Kanye West – Ye

Voto: 4 –

L’Hip-Hop, per sua natura, ha sempre avuto bisogno di un cattivo da copertina. Quello – citando il copione di “Scarface” – verso il quale puntare il proprio dito del cazzo per dire: quello è un uomo cattivo. E’ un ruolo funzionale (e di sacrificio) nell’ecosistema di questa particolare e movimentata Cultura, che polarizza su di sé le critiche del momento (un tempo nel mirino c’erano le liriche eccessivamente violente, poi la misoginia endemica del Gangsta Rap anni novanta, le bordate omofobe dell’ex biondino di Detroit a inizio carriera e via dicendo), permettendo ai benpensanti di strillare indignati slogan d’indignazione dal proprio piedistallo e lasciando al contempo in pace il resto del bioma. Lo furono gli N.W.A, seguiti nell’ordine dai vari Tupac Shakur, Eminem e 50 Cent; da qualche anno – quasi dieci oramai… – questo scomodo ma fondamentale ruolo è ricoperto da Kanye West.

Ed è considerando questo fattore che Ye”, senza scomodare scintillanti superlativi, sorprende; perché scinde finalmente Kanye da quell’aura divina che lui stesso (ovviamente non senza complici) si è cucito addosso nel periodo compreso tra la perdizione della sua fantasia oscura e l’incarnazione di “Yeezus”. L’amore smisurato che nutre per sé resta inchiodato a livelli onanistici, ma la sua dimensione è molto più terrena: ama se stesso e senza dubbio sente di meritare l’ammirazione dell’Universo, ma a questo giro sembra perlomeno non pretenderla più. Non più un Dio ma un semplice supereroe, come si definisce in Yikes facendo pace col suo bipolarismo (<<that’s my superpower, nigga, ain’t no disability>>) e mettendo a nudo – senza disdegnare un po’ di flexing farmaceutico (<<tweakin’, tweakin’ off that 2CB, huh?/Is he gon’ make it? TBD, huh/thought I was gon’ run, DMC, huh?/I done died and lived again on DMT, huh>>) – le complicazioni della sua recente dipendenza da oppioidi (<<shit can get menacin’, frightenin’, find help/sometimes I scare myself, myself>>).

Dietro l’ombra delle sfuriate, delle invettive al fulmicotone e degli scleri variopinti digitati su Twitter, Kanye – anche se solo a tratti – sembra aver ripreso una certa coscienza del proprio essere, rimettendo finalmente un piede da questo lato dello specchio. Non è casuale che il primo concetto espresso a inizio album in I Thought About Killing You sia quel <<the most beautiful thoughts are always besides the darkest>>. La traccia è sceneggiata in due parti e presenta – giocando con la delivery, l’alterazione del pitch vocale e i cambi di mood del beat (che da un coro di vocalizzi fluttuanti si tramuta improvvisamente in una fuga disperata da non precisati rantoli ferini) – un efficace ritratto capace di sintetizzare il claim I hate being bi-polar, it’s awesome che campeggia sulla cover.

Anche in No Mistakes – che per gusto e colori riporta per qualche istante la mente all’era di “Graduation” – la parte instabile del suo ego rimane in stand-by. Lo stesso discorso si applica a Wouldn’t Leave, una radiografia dai contorni minimali che mostra in controluce debolezze, errori (<<now I’m on fifty blogs gettin’ fifty calls/my wife callin’, screamin’, say we ‘bout to lose it all!/Had to calm her down ‘cause she couldn’t breathe/told her she could leave me now, but she wouldn’t leave>>) e paure di Kanye, incapaci però – nonostante la loro intensità – di frenarne l’impeto. Il suo ego è ancora lì, ma solo nel ruolo di spettatore. In entrambi i casi il dito è saldamente sul grilletto; l’impressione, però, è che non sia intenzionato a tirarlo.

Certo, stiamo pur sempre parlando di Kanye West (nel 2018), il quale, pur mettendoci tutta la buona volontà, supponiamo non potrà mai tornare a scrivere una “Never Let Me Down”. L’Omari West di oggi, anche quando si esprime a cuore aperto, finisce per farlo con toni e immagini che sfiorano il grottesco. Violent Crimes è in questo senso una dedica a una figlia unica nel suo genere, in cui le preoccupazioni paterne prendono visivamente le sembianze di mostri (<<don’t do no yoga, don’t do pilates/just play piano and stick to karate/I pray your body’s draped more like mine/and not like your mommy’s/just bein’ salty, but niggas is nuts/and I am a nigga, I know what they want>>). L’esperimento tuttavia funziona, soprattutto perché abbinato a un sottofondo carico di grande dolcezza nonché all’ottimo contributo della giovanissima 070 Shake. Bocciato invece l’altro nuovo volto della G.O.O.D. Music, Valee, autore di un ritornello assai irritante in quello che è probabilmente l’episodio qualitativamente più basso del disco (All Mine”).

Per quanto riguarda l’empatia di Kanye nei confronti di Donald Trump, le sue beghe coniugali con Kim, il release party a Jakcson Hole in diretta streaming e il bla bla bla ornamentale sulla foto di copertina scattata poche ore prima di sbarcare su tutti gli scaffali digitali, vi rimando a quella fetta della concorrenza internazionale che ha preferito recensire la confezione invece che l’album. Due parole sul Wyoming, però, mi sento di spenderle: il fatto che Kanye avesse scelto gli ampi spazi aperti dello stato meno popolato del Paese per dare alla luce la sua ultima fatica sembrava guidato (simbolicamente) dalla volontà di concedere al suo ego le ampiezze necessarie per espandersi a oltranza; in realtà – dopo sessioni che in passato l’hanno visto rimbalzare tra le Hawaii, Parigi e Londra – la distanza dalla tossicità dello show business è stata invece terapeutica e sembra averlo aiutato a fare un passo indietro, ma nella giusta direzione.

E’ forse un nuovo inizio. Al tempo l’arduo compito di rivelarci se si sarà trattato di una svolta definitiva sul percorso o di una semplice sosta a margine del sentiero per espletare un veloce bisognino prima di tornare a mettere mano al mixaggio di “The Life Of Pablo”.

Tracklist

Kanye West – Ye (G.O.O.D. Music/Def Jam Recordings 2018)

  1. I Thought About Killing You
  2. Yikes
  3. All Mine
  4. Wouldn’t Leave
  5. No Mistakes
  6. Ghost Town
  7. Violent Crimes

Beatz

  • Kanye West and Mike Dean: 1, 4
  • Kanye West with the co-production by Mike Dean: 2
  • Kanye West and Francis And The Lights with the co-production by Mike Dean: 3
  • Kanye West and Mike Dean with the co-production by Che Pope: 5
  • Kanye West, Francis And The Lights and Benny Blanco with the co-production by Mike Dean: 6
  • Kanye West: 7
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