Lethal V – Veecodin

Ho ascoltato Lethal V per la prima volta in “Brown sugar”, uscita in free download realizzata nel 2014 pescando tra le strumentali di Apollo Brown (il quale, a posteriori, ha dato il suo beneplacito all’operazione intrecciando una felice collaborazione sui palchi con Gold Leaves Academy) e promosso – cito me stesso – a pieni voti nella nostra vecchia sezione dedicata alle autoproduzioni. Il secondo assaggio risale alla convincente apertura del live di Apollo (appunto), Ras Kass e Big Pooh al Fabbrica Alta di Schio, nel giugno dell’anno successivo. Ora è la volta di “Veecodin”, prova che alza decisamente la posta in gioco e conferma subito un elemento a mio avviso determinante nel percorso artistico dell’mc classe ’89, distante dalle attuali dinamiche musicali dell’Hip-Hop italiano e con lo sguardo rivolto verso l’altra sponda dell’Oceano, lì dove le coordinate di questa Cultura hanno preso e continuano tutt’oggi a prendere forma.

La classicità del suo esordio ufficiale, imputabile altresì al contributo – poi ci torniamo – di Dj MS, non è però il frutto della pura emulazione, di un riflesso incondizionato che esprime un gusto in tutta probabilità influenzato dall’ascolto di tanti titoli provenienti dagli Stati Uniti (<<taglio teste random/rappo bestemmiando, Random Axe>>); è semmai il risultato di una scelta artistica precisa, trasparente (<<per non parlare di ‘sti rapper con i risvoltini/bevono pozioni e stanno sempre fuori, rintontiti>>), consapevolmente in controtendenza rispetto al crescente numero di emergenti indecisi sulla posizione da prendere all’interno o a ridosso della scena (<<lasciami il Rap/datti alla Trap/durerà quanto te>>). Non è il caso di Lethal V, che per “Veecodin” mette in campo un campionario tecnico notevole (non li ho contati, ma i <<quindici flow>> vantati in “Hit the road wack” mi sembrano verosimili) e una gamma tematica inconfondibile, collocandosi senza margini d’errore nell’underground di qualità.

Già la titletrack, d’altronde, se da un lato anticipa il senso di un disco che si propone di trovare un minuzioso equilibrio tra forma e contenuto (<<dosi di buona musica in pillole di saggezza>>), dall’altro chiarisce a suon di scratch quale sarà il registro dei successivi tre quarti d’ora, durata che vede Lethal V e Dj MS assoluti protagonisti di quattordici brani che si concedono solo una manciata di featuring (Guilty Simpson, Davide Shorty e Moova) e non rallentano mai il passo attraverso intermezzi o cambi di rotta. Al contrario, l’andatura è sostenuta e costante, si tratti di episodi autocelebrativi e motivazionali (“Never give up”, “Ra’s Al Ghul”), esibizioni stilistiche (“Hit the road wack”, “Dope dealer”), riflessioni su società e attualità (“Penthotal I”), introspezioni (“Flashback”), messaggi per nulla banali (“Penthotal II”: <<rispetto la comunità in totale divergenza/sognavo libertà, mica un’infame dipendenza/alterno fame di vendetta a un senso grave di tendenza/verso un mare d’incertezza senza fare differenza>>) e flussi di coscienza (“La mia direzione”).

A voler sminuzzare “Veecodin”, tuttavia, temo gli si faccia un torto, perché è anzitutto nel suo insieme che l’album si lascia apprezzare, ovvero nella solidità di una combinazione che appare efficace da ciascun angolo d’osservazione. Se, infatti, Lethal V aggredisce il microfono con dosi non indifferenti di fotta, alternando metriche articolate, punchline, allitterazioni (<<non dirmi di critici Pop/infimi e viscidi un tot/stirpi di ominidi, troll/privi di physique du rôle/rime e delivery, bro/fidati bro, lascio ecchimosi e shock/fisici, no diggedy>>), hashtag Rap assortito e – in generale – incastri che testimoniano un lavoro di fine scrittura, Dj MS si rivela il suo partner ideale grazie alla timbrica asciutta dei beat, alla fruttuosa ricerca di sample (pianoforti, arpe, chitarre, archi) da tagliare su misure più o meno brevi e all’uso moderato dei synth.

Il pelo nell’uovo è dato forse da un segmento finale che non possiede la freschezza e l’energia di due piccole hit come “The realness of our soul” o “Ra’s Al Ghul”, annotazione che comunque nulla toglie a un progetto cui auguriamo di non passare inosservato agli occhi del suo pubblico e ai radar della cosiddetta informazione specializzata. Dal canto nostro, è un’altra promozione piena.

Tracklist

Lethal V – Veecodin (Gold Leaves Academy 2017)

  1. Veecodin
  2. Never give up
  3. Hit the road wack
  4. Penthotal I
  5. Flashback
  6. The realness of our soul [Feat. Guilty Simpson e Davide Shorty]
  7. Dope dealer
  8. Ra’s Al Ghul
  9. Clavis salomonica II [Feat. Moova]
  10. Penthotal II
  11. La mia direzione
  12. R’n’D
  13. Carlito Brigante Jr.
  14. Sotto stress

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