M-Dot – egO anD The eneMy

Voto: 4

Lo sentite quel mormorio in sottofondo? Negli Stati Uniti lo chiamano buzz ed è un termine che va a braccetto con l’Hip-Hop sin dalla notte dei tempi, quando non c’era Internet a permettere alle agenzie pubblicitarie di spammare ovunque né esisteva YouTube coi suoi cattivi consigli indicizzati. Allora, per mettere le mani sulla next big thing di un determinato quartiere, era necessario affidarsi al passaparola, alla positività di più pareri provenienti da differenti fonti, fattore vitale per tenere acceso il senso di attesa e creare un seguito.

Michael Januario, classe ’84, originario di Revere, Massachusetts, otto chilometri circa da Boston, di buzz ne ha generato parecchio per merito di incessanti tour a fare da spalla a chiunque glielo chiedesse, viaggiando spesso e volentieri anche in direzione di un’Europa da lui particolarmente apprezzata non solo per le origini italiane, ma pure per il differente amore mostrato dalle folle nei confronti del real Hip-Hop. Includiamo nel novero pure l’irrinunciabile gavetta di singoli, mixtape e una corposa lista di collaborazioni, ottenendo così il quadro necessario per meglio comprendere l’insinuarsi in circolo del nome M-Dot, presentato da molti come il prossimo asso underground in uscita da Boston e qui chiamato a dimostrare di poter stare al passo con la sua fama locale.

Quanti ci vengono presentati come grandi senza fornirne prove all’altezza? Avete già perso il conto? Anche noi. Qui, però, è bene sbarazzarsi della pur doverosa sospettosità, perché a giudicare dal monoblocco di concretezza portato in dote da “egO anD The eneMy”, ogni piccolo dubbio viene presto spazzato via. Diciassette pezzi senza l’ombra di un filler, dominati dalla costanza con cui M-Dot infila complessi incastri di rime tessendo trame sempre differenti di assonanze, da barre congiunte da possenti legami poli-sillabici e da una pioggia di rime multiple, nonché da un flow che lavora al massimo del regime mantenendo brillanti sia dizione che tenuta del fiato. La ciliegina è apposta su una già squisita torta da una produzione proveniente da diverse mani abili e conosciute, un’amalgama che rispecchia fedelmente i canoni del boom bap odierno trovando la corretta combinazione tra pulizia e potenza, evidenziando l’ottimo fiuto del protagonista nel selezionare i beat.

Il pezzo strumentale introduttivo, nella nostra personale interpretazione, è ben rappresentativo del pacifico stato emozionale che si vuol raggiungere, ma ci si rende conto ben presto che ogni brano seguente prende vita dentro un sottofondo di oscurità, l’immaginario evoca figure mostruose, malate, violente, che cercano di combattere i loro stessi demoni e di abbandonare i lugubri luoghi generati da un’attitudine mentale negativa. Sono sforzi che a volte non bastano e le conseguenze possono essere tragiche, come nel caso della povera “Chrissy” presa da tutte le sue false sicurezze e dagli eccessi che la spediscono dritta in uno di quegli ideali vicoli ciechi, esame di storytelling peraltro abbondantemente superato e beat del mitico Buckwild il cui fascino sta nella sua non usualità. “Dreamscape” porta intimidazione grazie ai perentori colpi della batteria programmata da Marco Polo, la combinazione tra la chitarra, un piano nevrotico e l’organo svolgono il ruolo corretto nel creare un’atmosfera da manicomio presagendo un’orribile fine a chiunque riservi dubbi verso il protagonista, ma ancor più accentuato è il tono orrorifico di “Death To Raquel”, ispirata dallo stesso “American Psycho” campionato in apertura, vano tentativo di scacciare torbide fantasie, incubi che fanno sudare freddo e voci che risuonano in testa prima che tutto torni – troppo tardi – alla normalità. “911” attinge dal medesimo filone e inventa un personaggio fatto mentalmente a pezzi dall’infedeltà, spremuto fino a trovarsi costretto alla peggiore delle soluzioni.

Liquidare il tutto come una semplice riedizione dei classici scenari mathersiani (tesi potenzialmente avvalorata anche dalle grafiche) sarebbe un errore di superficialità molto grave, perché “egO anD The eneMy” poggia le sue basi su pacchi di grinta e senso di speranza. L’incessante flow di “The Empathy” è il perfetto simbolo della perseveranza di ogni artista che si trova a dover bilanciare sogni personali e vita affettiva facendosi largo tra stress e scetticismi, l’incedere di M-Dot non conosce pause e punta dritto al traguardo creando una seconda strofa da capogiro per senso ritmico, approfittando dell’allestimento musicale di un Large Professor vincente nell’uscire dal suo personale seminato abbinando un sample pitchato a una chitarra elettrica, centrando pienamente la costruzione del pezzo.

“Reliant” è un’ammissione di colpa terapeutica, nonostante la sua natura cruda e diretta nello spiegare la dipendenza da alcool funge da strumento per riuscire a rialzare la testa e tornare a guardare l’obettivo dritto in faccia, esprimendo tutta la propria dedizione alla causa come in “No Excuses”, che vede gli Snowgoons scegliere il percorso del loop anti-melodico sopra al quale si assiste a un’altra funambolica esibizione di dizione. La luce sarà anche fioca ma l’importante è che continui ad esserci, è questo il sunto della meravigliosa “Shine”, tre strofe messe in piedi con la collaborazione di Meth in persona e della lodevole Dominique Larue, che assieme a un eccellente ritornello cantato trovano un’unione concettuale attraverso la solarità che si vuol far emergere dagli abissi metaforicamente rappresentati dal testo. “Days Are All The Same” è uno degli scritti di maggior spessore tematico (<<chicks regurgitatin thinking they’ll look right/dudes increase the murder rate try to live that hood life/it’s all the same, each day starts with pain/they need us divided till that gun shells parts our brain/kid’s depressed ‘cause he got no love on Snapchat/his mom’s depressed cause her Tinder don’t chat back>>) e va ad incornare frontalmente materialismo e apparenza su un’esaltante intersezione tra melodia, sample vocale e possente sezione ritmica, tutto nato da una felicissima intuizione di Hi-Tek.

Ad un mc con le capacità tecniche di M-Dot non può certo mancare un pacchetto di brani autocelebrativi con annesso assortimento di frecciate scoccate verso incapaci modaioli, territorio fertile per bangers della qualità di “Fugazzi”, della quale l’atmosfera Reggae, il campione infettivo, la strofa cattivissima di Jaysaun (<<I sell drugs long as you scrubs keep on buyin’/and I rather shoot a cop than see another black man dyin’>>) costituiscono materiale facilmente infiammabile. Già che parliamo di featuring, è bene sottolineare come Dot rubi sistematicamente la scena ai suoi stessi ospiti gettando combustibile sul fuoco ovunque, ivi includendo il nerboruto Soul sopra al quale spitta in compagnia di Sonny Cheeba, Geechi Suede e Tribeca, un quartetto che frantuma a colpi di rime al laser ogni dannato faker (“True Lies”), mentre il duetto interamente tinto del verde bostoniano coglie Krumbsnatcha in bella forma per il representin’ locale, a maggior ragione se Krhysis sgancia l’head nodder (“Nomads”).

Molto apprezzabili sono poi le puntatine retro che il venerabile Marley Marl tira fuori da qualche floppy di un quarto di secolo fa (“Gleamin'” e il suo xilofono da pura assuefazione) e il crudo Hip-Hop senza fronzoli sempre perfetto per riempire il quadernetto di rime da battaglia (“Give It To Me”), quest’ultima proveniente dalla fornitura di un Jon Glass in grado di impressionare molto positivamente pure per il bel giro di campanelli di “Meow Mix” e il magico mondo incantato del tappeto sonoro di “Foreign”, peraltro ennesimi segnali della predilezione di M-Dot per gruppi di barre a rime doppie e multi-sillabiche.

Abbiamo snocciolato abbastanza per invogliarvi a saperne di più? Bene, allora segnatevi questo nome e lasciatevi attrarre da un disco tostissimo, che oltre a rappresentare una delle sorprese inattese dell’anno dimostra come i doverosi dues siano stati lautamente pagati dal suo autore. Il buzz è destinato a dilagare.

Tracklist

M-Dot – egO anD The eneMy (Own Lane Music/EMS Productions 2017)

  1. Intro
  2. Dreamscape
  3. Foreign
  4. Days Are All The Same
  5. Chrissy
  6. Nomads [fFat. Krumbsnatcha]
  7. The Empathy
  8. Gleamin’ [Feat. B.A.M.]
  9. Give It To Me
  10. Fugazzi [Feat. Jaysaun]
  11. No Excuses
  12. Shine [Feat. Method Man and Dominique Larue]
  13. Meow Mix
  14. True Lies [Feat. Camp Lo & Tribeca]
  15. Reliant
  16. Death To Raquel
  17. 911

Beatz

  • KAN: 1
  • Marco Polo: 2
  • Jon Glass: 3, 9, 13
  • Hi-Tek: 4
  • Buckwild: 5
  • Khrysis: 6
  • Large Professor: 7
  • Marley Marl: 8
  • LX Beats: 10
  • Snowgoons: 11
  • Soulplusmind: 12, 16
  • LP2: 14
  • Whatson: 15
  • Es-K: 17

Scratch

  • LP2: 4, 9, 14, 17
  • Dj Djaz: 6
  • Marley Marl: 8
  • Dj JS-1: 11
  • 7L: 15
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