Khrysis & Elzhi are Jericho Jackson – Jericho Jackson

Voto: 4 +

Nonostante il mondo in cui viviamo sia tutt’altro che perfetto, ci sono dati che non sfuggono all’oggettività. Quanto ci è offerto a livello musicale in ambito Hip-Hop – o presunto tale – si adegua in maniera idonea a quella che è diventata la società odierna, nella quale conviviamo tutti i giorni con superficialità da social network e un’opinione generale dettata da una massa asfittica e impersonale i cui giudizi sono basati su canoni che semplicemente non reggono. No, non si tratta di non sapersi adeguare alle novità né di far la figura dei rigidi bistecconi attaccati a mamma golden age, si tratta di saper soppesare adeguatamente elementi inconfutabili senza perdersi a glorificare prodotti che da Hip-Hop sono solo travestiti, spesso spacciati per l’ennesima rivoluzione musicale in essere invece che inquadrati nella loro sostanza di mero prodotto per ragazzini.

Sono proprio artisti del calibro di Elzhi a stuzzicare questi ragionamenti, perché risulta frustrante commisurare la loro unicità alla portata del successo e riconoscimento ottenuti, traendone stanche conclusioni di sottovalutazione nonostante ci si trovi al cospetto di un Maestro di Cerimonia di quelli veri, dei più completi per talento naturale e sviluppo tecnico e perciò appartenente a una stretta cerchia elitaria che potrebbe vederlo inserito in qualsiasi lista dei più grandi liricisti di qualsiasi epoca.

Il fatto che lo si ritrovi oggi a percorrere un’altra tappa fondamentale di carriera in compagnia di Khrysis sotto l’acronimo Jericho Jackson (qui trovate maggiori informazioni sulla pellicola che ha ispirato questa scelta) è un fattore che non sposta più di tanto gli equilibri, nel senso che già a un primo esame dei contenuti diventa chiaro come l’album sia una logica prosecuzione della tessitura argomentativa del recente passato di Elzhi, nonché che egli ne sia l’indiscusso protagonista, un elemento che Khrysis ha certamente saputo cogliere nella maniera migliore. Il produttore affiliato alla Justus League riveste infatti un ruolo decisivo nell’elaborare un apparato musicale che privilegi minimalismo ed essenzialità, offrendo al contempo morbidezza e raffinatezza, un sottofondo non troppo ingombrante, che lasci gran parte dello spazio all’immenso lavoro lirico dell’mc.

Alcuni cocci della depressione trattata in “Lead Poison” sono ancora da raccogliere, ma le lezioni si sono imparate e le prospettive sono tornate ad essere molto buone. Lo si evince da pezzi come “To-Do List”, contraddistinta da archi quasi liberatori e costruita per rappresentare una decisa reattività nei confronti di quel vecchio stato d’animo, una serie di traguardi raggiunti e da raggiungere, nuovi propositi per il prosieguo della propria vita tenendo la mente lontana dai cattivi pensieri e scacciando per sempre le malelingue (<<this time around, I’m bound to get my respect/for those who treat this God gift like it’s the devil’s reject>>). “Listen” è assai delicata, profumata di tocchi Jazz tanto nella strumentazione quanto nel cantato della perfetta Amber Navran, un’esibizione di eleganza nella quale Khrysis dimostra notevole ampiezza di vedute mentre Elzhi raccoglie i propri pensieri srotolandoli su un flow impeccabile, raccontando una relazione che avrebbe avuto ben altre potenzialità se solo la sua testa non fosse stata offuscata da altro.

Sono momenti di grande apertura e vulnerabilità, di presa di coscienza del fatto che la propria esistenza dipenda da sé e da nessun altro, di paletti da piantare per evitare di ritrovarsi di nuovo le spalle voltate. Ecco dunque spiegato l’ermetismo di “F.R.I.E.N.D.S.”, il cui loop ricorda uno sci-fi anni settanta con una linea di basso ben marcata, nonché il simbolico e apposito scivolare in secondo piano di Khrysis per una “Overthinking” il cui beat lascia il palcoscenico a efficaci metafore attraverso le quali il testo esegue le sue considerazioni gettando in campo tutto il ricco arsenale lirico a versi che devono la loro complessità tanto alla tecnica quanto allo spessore emotivo della propria auto-analisi.

Ma non tutta l’attenzione deve necessariamente rimanere concentrata sulla propria persona, quindi il percorso argomentativo vira saggiamente in direzione della comunità, in particolare verso l’educazione di quei giovani che frequentano i luoghi meno raccomandabili di Detroit. Il quadro dipinto per “Seventeen” rappresenta così una figura quasi paterna per come cerca di offrire una guida con cui evitare errori fatali nel districarsi nella giungla urbana, denotando peraltro la solita grande perizia stilistica nello scrivere rime legate a concetti numerici; “Cuffin’ Season” offre poi un ammonimento del tutto simile, esaltando la capacità nel rappresentare adeguatamente l’ambiente di strada e il suo linguaggio, individuando la logica delle conseguenze delle proprie azioni e delle persecuzioni cui si è assoggettati in un contesto arricchito da un centrato loop di chitarra.

Non scordiamo, infine, che una delle prerogative elzhiane è pur sempre l’intelligente creatività nel campo delle rime da pura battaglia, da questo punto di vista “Breguets” è un pezzo denso nella scrittura e magistrale negli incastri espositivi (<<you claim you’re flames when it’s only hell/what I spit out in the booth, it’s the fountain of youth inside the holy grail/the day you wanna try me/I be/sippin chai tea/with both feet kicked up like tai chi/me no worry, I’m an ice storm in Cali/you ‘bout as common as a flurry in Missouri>>), mentre il singolo “Self Made” eleva al quadrato l’efficacia di un ritornello vincente (<<self made since twelfth grade, this my calling/every jewel I drop is money out the sky falling/El is that nigga, some of y’all forgotten what I’m jotting/my pen bleed while yours be blood clotting>>), divertendosi a incorporarlo persino nella strofa, segno di una capacità di balzare da una componente del pezzo a un’altra con irrisoria facilità.

A parte la totale inutilità di un neo come “Talkin’ Bout”, musicalmente inespressiva ed evitabile prova di Khrysis nel cimentarsi al microfono, la missione Jericho Jackson è da ritenersi ampiamente portata a termine nella sua natura di lavoro generato da una mente baciata da Madre Natura, concepita per scrivere rime in maniera eccellente senza peccare in arroganza, cosciente e coerente. Ora Elzhi è davvero pronto per compiere il prossimo passo della sua vita, attrezzato dall’esperienza per superare i prossimi ostacoli che gli si pareranno davanti, grato per ciò che ha avuto e per le persone che l’hanno circondato di supporto nei momenti più bui.

Non sarà famoso come chi comanda le classifiche o chi si vede investire di rilevanza senza averne il merito, ma da artisti come lui – signori cari – c’è solo da imparare.

Tracklist

Khrysis & Elzhi are Jericho Jackson – Jericho Jackson (Jamla Records 2018)

  1. World Of Illusion
  2. Overthinking
  3. Self Made
  4. Cuffin’ Season
  5. Seventeen
  6. F.R.I.E.N.D.S.
  7. To-Do List
  8. Talkin’ Bout
  9. Listen [Feat. Amber Navran]
  10. Breguets
  11. Thank You

Beatz

All tracks produced by Khrysis

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