Intervista a Lince (30/12/2016)

Quando si discute di giovani rapper italiani (che detta così, senza volerlo, suona un po’ brutta), Lince dovrebbe essere uno dei nomi più quotati. Al secolo Michael Lorenzelli, torinese, già nel collettivo Milizia Postatomica, l’mc ha finalmente compiuto il salto di qualità pubblicando “Lincertezza”, argomento centrale – ma non esclusivo – dell’intervista che state per leggere…

Mr. Bushsdoc: iniziamo con le domande di rito. Come sei entrato in contatto con il Rap e la cultura Hip-Hop?
Lince: allora, io oggi ho ventisei anni… Penso ne avessi quattordici la prima volta. Praticamente sotto casa mia c’era il bazar di Psycho Killa dei Gatekeepaz, che vendeva dai dischi alle magliette… Andai lì a chiedergli il disco di Caparezza e mi disse quello non è Hip-Hop. Io gli dissi cos’è l’Hip-Hop? Cosa vuol dire Hip-Hop? Da lì, passai tutti i giorni a trovarlo e lui m’insegnò un po’ tutte le varie cose, vidi ciò che era l’Hip-Hop secondo lui e da lì mi innamorai dell’Hip-Hop. Poi, contemporaneamente, al mercato comprai il disco taroccato di “Rhythm And Gangsta” di Snoop Dogg. Quindi da una parte, per il Rap italiano, c’era Psycho Killa che mi dava nozioni, mi compravo i dischi di Gruff e così via; dall’altra, per i cazzi miei, mi ascoltavo le robe che c’erano ai tempi.
MrB: quali sono allora i tuoi riferimenti artistici? E in che modo ti hanno influenzato?
L: negli anni sono stati diversissimi. Pensa che la mia prima battle fu a quindici anni e la prima roba che mi ha colpito musicalmente prima di allora fu “Perdono” di Tiziano Ferro, perché comunque se vai a vedere era R’n’B. Da lì, tutto il Rap old school che ho ascoltato e un po’ tutto l’underground e le cose che uscivano in quegli anni. Oggi, invece, il mio riferimento musicale nel Rap è Nekfeu. Lo senti e poi dici questo da dove cazzo è uscito?! Un mostro, rappa come un mostro. Il disco (“Cyborg”, ndMrB) è Rap puro e riesce ad essere mainstream facendo Hip-Hop da paura. Lui, la sua crew e tutto quel giro lì della scuola francese. Poi i concerti che vado a vedere sono di diversa natura; tipo il mio gruppo preferito è il duo CocoRosie, una coppia di cugine americane che fanno musica Indie, alternativa, a cavallo di vari generi tra cui anche il Rap. E poi anche i Portishead, che trovi secondo me ovunque nella musica attuale.

MrB: le influenze in ambito Rap hanno condizionato in qualche modo la tua scrittura?
L: guarda, nei primi anni ascoltavo ad esempio Bassi Maestro e l’influenza magari, più che nella scrittura, la sentivo nel voler impostare la voce in una certa maniera. Sulla scrittura, ascoltando tanto tanto Rap straniero provo a fare degli esperimenti: tipo mi prendo esattamente la metrica che usa uno e provo a scriverci in italiano. Oppure, non lo so, mi sono reso conto che in Francia hanno un livello di scrittura, a livello di immagini, nettamente più elevato rispetto al nostro e magari sono cose che m’influenzano. Non è mai comunque una cosa conscia: senti quelle metriche lì, quei flow lì e poi magari quando scrivi, tendi a rifarli.

MrB: andiamo un po’ più sul disco. Quanto lavoro ha richiesto, anche in termini di tempo, “Lincertezza”?
L: eh, proprio tanto… Non avevo mai fatto un disco prima, quindi ci sarò stato sopra un anno. Anche perché non c’è un produttore fisso e il mio collaboratore principale, Kd-One, è di Rimini. Il problema è poi che, essendo abituato a rubare basi da internet, questi nel disco sono tutti ri-arrangiamenti, al massimo uno o due beat sono quelli su cui ho effettivamente scritto sopra. In più – e qui devo ringraziare Willie Peyote e Frank Sativa, perché me li sono portati in studio e m’hanno fatto un po’ da vocal coach – c’è stato un cambiamento sulla voce rispetto ai lavori passati. La cosa mi piace ma c’ho lavorato tanto. In generale è stato un gran lavoro, però mi è servito per capire come si fa un disco, ho fatto un sacco di errori nell’iter, ma al prossimo saprò muovermi meglio e più velocemente.

MrB: proprio riguardo ai lavori passati ho notato che, mentre prima usavi un sacco di skit e campioni vocali, nel tuo ultimo album in pratica non ce ne sono. E’ stata una scelta consapevole?
L: anzitutto è stata una questione di S.I.A.E., bisognava andare a capire se potevano essere usati e via dicendo. Poi – se vedi, anche i featuring sono di meno rispetto al passato – volevo far parlare di più il Rap. Ci sono solo barre, diciamo così.

MrB: tra le canzoni che più mi hanno colpito c’è “Piaghe da decubito”, che secondo me è tra i pezzi più belli dell’anno – con la barra sui Marò e Kd-One che ha scritto una strofa e un attacco meravigliosi. Ricordi in che occasione l’hai scritta?
L: quando abitavo da solo, in un momento di forte difficoltà economica – a causa della quale sono dovuto tornare a casa dai miei. Tutta la rabbia sul volersi affermare penso che derivasse da quello, dal fatto che comunque mangiavo pasta in bianco e riuscivo solo a pagare l’affitto senza poter uscire né far nulla.

MrB: ci sono altri elementi da mettere in evidenza. Il primo è quello dello storytelling, sotto diversi aspetti: anzitutto nei riferimenti alla letteratura, che compare continuamente nella tua discografia. In che modo ti ha formato? Qual è il suo ruolo nella tua musica?
L: sebbene nell’ultimo periodo non stia leggendo molto, ho avuto modo di fare le mie letture a partire soprattutto dalla fine del liceo e subito dopo. In alcuni autori ho trovato degli amici, che vedevano il mondo in una maniera diversa rispetto a quelli che sono i canoni odierni. Ultimamente invece ho scoperto Cioran, che mi ha devastato. Ecco, nell’ultimo periodo sono più un divoratore di documentari. Per esempio ce n’è uno figo, con Moravia come voce narrante, sulla magia nera. Un documentario del ‘77 che trovi su YouTube e mette a confronto i riti magici delle varie popolazioni e le visioni del mondo di queste ultime con quella del mondo occidentale…

MrB: un altro aspetto, sullo stesso tema, emerge con “Sonia”. Questo brano cristallizza uno degli spunti a cui bene o male tu giri sempre attorno, ovvero il razzismo; è solo un mio pensiero?
L: guarda, io lavoro al mercato. Il mercato credo sia uno degli ambienti più razzisti in assoluto, ma è quel razzismo diciamo popolare in cui vengono insultati i neri che – così senti dire – ci rubano il lavoro però poi, paradossalmente, noti anche una grande solidarietà. Cosa che secondo me è tipica degli italiani: avere una parvenza razzista, ma poi non esserlo in concreto. Quindi io, avendo due fratelli che lavorano come me al mercato, mi ritrovo ad affrontare dei discorsi a volte in cui sono l’unica controparte a dire di smetterla di ripetere le solite cazzate dei telegiornali. Mi tocca dal vivo. Perciò a volte, piuttosto che stare lì a tavola a rovinare l’ambiente familiare e a mettermi a litigare coi miei fratelli, riporto i discorsi in un testo.

MrB: un altro argomento su cui torni sempre è quello della morte…
L: sì, purtroppo ce l’ho sempre avuta questa pulsione molto forte verso la morte, forse influenzata dal fatto d’aver studiato psicologia. Non saprei spiegartela. E’ una cosa che ogni tot mi ritorna… Quella del pensiero fisso sul fatto che siamo di passaggio e chissà se c’è altro dopo, la sofferenza di ogni vita, il senso della vita… Anche qui, aver letto autori come Poe, Baudelaire, Lovecraft… Anche loro avevano un rapporto con la morte particolare. Comunque sì, tendo alla depressione. Ho dei periodi nei quali passo i pomeriggi a tapparelle abbassate, senza uscire di casa – ma anche quando le cose mi vanno paradossalmente bene. E quindi diciamo che in quei casi lì uno tende a isolarsi, a vedere nero. Non saprei come concluderla (ride, ndMrB), è un rapporto particolare – ma anche con il sesso e con l’amore. Eros e thanatos, spesso collego l’amore alla morte, sì…

MrB: cosa rappresenta per te “Lincertezza”?
L: è stato come segnare un punto, dire io ci sono, faccio questo, scrivo in questa maniera e la penso in questa maniera. Spero che riesca a differenziarmi dal resto. La cosa che più mi premeva era mettere un punto, segnare chi sono e che sono fatto in una certa maniera.
MrB: e quindi come s’inserisce, secondo te, nel contesto della scena?
L: allora, ho avuto riscontri positivi, tipo da Moder e tanta altra gente dell’underground. Si va a infilare nel super underground, diciamo così, nel senso che i cultori del genere se lo vanno a sentire ma non credo abbia quella potenza visiva, quelle caratteristiche, quelle peculiarità così forti da far dire questo è un personaggio che può svoltare o robe simili. Non è quello il mio disco. Però spero che, tra dieci anni, possa valere ancora qualcosa. Metti che magari va bene e viene rivalutato in qualche modo… Io lo vedo come una cosa molto intima, comunque. E’ l’ultima cosa che ho scritto non pensando minimamente al resto. L’ho scritto di getto perché dovevo scriverlo, mentre oggi, col gruppo, volendo scrivere qualcosa di potenzialmente vendibile, diciamo che stiamo scrivendo in una maniera diversa, con l’ottica di avere degli ascoltatori, di sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che dev’essere magari colpito. L’obiettivo era quello di sfogarmi e non avere mal di stomaco. Ed è una tipologia di scrittura diversa, secondo me. Dovevo farlo.

MrB: pensi di replicare questo metodo anche per un eventuale secondo, oppure…
L: …mah… Penso di dover fare entrambe le cose. La spontaneità è fondamentale e non dev’essere persa, però è anche vero che quando vuoi fare un disco per arrivare a più persone – che non sono solo gli appassionati come puoi essere tu o qualcun altro – la gente va un po’ imboccata, no? Quindi, se vuoi arrivare a più persone, devi scrivere in maniera leggermente diversa senza però snaturarti. Bisogna semplicemente dosare i due approcci, magari mettere un bridge in più e una barra in meno per essere più orecchiabili ma in quel bridge riuscire lo stesso a metterci un contenuto che sia diverso, che faccia pensare.

MrB: perciò già stai pensando al tuo secondo progetto o è presto?
L: c’è già una battuta. Se svolto, il prossimo si chiama “Lincendio” (ridiamo entrambi, ndMrB). Scrivo un sacco. “Sonia” l’ho scritta addirittura quattro anni fa, c’è tanto materiale, pezzi pronti. Però il problema di non avere un produttore fisso qui a Torino e averne tanti sparsi rimane, quindi è sempre un po’ un casino riuscire a trovare un proprio sound. Per ora l’obiettivo è appunto trovare un mio suono, qualcosa di particolare, poi utilizzare tutte le varie bozze e i testi che ho. E in più stiamo facendo il disco con la Milizia Postatomica, sta prendendo forma.
MrB: ecco, allora il prossimo lavoro è quello?
L: sì, sicuramente prima di qualcosa di mio. A meno che non faccia un mixtape con i pezzi che ho fermi lì…
MrB: c’è già una data d’uscita?
L: prima uscirà quello di Rakno, che è proprio figo, molto cupo ma contemporaneamente con sonorità fresche. Farà parlare. Poi quello dei Milizia quest’anno, perché tanto abbiamo già sei/sette pezzi scritti che ci piacciono.

MrB: e i live quando partiranno?
L: stiamo prendendo tempo e l’etichetta sta cercando di organizzarsi. Per ora ho gli instore, poi a febbraio ho una data con Dj Koma ad Alba e sicuramente un’altra ad aprile con Moder a Ravenna. Comunque l’obiettivo, da gennaio, è mettermi lì – se non lo farà un’agenzia di booking – a scrivere con gli altri ai locali in giro per l’Italia. Mi piacerebbe andare sicuramente a Bologna e, se si riesce, fare pure un salto a Roma, Milano e Napoli. E’ difficile, ma ci proviamo.

MrB: come pensi d’impostare i live? Saranno da solista?
L: dal vivo ho la fortuna di cavarmela molto bene da solo. “Antitesi” è stata la prova del nove per riuscire a capire se anche dal vivo potevo fare i cazzi miei e farcela – e, paradossalmente, sul palco mi sono trovato meglio da solo che in gruppo. Che poi mi è servito pure per far meglio i live con gli altri! In ogni caso non ho problemi con le doppie e quelle cose lì. Sono dell’idea che un rapper debba riuscire a riportare sul palco esattamente quel che ha fatto sul disco. Questa è la mia idea di Rap. Penso che mi muoverò con un dj e basta. Dj, microfono e via. Rap puro!

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