MC Ren – Kizz My Black Azz

Voto: 3,5

Non ci tocca nemmeno il pensiero di creare futili classificazioni di dischi ordinandoli secondo la quantità di vendite effettuate, essendo da sempre questo l’ultimo fattore di cui necessitiamo per giudicare un progetto discografico; accordiamo però una rara eccezione al curioso caso di MC Ren, capace di uscire dalla nube di liti che a suo tempo sfasciò gli N.W.A. con un EP in grado di vendere più di un milione di copie senza la spinta di veicoli pubblicitari e privo di passaggi in radio, un dato impressionante e comprovante la portata del fenomeno Niggaz With Attitude, un tifone in grado di lasciare profondi strascichi anche dopo la rottura definitiva (quella parziale era già avvenuta con la dipartita di Ice Cube) del giocattolo gangsta più lucrativo dell’epoca.

La storia solista di Ren inizia proprio da qui, dall’avviare una carriera da solo mc facendosi gli affaracci suoi senza entrare nel merito degli scontri tra Eazy e Dre, niente schieramenti – se non l’investire Eric Wright medesimo del ruolo di produttore esecutivo – ma solo due obiettivi chiari: aggiungere nuove risorse al proprio già interessante conto in banca elevando al contempo la percezione del suo reale talento in un contesto estraneo al gruppo, rimarcando ciò che spesso veniva dimenticato, ovvero che fosse stato proprio lui, nel percorso post-Cube, a sorreggere il reparto lirico della crew di Compton meglio di chiunque altro.

“Kizz My Black Azz” ripropone molta della rozza violenza misogina che gli N.W.A. avevano deciso di accentuare ulteriormente tanto in “110 Miles And Runnin'” quanto nel discusso “Efil4zaggin”. Difatti, dopo un’introduzione strumentale, “Behind The Scenes” già elimina le mezze misure portando tutto all’eccesso, proseguendo sul medesimo binario delle gemelline “Just Don’t Bite It” e “She Swallowed It” degli N.W.A. puntando le sue fiches sull’intramontabile immaginario della brava studentessa in minigonna capace di nascondere inarrivabili perversioni, un equivalente audio di una qualsiasi clip di X-Videos pure attrezzato dei gemiti che le opere Hip-Hop più esplicite spesso offrivano tra i loro solchi. Se l’epilogo della poco verosimile storia risulta assai sconcertante – nel caso, fate un giro su Rap Genius e soddisfate la vostra curiosità – la traccia esegue in toto il suo dovere nel dimostrare che l’MC Ren spogliato del suo vecchio gruppo sa esattamente come stare in piedi da sé grazie a un incedere lirico assolutamente privo di minime incertezze e che il ricco condimento musicale allestito da Bobcat, molto bravo nel gestire varie sovrapposizioni di sample e nel costruire i loop principali, si rivela di prima qualità.

“Final Frontier”, il cui relativo singolo rappresentò l’unico mezzo promozionale in dote all’EP, non fa che confermare ciò. Si tratta di un pezzo sopravvissuto alle intemperie del tempo con classe, di certo uno dei singoli di maggior rilevanza che Ren abbia mai firmato, ben rappresentativo della sua capacità di fare il sedere a strisce alla competizione di bassa qualità attraverso tre strofe scritte con uno sprezzante senso di superiorità abbinato alla consueta assenza di filtri (<<now throw your hands in the air and let me see ya slap a ho/start the violence going on through an MC Ren show/I don’t give a fuck if niggas is fighting in the crowd/I only got one concern, that’s my vocals pumping loud>>), esibendo un flow che si muove tra l’ordinario e il fuoco rapido, fruendo della solidissima costruzione di un beat che abbina il giro di piano di “The Bridge Is Over” a una sezione ritmica massiccia e un ritornello infettivo, che campiona due delle frasi tipiche del protagonista.

La dimensione più apprezzabile della scrittura di Ren resta quella a tema criminale, che fa di “Right Up My Alley” un brano poco ricordato ma assai significativo, capace di trasportare l’ascoltatore in uno dei vicoli malfamati di Compton appaiandovi la competenza descrittiva di chi quel lerciume l’ha vissuto quotidianamente, ritraendo ambientazioni poco illuminate e frequentate da battone malate che si vendono per pochi spiccioli, scenari di sparatorie contro i poliziotti e brutali esecuzioni a svantaggio di gangster rivali, accompagnando il tutto con un loop carico di tensione, che accentua il suo senso di pressione nello stacco tra le strofe grazie all’effetto del sintetizzatore.

La parte finale del breve lavoro è completamente dedicata alla ferocia con cui Ren si scaglia contro i suoi detrattori, cadendo in parte nel tranello del limite argomentativo. “Hounddogz” inveisce con immutato disprezzo contro tutte quelle persone che non lo consideravano rilevante prima della sua fama (<<what’s up Ren, we used to be in the same class/I’m shaking my head, yeah, now listening to this lying ass/they ask me what have I been up to/knowing damn well I make money from my record sales/I sip on my drink and say see ya’/cause only a four legged pregnant mutt can be ya’/a hounddog>>), bersaglio che non varia nella possente titletrack, dato che soggetti e concetti tendono a rimanere gli stessi (<<but when I go to clubs, I get the utmost respect/them jealous muthafuckas know I clock crazy checks/sayin I wouldn’t sell if I didn’t cuss/but while they fuss – I’m going gold, they goin’ dust>>).

Ma, ancora una volta, sono le qualità dei pezzi a spiccare sul resto, dato che nel primo dei due casi appena citati la traccia è sostenuta da un efficace sample di archi, dal bel lavoro agli scratch del compianto Dj Train e dalla chicca fornita da The Torture Chamber (“Houddogz” è l’unico episodio privo dell’intervento di Dj Bobcat), abile nel sovrapporre due differenti suoni di chitarra utilizzando altrettante piste, un espediente che denota l’attenzione al dettaglio riscontrabile su tutta la produzione. La conclusiva “Kizz My Black Azz” è invece un treno senza freni sul quale MC Ren misura se stesso con bpm più alti, mantenendo ottimi livelli di gestione del fiato e dizione, conservando i cumuli di carisma e stile che da sempre si porta appresso, srotolando in tutta velocità schemi metrici che non si discostano più di tanto dalla rima baciata e fornendo di tanto in tanto qualche piccolo accoppiamento interno di sillabe.

“Kizz My Black Azz”, che sarebbe dovuto essere il preludio al vero esordio di MC Ren (“Life Sentence”, progetto abbandonato in seguito alla sua conversione alla fede islamica, dalla quale sarebbero state invece gettate le basi per l’ottimo “Shock Of The Hour”), rimane un congruo punto di partenza di una carriera molto altalenante e spezzettata, lontana dai successi planetari dei suoi ex compagni di avventura ma ingiustamente sottovalutata. Ripensandoci oggi, restiamo fermi sulla nostra linea di pensiero di allora: meglio sei pezzi di questa qualità, che quindici tracce di pura spazzatura e riempitivi. E’ proprio da qui che il Villain In Black per antonomasia ha alimentato la sua piccola leggenda, richiamando tonnellate di rispetto anche a un quarto di secolo dalla sua originaria pubblicazione.

Tracklist

MC Ren – Kizz My Black Azz (Ruthless Records/Priority Records 1992)

  1. Intro: Check It Out Y’all
  2. Behind The Scenes
  3. Final Frontier
  4. Right Up My Alley
  5. Hounddogz
  6. Kizz My Black Azz

Beatz

All tracks produced by Bobby (Bobcat) Ervin except track #5 by The Torture Chamber, Dj Train and MC Ren

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