Intervista a Blo/B (10/10/2016)

C’era un’introduzione in cui vi raccontavo di un’intervista cominciata brillantemente tra birre doppio malto e via dicendo, ma vi toccherà farne a meno perché dobbiamo anzitutto scusarci con Blo/B per il ritardo accumulato nel pubblicare quanto state per leggere – sopraggiunti problemi tecnici, come si dice in questi casi. Poco male, “Età dell’oro” è fuori da diversi mesi, avete avuto modo di assimilarlo bene e, considerando le diverse pagelline di fine anno che hanno intasato il web, ha lasciato il segno anche tra gli addetti ai lavori (noi compresi). Vediamo quindi subito cos’ha da dirci in proposito l’mc…

Blema: “Età dell’oro” è un titolo che fa pensare subito alla golden age. Tu, nonostante sia più giovane di altri artisti, sei attivo da tanto.
Blo/B: abbastanza, sì, diciamo da fine ‘90/inizio 2000.
Bl: quindi il riferimento è a quanto era meglio una volta?
Bb: no, diciamo che è una paraculata… L’età dell’oro è qualcosa che tutti aspettano che torni ma non ritornerà mai. Tutti si riferiscono a Sangue Misto, Neffa, Sottotono e gruppi che semplicemente non possono più tornare, perché non ci sono più i Sangue Misto, non c’è più Neffa e non ci sono più i Sottotono. Non c’è più quel suono. Questo spiega anche come mai il disco sia un po’ scuro: dal titolo ci si aspettano i fuochi d’artificio e invece ho voluto creare un’atmosfera di aspettative deluse. E’ come quando senti al telegiornale che il ministro sarcazzo ha detto l’anno prossimo ci sarà la ripresa economica e invece niente, questa nuova età di vacche grasse – che a livello monetario magari c’è, ma per sound e talenti un po’ meno – io non la vedo. Per me quindi è una presa in giro contro chi è lì che aspetta ancora.

Bl: è anche vero che oramai l’Hip-Hop l’ascolta perfino il tamarro che sta in piazza, perciò il disco prende di mira anche il pubblico abituato a qualcosa di più usa-e-getta?
Bb: certo, mi riferisco anche a loro perché dall’altro lato siamo in un’età di occhiali che luccicano, milioni di views su YouTube, lanci stampa e passaggi in radio pagati che da fuori fanno sembrare chiunque un artista vero e famoso. Basta aprire una pagina Facebook, pompare i like ed ecco una nuova stella nascente nel firmamento. Perciò siamo in un’età dell’oro anche il questo senso, qualcosa che da lontano brilla e il meno esperto si fa abbindolare – che può essere un ragazzino o il giornalista di professione.

Bl: a proposito di oro che pesa, tu ti sei affidato all’autoproduzione e quindi hai scartato l’opzione del crowdfunding. In generale, cosa pensi di questa modalità di finanziamento?
Bb: penso che sia un metodo bellissimo ma non se sei un emergente. E’ per chi ha già una fanbase solida, uno zoccolo duro di persone che decidono di prenderti un disco a scatola chiusa. Chi ti vende quel metodo per lanciare nuove idee, nuovi progetti e nuovi gruppi a livello discografico secondo me racconta un sacco di stronzate. L’altro problema è che, dopo che l’ha fatto Egreen, è diventato qualcosa di già vecchio – ma non è colpa sua, è colpa dei tempi che bruciano un’idea originale in fretta.
Bl: io ho proprio l’opinione opposta. Se hai una bella fanbase, puoi anche assumerti il rischio di pubblicare un disco…
Bb: però è la cosa più figa del mondo quella di trovare in chi ti ascolta e compra la tua musica una sorta di finanziatore di ciò che fai! E’ come per il Barcellona, i cui azionisti sono i tifosi! Guarda, mi sembra più forzato ristampare un disco di quindici anni fa tanto per battere cassa di nuovo…

Bl: hai 34 anni, famiglia, lavoro e fai Rap. Come rispondi a chi dice che l’Hip-Hop è una cosa per ragazzi?
Bb: rispondo che mi dispiace davvero tanto, perché vedo che in giro per il mondo hanno mercato Booba come Youssoupha, B.o.B. come Alchemist e i Gangrene. A me non dà fastidio che ci siano determinate realtà, mi dà fastidio che si neghi che esistano le altre per tenersi stretta la propria fetta di pubblico. Chiaro che mi dispiace quando sento dire anche mio figlio di undici anni ascolta Rap come se parlassimo della stessa roba, vuol dire che non parliamo di cose serie. Io non faccio musica per i bambini; posso dare un messaggio costruttivo ma lo do per chi abbia sviluppato già un certo pensiero e non so neppure quanto faccia bene a un ragazzino ascoltare uno che dice faccio Rap perché non volevo studiare un cazzo e adesso sono ricco (che poi nel 90% dei casi non è vero…).

Bl: una cosa che ho pensato ascoltando il disco è chissà se lo capiscono tutti? Penso ai riferimenti che riguardano molti nomi di Milano come a diverse citazioni sia americane che italiane presenti nei pezzi. In questo momento vedo una cultura sull’Hip-Hop molto frammentata – e in un certo senso è sempre stato così, vedi il writer che magari ascoltava Vasco piuttosto che il breaker che ascoltava solo Soul e Funk; sembra tutto sbilanciato verso la musica e il Rap, mentre tu hai anche scelto di inserire tanti scratch. Ti chiedo: in quanti riusciranno a cogliere il senso d’unione che dai su questa Cultura?
Bb: non mi pongo troppo il problema. Io quando vedo Pusha T che cita Notorius e i Gravediggaz o i Dipset che fanno un live e la scenografia è la murata di Big L ad Harlem trovo il senso della cosa, magari fai la cosa più tamarra e vendibile del mondo però fai capire lo stesso da dove vieni. Questo in America c’è tanto e anche a me, che non sono l’unico a farlo, piace mostrare il mio background e far capire perché faccio certe cose in una certa maniera. Come Bean che fa il disco sui beat di El-P: far capire la propria cultura non è un male. Per dire, i miei riferimenti musicali ora sono Kanye, Jay-Z e Pusha e in tutto ciò che fanno loro c’è un continuo riferirsi al passato. Io sono per la novità, ma che ti fa capire da dove origina.
Bl: cosa pensi, allora, di chi fa Rap ma non ha questi riferimenti precisi di base?
Bb: secondo me giocano un gioco che non so chi gli ha detto di fare… Non li credo così tanto stupidi e ignoranti, il fatto di affermare il loro genere come nuovo e unico per le nuove generazioni li porta a questa cosa che a me fa un po’ incazzare perché, parlando in termini calcistici, quando vedo una bella giocata io applaudo anche se sono dell’altra squadra, allora non serve prendere quel tipo di distanze. Quando noto qualcosa di differente dal mio, quando capisco che è fatto bene, ammetto lo spessore della cosa; se poi dovessi dire cosa non va in un certo modo di far musica, perché è di questo che si parla, è che si lavora molto di post-produzione in studio, e quando ho visto live determinati fenomeni mi sono vergognato per loro. Sinceramente vergognato.

Bl: parliamo un attimo di Milano. In “La mia Emme I” dici <<circonvalla e quattro tangenziali>>, ma quali sono le quattro tangenziali di Milano?! La Nord, la Est…
Bb: …la Ovest e la Sud!
Bl: la Sud non esiste! Dai, questa non la scrivo… (ops…ciao Blodi! ndBlè). Torno seria. Dicevo, parliamo di Milano, la tua Emme I… Escono i Dogo e tutti imitano il loro stile; esce Sfera Ebbasta e tutti fanno Trap; l’impressione, soprattutto per chi non è di Milano, è che sia spesso tutto troppo uguale. Tu cosa ne pensi? Anche coi video a tema che stai proponendo, che varietà proponi sulla scena di Milano?
Bb: dimostro che a Milano c’è una scena underground fortissima, oltre ai nomi che escono. Anzi, mi ci metto anch’io tra i figli dei Dogo, non ci vedo niente di male perché io li vedevo a sedici anni all’Indian Cafè ed erano già delle personalità; quando vedevi arrivare Fame e Gué sapevi chi erano. Secondo me loro hanno sfruttato una grandissima capacità nel fare Rap, hanno preso le loro scelte discutibili ma tutto gli si può dire tranne che non sappiano fare Rap. Poi non è vero che è tutto molto livellato, quello è il giudizio di chi non scava; è come chi ascolta dieci pezzi Hip-Hop e dice per me il Rap è tutto uguale, mentre ci sono mille sfumature diverse. Forse fa comodo, vedendo che tutti si muovono verso Milano, sminuire un po’ il fenomeno e la scena, invece a livello di Rap italiano siamo stati e siamo tuttora una delle capitali. Diciamo che al tempo forse lo erano più Bologna o Roma, mentre Milano lo era per il writing; ora siamo la culla del mainstream ma non vuol dire che tutto suoni allo stesso modo.

Bl: in “Calvario” citi “Messa di vespiri” e in “La mia Emme I” la Spaghetti Funk. Che opinione hai maturato, a tanti anni di distanza, a proposito di un gruppo così discusso come gli Articolo 31?
Bb: a parte certe cose nuove che non mi piacciono e lo dico apertamente, altre sono mattoni del mio DNA. Quando ho cominciato ad ascoltare Hip-Hop il mio primo disco è stato “Messa di vespiri”, sapevo tutte le strofe a memoria e quando ho provato a scrivere rappavo come J-Ax. Non posso negargli questo merito…
Bl: …bello, perché molti secondo me lo negano…
Bb: …sì, molti lo negano perché fa comodo. Poi anche a me sta sul cazzo che vengano fatti fare i video Rap a Jerry Calà e Nek, perché è una cosa che brucia un po’ i culi di chi ci crede… Ma forse è meglio non prendersi troppo sul serio invece che mantenersi in un’area di fondamentalismo che lascia il tempo che trova.

Bl: torniamo a “Età dell’oro”. Rispetto a “One/Blo”, EP che producevi da solo, qui hai scelto tanti produttori. Come mai non ti sei rimesso alle macchine?
Bb: perché sarei impazzito e m’avrebbero portato in manicomio! No dai, mi piaceva il fatto di poter chiamare nomi che, nel lasso di tempo che va dall’EP ai Maad Block fino ad oggi, mi hanno notato per come faccio il Rap, trovandoci bene. Poi è chiaro che in un disco tendi anche a mettere nomi di peso per dargli un appeal, uno spessore, anche senza i mega producer del momento.
Bl: nella tua carriera hai collaborato con tanti produttori. Ce n’è qualcuno con cui ti sei trovato meglio in assoluto?
Bb: posso dirti Apoc per il discorso dei Drammachine, riuscire a fare un disco in cinque giorni m’è capitato una volta nella vita. Poi… Cazzo, è complicato rispondere…

Bl: a proposito di produttori e musicisti, Snake ora fa Jazz. Non hai in programma niente con lui?
Bb: nell’EP c’era “Passione” e le trombe erano sue. Perché no? Chi lo sa… Diciamo che musicalmente abbiamo preso strade diverse ma è sempre uno dei miei migliori amici.

Bl: le produzioni di “Età dell’oro” e alcune citazioni che fai lasciano pensare che ascolti anche musica al di fuori dell’Hip-Hop. Ad esempio?
Bb: tanta musica vecchia! In ambito Rock sono innamorato dei Doors e di Jimi Hendrix, tra gli italiani adoro gli Area… Poi Prince, gli Iron Butterfly e soprattutto il Prog italiano.
Bl: il Prog si sente tanto nella scelta dei suoni.
Bb: sì, perché – faccio il vecchio di merda! – a quei tempi c’era una libertà nella musica che oggi riescono ad avere in pochissimi. Io invidio tanto quei momenti nei pezzi di pura pazzia, di svarione di strumenti o voce, mentre oggi deve stare tutto dentro le solite strutture… Forse i dischi di Kanye West hanno ancora questa caratteristica, il ritornello non arriva quando te l’aspetti, la strofa ha quaranta barre e poi un bridge a caso, ha Rihanna a disposizione e la usa in maniera diversa da chiunque altro, cose così. Anche l’ultimo di D’Angelo (“Black Messiah”, ndBra) ha cose simili – e lo consiglio.

Bl: e dei Banhana Sapiens cosa ci dici? Era stato un bel botto ma ora mi sembra di capire sia un progetto accantonato.
Bb: l’anno scorso c’era stato un momento in cui avevamo pensato di poter fare di nuovo un disco assieme, però uno di noi abita ad Amsterdam, l’altro è a Londra e quindi siamo un po’ troppo sparpagliati per far qualcosa. Io poi ero già concentrato sul disco e non mi sentivo di trascinare altri impegni, perciò la cosa si è sgonfiata. Il grosso difetto che avevamo come Banhana era che per noi, finito il disco, terminava anche tutto lo sbattimento, invece sarebbe bastato un millesimo di testa in più rispetto a quella che mettevamo noi nella promozione per uscire un po’ di più… Anche perché secondo me Snake è davvero un genio e con “Il dittatore dello stato libero di Banhanas” faceva i testi di Dargen con sette anni di anticipo.

Bl: perciò in futuro ti vedremo ancora in veste solista o programmi nuove collaborazioni?
Bb: nell’immediato stiamo lavorando a qualcosa di nuovo dei Maad Block, vorremmo lanciare un’uscita ufficiale (“Screenshot! Mixtape” è stato pubblicato in free download, ndBra) e stiamo raccogliendo le idee. Sarà difficile farlo soprattutto a livello di sound perché dobbiamo unire i rispettivi gusti, però stiamo iniziando.

Bl: qual è il commento che più hai gradito sul disco, se l’hai già ricevuto, o quale quello che vorresti ricevere?
Bb: il commento più bello che mi han fatto tutti è che si tratta di un disco che ha delle radici ma si muove verso qualcosa di nuovo, inserendo dei suoni di ora in un contesto tradizionale. Io l’ho chiamato new boom bap e potrebbe essere una definizione che, senza troppa spocchia, definisce bene “Età dell’oro”. Che poi potremmo dirlo di tante uscite, è chiaro.

Bl: c’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti dire?
Bb: mi piacerebbe aggiungere che ho lavorato al disco in solitaria ma è come se avessi avuto un team di produttori esecutivi e penso si senta. L’amalgama del disco, oltre a me, deve molto a Francesco Paura, ad Apoc, a Jay Vas, a Mastino, ad EasyOne, a Dj Daf Tee… Per me il disco è un piccolo mondo e c’è un nucleo di persone a cui poter chiedere schiettamente consigli e giudizi per capire se la direzione sia quella giusta.

Bl: scusa, ultima domanda fondamentale che mi è arrivata adesso su Whatsapp! Mi chiedono che balsamo usi per la barba…
Bb: (ride, ndBlè) non uso balsamo, puroishpidodimaschio!

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Blema

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