Joey Bada$$ – All AmeriKKKan Bada$$

Voto: 4 –

Quando si tratta di mettersi a tavola, l’Hip-Hop non ha nulla da invidiare a un bambino capriccioso. In che senso? Nel senso che ha gusti molto difficili; e se con il tempo ci si dimostra incapaci di adeguare il proprio sapore, beh…lui non ci pensa due volte. Prima ti mastica per benino e poi ti sputa. Joey Bada$$ l’ha capito bene. E ha intuito quello che in molti – egualmente divisi tra critica e pubblico – si sono domandati dopo aver ricoperto di meritati encomi quel gioiellino di “B4.DA.$$”: e adesso? In quale direzione andrà il giovanotto con la voce più rauca di Brooklyn?

Perché che puntasse in alto era chiaro a tutti. Ed è così che, strappandosi di dosso l’etichetta di quello lì che suona come la roba uscita negli anni ‘90, rappando solo su quanto sia più bravo a rappare rispetto agli altri, Joey si è proiettato alla ricerca di un nuovo punto d’equilibrio sul quale accatastare le proprie barre, edificando un nuovo piano della propria carriera. L’ha trovato? Diciamo pure che si è impegnato parecchio, ma non senza qualche (inevitabile?) scivolone.

La prima metà di “All AmeriKKKan Bada$$” è infatti così lucida e scintillante da risultare traumatica al primo ascolto. “Temptation” e “Devastated” sono uno schiaffo tremendo sulla guancia di chi, nei propri timpani, sentiva ancora risuonare gli echi rozzi e sudici di “Christ Conscious” e “Paper Trail$”. Altrettanto luminosa – ma molto più equilibrata – è invece “For My People”, un vero feel-good anthem sociale (<<look up in the sky, it’s a bird, it’s a plane/no, it’s the young black God livin’ out his dreams/what you mean? I been up on an ultralight beam/they don’t wanna see you fly, they just gonna shoot your wings>>) che alla leggerezza jazzata del beat e a un ritornello – quello sì – da iniezione d’insulina affianca però due strofe belle compatte, dall’elevato tasso tecnico. “Land Of The Free”, singolo di punta del disco prodotto da Kirk Knight e 1-900, riesce nell’impresa di creare uno strano, quanto funzionale, ibrido di boom bap dai riflessi moderni e solare, peccando però di eccessiva banalità nel comparto lirico e non aggiungendo alcuna grande riflessione al discorso di cui vorrebbe essere parte.

Al giro di boa, tuttavia, i toni cambiano radicalmente e senza alcun preavviso. Da una manciata di note di piano e un ruggito di basso prende forma “Rockabye Baby”, che incarna in sé tutta la rabbia teorizzata nei brani precedenti. Nella propria strofa Joey riduce al minimo le acrobazie, affidando l’energia potenziale del suo Rap alla pesantezza delle parole (<<and if you got the guts, scream/fuck Donald Trump, we don’t give a fuck/never had one to give never will forget, probably never will forgive/uh, I guess that’s just how it is/and they still won’t let the black man live>>), mentre a ScHoolBoy Q scappano settanta secondi in puro stile “Groovy Tony”, a riprova del fatto che lo status raggiunto nella catena alimentare dopo “Blank Face” è lungi dal dissolversi (<<park the car around the corner, I’ll be there in a second/the murder weapon on me, fuck if this bitch start flamin’/the cops patrollin’, get that punk ass/american flag ceremon/aww, damn, am I going too far?>>). Imponente anche la dimostrazione di forza messa in scena sulle ritmiche di “Ring The Alarm”, riunione di famiglia coi compari della Pro Era Nyck Caution e Kirk Knight più lo zombie di Flatbush, Meechy Darko, che col suo ringhio conferisce al pezzo quelle nuance color onice che smuovono i ricordi di ogni purista del genere.

Assestato l’uno/due vincente, Joey abbassa i ritmi su sonorità dai contorni più classici – una su tutte “Super Predator”, arrangiata da Statik Selektah ricorrendo a una di quelle formulette che non invecchiano mai – e conduce l’incontro a una comoda vittoria ai punti con “AmeriKKKan Idol”, sciorinando un’impressionante serpentina di rime concettualmente ben confezionate su un beat fresco e crepuscolare di Dj Khalil, trovando in extremis quel punto d’equilibrio tanto inseguito, stabile a sufficienza per darsi lo slancio in vista del prossimo obiettivo.

Al suono della campanella, Joey conferma di essere più abile quando si tratta di urlare Fuck the Government che non quando deve spiegare all’audience sintonizzata il motivo per cui AmeriKKKa si scrive con tre kappa. Lo stile resta fuori discussione e margini per un ulteriore salto ci sono tutti, ma nell’attesa non c’è troppo da lamentarsi: in fondo lui si troverà sempre più a suo agio in piedi sulla cattedra che non seduto dietro.

Tracklist

Joey Bada$$ – All AmeriKKKan Bada$$ (Pro Era/Cinematic Music Group 2017)

  1. Good Morning AmeriKKKa
  2. For My People
  3. Temptation
  4. Land Of The Free
  5. Devastated
  6. Y U Don’t Love Me? (Miss AmeriKKKa)
  7. Rockabye Baby [Feat. ScHoolboy Q]
  8. Ring The Alarm [Feat. Kirk Knight, Nyck Caution and Meechy Darko]
  9. Super Predator [Feat. Styles P]
  10. Babylon [Feat. Chronixx]
  11. Legendary [Feat. J. Cole]
  12. AmeriKKKan Idol

Beatz

  • Dj Khalil: 1, 12
  • Dj Khalil with the co-production by 1-900: 2
  • 1-900 and Kirk Knight: 3, 4, 8
  • 1-900, Kirk Knight and Powers Pleasant: 5
  • 1-900 and Powers Pleasant: 6
  • Chuck Strangers and 1-900: 7
  • Statik Selektah: 9, 11
  • Like and 1-900: 10
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