Jedi Mind Tricks – The Bridge And The Abyss

Voto: 4 –

Jus Allah che ritrova la strada di casa. Stoupe che si ritira alla ricerca di nuove ispirazioni, per poi riscoprire la propria vocazione e (dopo anni) tornare sui suoi passi. Jus Allah che scazza (forse con C-Lance, più probabilmente con tutti) e viene gentilmente accompagnato alla porta in stile zio Phil. Porte che sbattono avanti e indietro senza sosta come quelle di un saloon. E’ difficile a credersi, ma dopo un decennio i Jedi Mind Tricks sono riusciti a pubblicare due dischi consecutivi senza dover rivedere la disposizione dei posti a tavola.

Considerato il periodo storico, due paroline sull’attuale identità del brand JMT credo siano d’obbligo. Con “The Thief And The Fallen”, il gruppo di Philadelphia aveva rinvenuto solo una piccola parte di quell’aura mistica andata perduta durante l’assenza sabbatica del Nemico Della Razza Umana. E l’album, senza infamia né particolare lode, non riusciva – nonostante il valore aggiunto sulla carta – a discostarsi troppo dalle opere che Vinnie aveva firmato di proprio pugno negli anni. In parole semplici: l’impressione è stata quella di ascoltare un progetto solista di Paz prodotto da Stoupe e non un album dei Jedi Mind Tricks. Per alcuni i due saranno forse sinonimi, ma così non è.

Mancava qualcosa, che invece ritroviamo (in dosi sensibilmente più elevate) all’interno di The Bridge And The Abyss. Premesso che in termini di rispetto potrebbe tranquillamente vivere di rendita per il resto dei suoi giorni, nel 2018 Stoupe (qui spesso coadiuvato alle macchine da C-Lance e con qualche aiutino aggiuntivo da parte di Scott Stallone e Aaron Hiltz) non è più l’archeologo musicale dei tempi d’oro, ma nonostante qualche scivolone (quella sensazione di già sentito che si prova con When The Body Goes Cold, Hell’s Henchman e Freshco & Miz) riesce ancora a riportare alla luce quei sample scuri e polverosi che hanno conferito al gruppo il proprio ruolo nella storia. Dall’altro lato va pure inserito a bilancio il fatto che il buon Vincenzino oggi difficilmente sarebbe in grado di reggersi in equilibrio (e non stiamo parlando della sua stazza) sulle note di una “Retaliation” o di una “The Deer Hunter”.

Fortunatamente, merito di un’alchimia ultraventennale, un compromesso ideale i due sono riusciti a trovarlo in più di un’occasione. Con Rashindun Caliphate il disco vive subito uno dei suoi momenti più alti: il paesaggio disegnato da Stoupe è glaciale, arido e spettrale quanto basta da permettere a Vinnie di aggirarsi come una presenza maligna, incutendo timore senza il (periodico) bisogno di ringhiare. Di altrettanto spessore sono la notturna The Letter Concerning The Intellect e l’eufonica Making A Killing, con l’italiano di Philly che esce dal consueto seminato a base di blasfemia urbana e violenza sfoderando (sulla falsariga narrativa di “Shadow Business”) un’inedita vena animalista. Qualche rima povera di colori c’è sicuramente (<<do you have compassion for everything alive?/Or animals don’t matter to you, they can be deprived/animals are individuals and have feelings too/they feel loneliness and happiness like people do>>), ma che si condivida o meno il suo punto di vista il premio alle intenzioni è meritato.

E non si tratta dell’unico caso in cui “The Bridge And The Abyss” tradisce in positivo le certezze del marchio, rinunciando al pilota automatico in favore di una ventata di aria fresca. Accade in particolare in Marciano’s Reign, una solare dedica al piccolo di casa Luvineri, e nell’adrenalinica God Forsaken, in cui Vinnie testa con sorprendente successo le proprie capacità di fuoco automatico su un beat ad altissima velocità. Un po’ meno entusiasmanti (soprattutto sul lungo periodo) sono invece le consuete esplosioni di testosterone, due delle quali pure promosse a singolo. You Have One Devil But Five Angels – con tanto di artigliate sul vinile – è di certo la più potente dell’arsenale; da Torture Chamber, con la presenza degli Czarface, era invece lecito attendersi qualche colpo letale in più, così come “San La Muerte” e Hell’s Henchmanche, una volta diradatosi il fumo, lasciano al suolo ben poche macerie.

Ad ogni modo, una volta richiamata la sagoma di cartone i colpi a bersaglio si rivelano essere più numerosi di quelli incastrati tra le pareti laterali del poligono. “The Bridge And The Abyss” è sicuramente il punto più alto raggiunto dai Jedi Mind Tricks dai tempi di “A History Of Violence” e un segnale incoraggiante per il futuro: incrociando le dita, l’abisso è alle spalle…

Tracklist

Jedi Mind Tricks – The Bridge And The Abyss (Enemy Soil Entertainment 2018)

  1. Al Bid-Aya [Feat. Yes Alexander]
  2. San La Muerte
  3. Rashindun Caliphate
  4. Freshco & Miz
  5. When The Body Goes Cold
  6. What She Left Behind
  7. Death Toll Rising
  8. Shed The Skin To Receive The World (Interlude) [Feat. Yes Alexander]
  9. Certified Dope [Feat. Eamon]
  10. Hell’s Henchman
  11. God Forsaken
  12. Legacy Of The Prophet [Feat. Sean Price]
  13. Void Ritual (Interlude) [Feat. Yes Alexander]
  14. You Have One Devil But Five Angels
  15. Marciano’s Reign [Feat. Scott Stallone]
  16. Torture Chamber [Feat. Czarface]
  17. The Letter Concerning The Intellect
  18. Making A Killing [Feat. Thea Alana]
  19. What Falls Is Fallen (Interlude) [Feat. Yes Alexander]

Beatz

  • Stoupe with the co-production by C-Lance: 1, 2, 7, 11, 12, 16
  • Stoupe: 3, 4, 6, 8, 9, 13, 17
  • Stoupe with the co-production by C-Lance and Aaron Hiltz: 5, 10, 14
  • Stoupe with the co-production by Scott Stallone: 15
  • Stoupe with the co-production by C-Lance, Aaron Hiltz and Scott Stallone: 18
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