Intervista a Masta Ace (14/10/2016)

Fino a qualche minuto prima di connettermi a Skype – smadonnando senza un domani perché il plugin per la registrazione aveva smesso di funzionare nel meno opportuno dei momenti… – ero ancora scettico sul fatto che ad attendere la telefonata ci fosse davvero Masta Ace. Risolto il problema più probabilmente per un miracolo divino che non per capacità personali, con Ace ad attendere gentilmente dieci minuti oltre il nostro appuntamento prefissato, finalmente è tutto pronto per partire. La tensione sale, ma l’occasione è di quelle che non si possono perdere, specialmente se si è cresciuti durante una certa epoca in ambito Hip-Hop e si ha la possibilità di parlare con un artista che sta toccando la sua quarta decade di attività. Il ghiaccio si rompe più facilmente del previsto, Masta Ace si rivela essere una persona cordiale e molto seria in tutto ciò che fa e non appena mi accoglie con un what’s up David? mi sento già a mio agio…

Mistadave: ciao Masta, anzitutto grazie per l’opportunità che ci hai concesso. Ci fa un effetto davvero particolare poter parlare con te…
Masta Ace: grazie, stavo aspettando anch’io di poter parlare con voi. Da quale parte dell’Italia vieni?
MD: Vicenza, non molto distante da Venezia (uso sempre Venezia, chi non la conosce? – ndM), nel Nord Italia, dove in questo momento fa più freddo (e piove pure che è uno schifo – ndM). Al Sud, però, vanno ancora al mare.
MA: interessante, dovrei venire in Italia per uno show a dicembre. Stiamo organizzando qualcosa su Roma.
MD: ottimo! E’ distante da dove abito, ma esistono i treni.
MA: esattamente.

MD: bene. La prima domanda che vorrei porti riguarda i tuoi inizi. Quando hai cominciato ti sei dovuto misurare con dei veri giganti dell’Hip-Hop di quel tempo, sto parlando di Big Daddy Kane, di Kool G Rap, dell’intera Juice Crew, guadagnandoti da subito il loro rispetto. Come ti sei fatto notare da Marley Marl?
MA: in realtà non mi sono fatto notare da lui, quello che è accaduto è che riuscii a vincere un concorso nel Queens, a New York, e il primo premio consisteva nel trascorrere sei ore in studio con Marley. Quando andai a riscuotere quanto avevo vinto ebbi l’opportunità di registrare un demo e il risultato riuscì a colpirlo così tanto che decise di continuare a lavorare con me, di conseguenza mi disse di continuare a presentarmi nel suo studio per realizzare nuovo materiale. Tutto partì esattamente da quel momento.
MD: una grandissima opportunità, immagino.
MA: certamente, sì! E all’epoca non credevo che si sarebbe tramutato nell’inizio di una vera e propria carriera in ambito Hip-Hop.

MD: qual è stato l’artista o il gruppo che ti ha fatto dire farò Hip-Hop per il resto della mia vita?
MA: non c’è stato un artista o un gruppo in particolare, questa cosa è successa gradualmente col trascorrere del tempo, la mia carriera si è evoluta soprattutto grazie al responso del pubblico che dimostrava di gradire i miei pezzi; ho avuto l’opportunità di attraversare l’oceano e di fare tanti spettacoli in Europa. Mano a mano che il successo cresceva diventavo più convinto anch’io, tanto da mettermi completamente in gioco e vedere quanto lontano mi avrebbe portato intraprendere questa strada. Non avrei mai immaginato di restare nel gioco così a lungo, di avere una carriera così prolifica, non era stato pianificato nulla di tutto ciò, ma ha funzionato e tutto è andato per il meglio.

MD: il concetto di rispetto dell’Hip-Hop è andato disperso, era qualcosa che una volta ti dovevi sudare. Sei nostalgico di quei tempi rispetto ad ora, dove anche il rispetto può essere comprato?
MA: so di cosa parli. C’era un tempo in cui se non eri bravo la gente lo veniva a sapere e non parlava bene di te, quindi eri segnato, non avresti avuto una sola opportunità per emergere. Credo che i giovani artisti abbiano la possibilità di cominciare una carriera un po’ troppo facilmente, di certo non viene chiesto loro di misurarsi nella stessa maniera in cui veniva chiesto a noi. Certo, provo nostalgia per quell’epoca ma non posso fare a meno di comprendere che oggi la natura del gioco è questa, capisco benissimo che i tempi siano differenti, che i giovani abbiano altri gusti a livello musicale e una concezione completamente diversa nel modo di intendere l’Hip-Hop, persone come me possono fare ben poco per cambiare la situazione.

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MD: quando esordisti c’erano moltissimi veterani all’apice delle rispettive carriere, i quali oggi sono quasi o completamente spariti dalle scene. Qual è il segreto della tua longevità, una rarità in questo ambito?
MA: il mio segreto è non essermi mai rilassato, nemmeno dopo la mia prima hit. Non ho mai avuto un pezzo così clamoroso a livello mondiale o nazionale e ho sempre cercato, pur essendo consapevole di aver composto un ottimo pezzo, di superare ciò che avevo fatto in precedenza. Molti dei miei colleghi hanno invece avuto fuori una grande hit presto nella loro carriera e hanno cavalcato l’onda del successo finché hanno potuto, con il risultato che determinati loro pezzi usciti negli anni ottanta o nei primi anni novanta ancora oggi sono i più rappresentativi della loro carriera. Personalmente ho invece continuato a produrre musica, a far uscire album, ho sempre pensato che ci fosse ancora tanto lavoro da fare anche dopo aver fatto uscire il mio primo disco, guardando sempre avanti senza fare affidamento sul successo di un singolo di grande impatto.

MD: quale delle tue uscite ti ha fatto capire che saresti stato famoso?
MA: è successo con il primo disco (Take A Look Around” – ndM), perché la sua pubblicazione mi ha fatto avere l’opportunità di andare in tour in Inghilterra. Non sapevo neppure che ascoltassero Hip-Hop al di fuori degli Stati Uniti fino a che non sono andato lì, salii sul palco e vidi che le persone conoscevano perfettamente i testi di miei brani che nemmeno a New York conoscevano così bene! Ciò mi fece definitivamente capire che anche lì c’erano persone che sapevano chi ero, che apprezzavano ciò che stavo facendo: l’Inghilterra è stato il primo posto che mi ha supportato in quella maniera.

MD: parlando dei tuoi dischi, sei il maestro riconosciuto del concept album (lui ringrazia sentitamente – ndM). Da dove proviene l’ispirazione per costruire un intero disco su un determinato argomento?
MA: si tratta del mio desiderio di scrivere in maniera creativa, mi piaceva realizzare delle storie già prima di registrare dischi Hip-Hop, quindi ho sempre cercato di trasportare quest’abilità all’interno di un album intero. Avevo inserito degli skit in “Slaughtahouse”, ma non si trattava di cose che miravano a legare le tracce l’una all’altra, erano attinenti a quel lavoro ma non stavo cercando di raccontare una storia. La prima volta che ho provato a realizzare una cosa del genere è stato con “Sittin’ On Chrome”, il mio terzo disco, dove ho inserito degli eventi temporali, creato vari personaggi (il mio, mio cugino Jerome, le ragazze), quindi quando ho realizzato “Disposable Arts” sapevo esattamente che struttura avrebbe avuto.

MD: parliamo di “The Falling Season“. Come hai conosciuto KIC Beats e perché hai deciso di affidargli l’intera produzione?
MA: KIC Beats aveva già prodotto due pezzi per l’album degli eMC ed è stato in quell’occasione che l’ho conosciuto. Il suo modo di produrre mi piace molto, quindi mi sono fatto spedire un’intera cartella di beat; quando poi ho scoperto che la maggior parte del materiale non conteneva sample ho deciso che potenzialmente avrei potuto creare un album con lui e gli ho chiesto di mandarmi ulteriori pezzi. Più musica mi spediva, più il mio livello d’eccitazione cresceva. Non ho mai creduto che un solo produttore sarebbe stato capace di realizzare abbastanza tracce per un mio intero disco, questo perché sono molto selettivo con ciò che mi viene sottoposto, ma più ascoltavo le sue produzioni e più mi rendevo conto che sarebbe stato lui il primo a riuscirci.

MD: in effetti la sua produzione ha dato all’album un vero senso melodico, dato che ci sono strumenti veri e cori cantati, ma il risultato è in ogni caso grintoso (faccio il figo, ed utilizzo gritty, come piace a loro – ndM). Sei soddisfatto di quanto realizzato?
MA: sì, vero, è sempre boom-bap. Sono uno di quegli artisti fissati col fatto che con il mixaggio si può sempre fare meglio, ma in questo caso le cose stavano andando troppo per le lunghe. Se tutto dipendesse da me e dal mio partner Rich (si riferisce a Rich Ahee, il suo ingegnere del suono – ndM) staremmo ancora mixando tutto, non ci sarebbero scadenze temporali e ogni traccia suonerebbe in maniera fortissima (lui dice extra-crazy – ndM), ma arriva un momento in cui devi renderti conto che il disco deve uscire entro una determinata data e che il suono è pienamente soddisfacente, avendo fiducia nel fatto che le vendite andranno bene.

MD: sei dunque un perfezionista?
MA: assolutamente, ma soprattutto lo è Rich! A volte la situazione può diventare assurda quando c’è lui perché è convinto che non esistano scadenze fino al momento in cui tutto non suona completamente perfetto. E’ una cosa in cui credo anch’io, ma ci tengo pure a rispettare le date previste per le pubblicazioni.

MD: c’è una differenza netta tra il suono di “The Falling Season” e quello di “MA Doom: Son Of Yvonne“. Come mai in quell’occasione hai scelto di rappare sopra dei beat già editi?
MA: principalmente perché l’idea originale per quel disco era che fosse un mixtape. Doveva uscire in forma gratuita, volevo regalare ai fan un prodotto dove mi si sarebbe potuto sentire all’opera sopra vecchie basi di Doom che mi piacevano, non doveva essere nulla di ufficiale per cui andava benissimo che quei beat fossero già stati utilizzati. Poi Fat Beats è venuta a conoscenza di ciò che stavamo facendo e ne erano così entusiasti da arrivare a predisporre un budget per l’operazione e mettere in vendita il tutto. Ho desiderato a lungo di farmi produrre da Doom con qualcosa d’inedito e a tale proposito lui mi disse che uno dei pezzi non era mai stato pubblicato prima…ma non ne era poi così sicuro! Pensa che ha prodotto così tanta roba che quando gli suonavo i beat che avevo scelto non si ricordava nemmeno da quale album provenissero. Sapevo che sarebbe stata una sfida improbabile riuscire a farmi dare delle basi nuove, perché anche lui non ha il minimo interesse per le scadenze, bisogna prenderlo così com’è. Ho sentito parlare del suo album con Ghostface due o tre anni prima di realizzare “MA Doom” e quando quest’ultimo è stato pubblicato dell’altro non si era più sentito nulla… Lui si prende tempi lunghissimi e non c’è molto che si possa fare per rendere diverse le cose.

MD: beh, il risultato è stato in ogni caso figo. Hai giocato a football ai tempi della High School? In quale ruolo?
MA: sì, ho giocato nella posizione di wide receiver, quella dove il tuo compito è di prendere palla e andare in meta, come Jerry Rice.

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MD: tornando al disco, “Mr. Bus Driver” e “Mothers Regret” sono pezzi dotati di immagini particolarmente vivide, mentre ascolti i pezzi puoi vedere le persone e i luoghi di cui parli. Quanto è stato difficile crescere in quegli ambienti con tutto lo stress di cui racconti?
MA: se mi guardo indietro ricordo molte difficoltà, ma posso assicurarti che ci siamo divertiti tantissimo. Eravamo ragazzini, frequentavamo quell’ambiente stressante perché eravamo costretti a farlo, consci dei pericoli che portava, ma in realtà non ce ne rendevamo conto fino in fondo. Dovevi stare attento ai ragazzi che volevano derubarti, a gente che girava armata, però sapevi che tutto ciò faceva parte della vita. Non dovrebbe essere così, però per noi tutta quella violenza era diventata normale. Non può essere normale difendersi tutti i giorni da una possibile aggressione o da una sparatoria, eppure nella mia gioventù la regola è stata questa.

MD: un altro pezzo da urlo è “Young Black Intelligent (Y.B.I.)”, il quale parla di essere nero, scolasticamente educato e di andare contro i pronostici. Pensi di essere stato un ragazzino più maturo dell’età che avevi nell’epoca di cui racconti nel disco?
MA: credo di essere stato maturo proprio come un ragazzo di quell’età dovrebbe essere, nulla più. La differenza è che ho preso lo studio più seriamente rispetto ai miei amici, questo perché nella mia vita mi è sempre stato detto che scuola e diplomi erano fondamentali, quindi ho sempre dato loro la priorità. Volevo avere successo nella vita, quindi sono stato attento. Ho reso orgogliose mia madre e mia nonna, sono stato il primo della mia famiglia ad ottenere una laurea, un traguardo molto importante.

MD: “The Falling Season” è distribuito attraverso HHV.de, sito tedesco specializzato in prodotti Hip-Hop. La scelta è stata dettata dal grande seguito che la Cultura ha in Europa?
MA: sì, questo ha giocato un grande ruolo. Era da molto che volevo fare una partnership con una realtà europea di questo tipo, ero già in contatto con loro per altri miei progetti e il mio agente pubblicitario, avendo sede in Germania, li conosceva bene. In passato hanno ri-pubblicato il vinile di “Disposable Arts” ed “A Long Hot Summer“, ho sempre desiderato avere un partner serio in grado di rappresentarmi come si deve in Europa, l’accordo che abbiamo fatto ha accontentato tutte le parti coinvolte e sono molto felice di com’è andata.

MD: è una grande mossa anche per noi fan europei, perché altrimenti i vinili sono molto difficili da trovare. Vorrei farti una domanda che unisce politica e football. Immagino tu abbia seguito le vicende di Colin Kaepernick (quarterback dei San Francisco 49ers, che recentemente ha iniziato una protesta contro i soprusi della Polizia sulla gente di colore decidendo di non alzarsi durante l’esecuzione dell’inno americano suonato prima delle partite – ndM). Credi che le cose si muovano finalmente in una direzione positiva?
MA: l’ho seguita, assolutamente. Non sono certo che le cose abbiano preso la giusta direzione ma se non altro si sta creando un dialogo. Con la sua mossa, Kaepernick è riuscito a far parlare la gente dei problemi che attraversiamo, a sottolineare che le persone privilegiate continuano a vivere tranquille mentre certe cose accadono comunque e fanno finta di nulla. Lo stimo molto per ciò che ha avuto il coraggio di fare perché molti professionisti della National Football League non l’avrebbero fatto, quando tutto è successo lui non era nemmeno più titolare e non sapeva se sarebbe rimasto in squadra ma non se n’è curato e spero che il suo gesto porti sempre più atleti ad agire di conseguenza, senza paura di perdere i loro privilegi di milionari. Da domenica (si riferisce allo scorso 16 ottobre – ndM) lui tornerà anche titolare, per cui l’attenzione sarà ancora maggiore.

MD: già. Temo che qualche stupido lo fischi…
MA: succederà, ok, ma credo che non si farà sfiorare da questo. Se lo fischieranno sarà semplicemente incoraggiato a giocare meglio, inoltre tieni conto che se parte del pubblico dovesse andargli contro, ammetterebbe implicitamente di essere d’accordo con il fatto che la Polizia spari senza motivo sui neri disarmati. Ci saranno sempre idioti ubriachi allo stadio. Com’è recepita la cosa in Italia, vedendo questi video che affiorano su YouTube?
MD: personalmente conosco la faccenda da molto tempo, perché ricordo bene il pestaggio di Rodney King e faceva notizia anche da noi. Non abbiamo l’esatta percezione che avete negli States ma con internet ci siamo fatti un’idea più precisa. Persone come me sono venute a sapere queste cose per merito di dischi come “Straight Outta Compton” o lavori di Ice Cube e Ice-T.
MA: sono felice di sapere che i nostri problemi siano conosciuti anche da voi e in altre parti del mondo. Oggi è più facile evidenziarli, tutti hanno una videocamera nel cellulare.
MD: la percezione che arriva qui è quella che gli Stati Uniti osservino tutto ciò senza intervenire.
MA: è esattamente quel che accade ed è il motivo per cui le cose stanno così.

MD: torniamo a parlare di musica. Stai attualmente lavorando su futuri progetti tuoi o degli eMC?
MA: sto lavorando su un album interamente prodotto da Marco Polo (mi scappa inavvertitamente un wow! – ndM), abbiamo circa dodici beat già definiti, lui sta semplicemente attendendo che io inizi a scriverci sopra qualcosa. Attualmente il progetto è fermo perché non ho ancora iniziato a scrivere i testi, a volte sono lento a cominciare ma quando prendo il ritmo giusto poi riesco a completare il tutto velocemente; ancora non conosco i tempi di uscita ma Marco è una persona molto paziente e in ogni caso è indaffarato, sta facendo molte cose con A.F.R.O. ed altri artisti, comunque il disco sarà fuori in qualche momento del 2017.

MD: sarà un altro concept album?
MA: ancora non lo so, per capirlo devo cominciare a sviluppare i testi e vedere dove volgerà il loro processo creativo. Può darsi di sì, può darsi di no…

MD: una domanda particolare, Ace. Immagina di incontrare in questo esatto momento il te stesso studente. Di quale tuo aspetto attuale sarebbe più orgoglioso vedendo cosa sei diventato?
MA: penso che sarebbe orgoglioso di quello che sono riuscito a fare negli anni, dei tour, della qualità della musica che ho messo fuori e che molta gente in giro nel mondo conosce ciò che ho realizzato. La più grande soddisfazione è sapere che la gente apprezza quello che fai.

MD: un’ultima domanda. Ora il tipo di Hip-Hop che attira è quello da classifica, credo che abbiamo bisogno di nuove leve in grado di mantenere il significato originale di questa Cultura. Hai correttamente menzionato A.F.R.O. poco fa, oltre a lui chi credi sia in grado di prendere quest’ideale fiaccola e trasportarla nel futuro?
MA: ci sono alcuni artisti che penso siano in grado di riuscirci, A.F.R.O. è senza dubbio uno di questi. Un altro è Joey Bada$$, poi ti cito Action Bronson, Kendrick Lamar, J. Cole, Joyner Lucas. Sono tutte persone che possono proporre Hip-Hop nel modo giusto e contemporaneamente portarlo alle masse.
MD: dobbiamo mantenere le speranze?
MA: assolutamente sì. Tutto arriva a cicli, quelli che ho elencato fanno parte del ciclo attuale, tra qualche anno verrà fuori qualcun altro. Bisogna avere pazienza e fiducia che la buona musica prevarrà sempre.

Senza che me ne accorgessi sono letteralmente volati cinquanta minuti di domande e risposte, mentre l’ansia pre-telefonata è evaporata. Tempo di una chiacchiera su RapManiacZ, di un ringraziamento per averci dedicato il suo tempo, di un saluto conclusivo ed è ora di staccare tutto e rincasare. E’ quasi mezzanotte ma la stanchezza non esiste, l’adrenalina è ancora alta e mentre esco dall’ufficio sto cantando il ritornello di “Young Black Intelligent” senza rendermene conto. Di sogni, questa notte, non ce ne sarà bisogno. Uno dei più grandi che avevo è appena diventato realtà.

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Mistadave

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