto Perfetto) sbocciava appunto su un efficace compromesso che risolveva il conflitto tra un’anima per così dire classica e il bisogno (sano, genuino) di spiccare un balzo evolutivo in avanti – un’interessante lezione da sottoporre a chi, oggi, pretende di ascrivere a un genere musicale ciò che, senza giudizi di merito, gli è semplicemente estraneo; quattro anni dopo, con “Amore, morte, rivoluzione”, il quintetto ravennate firmava la sua opera della maturità e forse esauriva un’esperienza che, pur in assenza di clamorosi exploit, aveva restituito spunti importanti a chiunque volesse proiettarsi nella medesima direzione. Ne conseguì l’inevitabile cascata di impegni – più o meno – solisti, ecco quindi Tesuan (con Freshbeat) in “Correvo senza mai arrivare”, Polly (con Max Producer) in “La città verrà distrutta domani”, Max Penombra in “Cose di un anno”, Nada alle prese con una metamorfosi chiamata Godblesscomputers e Moder in un mixtape e poi in un EP; mancava tuttavia all’appello, tornando sul protagonista della recensione, un disco come “8 dicembre” – e una volta premuto il tasto play se ne capisce presto la ragione.

Si tratta infatti di un’operazione emotivamente complicata, che posiziona il racconto autobiografico al centro di un album la cui genesi è assimilabile a un’intensa (e non di rado lancinante) autoanalisi. La data del titolo è quella della morte del padre di Moder, che una crudele casualità ha fatto coincidere col giorno dell’undicesimo compleanno del rapper, cioè l’otto dicembre del novantaquattro; da qui si dipana un fitto intreccio di memorie, sfoghi e riflessioni che, nel loro insieme, avvicinano un passato segnato da una perdita incolmabile a un presente che vede il nostro Lanfranco alle prese con la propria paternità. Non si creda, però, che le qualità di “8 dicembre” si esauriscano nell’introspezione e nella profondità di pensiero che emerge durante l’ascolto, perché si farebbe un notevole torto all’abile liricista venuto su mentre l’Hip-Hop italiano – ad opinione di chi scrive – sperimentava il suo momento di maggiore creatività (la seconda metà dei novanta): la prosa diretta, l’interpretazione asciutta e il flow preciso sono il frutto di una gavetta vera, un percorso artistico che alle assi del palco e allo studio di registrazione ha aggiunto i laboratori Rap al CISIM di Lido Adriano, l’ideazione dell’Under Festival e addirittura il teatro.

Le istantanee sparse di “John Fante”, su una combinazione micidiale di cassa, gong e scratch, introducono la progressiva discesa tra i ricordi dell’mc: se “Viale Roma” arretra fino all’adolescenza, “Mauro e Tiziana” si spinge negli <<anni ‘80/quelli di Craxi e dell’alta finanza sognando Manhattan/dei fantasmi nei parchi con gli aghi alle braccia>> (un crescendo di episodi molto personali e immagini vivissime: narrativamente parlando abbiamo di fronte il fiore all’occhiello di “8 dicembre”). “La volpe e l’uva”, amara conta dei tanti rapporti spenti dal tempo (<<ve lo sareste immaginati che un giorno non ci saremmo quasi salutati?/Ci siamo abituati/il destino muove fili e a noi c’ha slegati/più che fratelli, meno che amici, siamo capitati>>), amplifica un senso di malinconia che fa il paio con la cupa negatività di “Tra i denti” (<<io ne ho pieni i coglioni delle vostre opinioni/e dei bicchieri pieni, pensa di quelli vuoti/dei vostri dischi nuovi, dei vostri dischi innocui/del Rap, del Rock, dell’Indie, degli addetti ai lavori>>), “Stanne fuori” e “Paludi” (altra mina!) deviano invece il discorso verso l’ambiente Hip-Hop con i vari annessi e connessi del caso, alleggerendo il carico di tensione prima delle <<notti senza senso/sbronzo perso>> di “Ti chiamo quando arrivo” e dello spleen puro di “Buonanotte paranoia” (riproposta in una sorta di versione acustica nella conclusiva “Buonanotte”).

Come s’intuisce, la prima persona singolare e il riferimento costante a un vissuto esplorato soprattutto nelle sue pieghe meno luminose sono elementi da assimilare con un po’ di calma e una buona dose d’empatia; aiuta un indirizzo melodico gestito dallo stesso Moder col sound engineer Andrea Scardovi aka Duna, responsabili di una fase di post-produzione attraverso la quale ogni strumentale è stata ricomposta mediante variazioni, aggiunte e nuove programmazioni. Il risultato è un delizioso gioco di equilibri che tiene assieme tradizione e modernità, eleganza e ruvidezza, sample e synth, tasti, corde e pad, batterie e interventi sui piatti, l’ennesimo pregio di un’uscita che ha arricchito un’annata di ovvi alti e bassi con la giusta dose di carattere, concretezza e originalità, scansando sia la retorica del peggior esistenzialismo che i luoghi comuni dell’Emo Rap.

Se poi vogliamo ridurre il discorso ai minimi termini, “8 dicembre” è la riprova di un talento troppo a lungo sottovalutato (sebbene fossimo stati avvisati già tre anni fa…): è tempo che ciascuno renda a Moder i complimenti che merita.

Tracklist

Moder feat. Duna – 8 dicembre (Glory Hole Records 2016)

  1. John Fante
  2. Viale Roma [Feat. Stephkill e Gloria Turrini]
  3. Mauro e Tiziana
  4. La volpe e l’uva
  5. Tra i denti [Feat. LadyJulss]
  6. Il codice di Perelà
  7. Stanne fuori
  8. 8 dicembre [Feat. Gloria Turrini]
  9. Paludi
  10. Graffi
  11. Ti chiamo quando arrivo [Feat. Hyst]
  12. Zanne d’avorio [Feat. Gloria Turrini]
  13. Buonanotte paranoia [Feat. Lord Assen]
  14. E’ arrivata
  15. Buonanotte

Beatz

  • Danny Zannoni: 1, 10
  • XXX Fila: 2
  • Orazio Magrì: 3
  • Dj West: 4
  • Dj Seed: 5, 6, 8, 9, 11
  • Zesta: 7
  • Kd-One: 12, 14
  • Jenio: 13
  • Francesco Giampaoli: 15

Scratch

  • Dj Nersone e Dj 5L: 1, 7, 9
  • Dj 5L: 10
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