Intervista ai MoonLoverz (28/11/2018)

Plenilunio” è un disco che ci ha colpito molto, sia per la qualità in sé dell’uscita che per l’unicità – nella realtà musicale italiana – di un progetto come quello dei MoonLoverz. Ci è parso quindi doveroso approfondire ulteriormente temi quali origini, dinamiche interne e programmi futuri del quartetto un po’ siculo, un po’ laziale e un altro po’ marchigiano coi diretti interessati.

Gabriele Bacchilega: rispetto al panorama italiano attuale siete una realtà atipica per almeno due motivi. Il primo e perché siete un gruppo, un collettivo, in un momento in cui la tendenza è verso l’individualismo e l’egocentrismo; il secondo è per la scelta di proporre un certo di tipo di suoni e di testi, un approccio intimo e delicato, dunque ancora in netto contrasto con il contesto estroverso e sboccato che conosciamo. Cosa ne pensate? Come vi vedete rispetto al resto della scena?
MoonLoverz: la cosa da mettere in chiaro subito è che non ci siamo imposti nessuna immagine da seguire, né abbiamo definito un target a cui rivolgerci, né – ancora – ci siamo autoassegnati un’etichetta. Siamo quattro solisti che già si somigliavano molto prima di creare il gruppo, questo spiega l’evolversi molto spontaneo della nostra amicizia e soprattutto della musica e l’atmosfera che ne scaturisce. Ci fa assolutamente piacere vedere che da fuori lasciamo un segno distintivo, che la gente se ne accorge e apprezza il nostro stile e lo differenzia dal resto. Preferiamo però non definirci: la nostra musica parla per noi. Di certo mettiamo l’Hip-Hop sopra ogni cosa, ma il nostro scopo non è essere diversi a tutti i costi; se questo succede – e comunque ci fa piacere – è perché ognuno di noi ha profondo rispetto degli altri tre e delle personalità di ognuno, quindi finiamo per dare a ogni canzone diverse sfaccettature e diversi punti di vista, a seconda di chi sta cantando in quel momento.

GB: come nasce il progetto ML e come riuscite nelle vostre quotidianità a mantenerlo vivo?
ML: il progetto è nato da un’idea di Swelto e Azure Stellar, davanti a una birra. In un periodo in cui regnava e regna tutt’ora un individualismo becero, si sono chiesti come sarebbe stato se avessero unito più forze sotto un unico profilo. Da lì a due giorni contattarono ElDoMino e Soulcè e nacquero così i MoonLoverz. A oggi quell’entusiasmo non si è mai spento né affievolito, ci sentiamo tutti i giorni, è la nostra quotidianità e sarebbe strano l’inverso, cioè se non ci fosse quella chat di WhatsApp, se non ci fosse quella cartella Dropbox dove scambiamo testi, bozze audio, beat. Mantenere tutto questo vivo è estremamente naturale ormai, nonostante gli impegni di ciascuno.

GB: rispetto al precedente disco, “Plenilunio” mi pare sì coerente, ma maggiormente a fuoco; avete trovato la quadratura e la consapevolezza necessarie. E’ solo una mia sensazione? Possiamo aspettarci un terzo disco o è prematuro parlarne?
ML: abbiamo cominciato a pensare a un secondo disco dei MoonLoverz proprio nelle stesse ore in cui usciva il primo omonimo, esattamente come adesso stiamo già fantasticando sulla nostra terza avventura in studio. Non ci fermiamo mai perché l’entusiasmo è forte, ogni giorno buttiamo idee nel calderone e iniziamo a ragionare sui prossimi progetti. Il concetto però è che, a ogni step, l’asticella si alza e l’obiettivo è cercare di migliorarsi e offrire qualcosa di diverso e originale. Non è sempre facile, ma siamo quattro testoni, pignoli e incontentabili.

GB: l’equilibrio che c’è in “Plenilunio”, sotto tutti i punti di vista e quindi inteso anche come spazio riservato a ognuno di voi, è spontaneo oppure in qualche modo viene – diciamo così – studiato a tavolino? Ve lo chiedo perché alla fine dell’ennesimo ascolto mi sembra quasi un album solista, tanto è ben amalgamato e uniforme.
ML: questo per noi è un complimento e ce lo prendiamo volentieri! Perché il nostro scopo è proprio quello, sebbene siamo quattro artisti molto simili: metterci tutti sulla stessa base con grande omogeneità non è così scontato e facile. Ci lavoriamo molto sopra, sia in fase di strutturazione dei pezzi (equilibro di strofe, ritornello e bridge tra un rapper e l’altro), sia in fase di mix (nel far suonare tutte le voci più simili possibili nonostante registriamo in quattro studi differenti). Non vogliamo che all’orecchio dell’ascoltatore possa emergere un leader, il rapper che si sente più degli altri, perché siamo un collettivo e ognuno ha la stessa valenza; a noi interessa che venga fuori il nome MoonLoverz e non quello di Swelto, Soulcè, Azure Stellar o ElDoMino.

GB: l’album è una sorta di concept su intimismo e riflessione, non come tematiche trattate ma come approccio e modalità di espressione. Anche in questo caso, lavoro preliminare oppure evoluzione naturale e spontanea?
ML: ci ricolleghiamo a quanto dicevamo sopra, ovvero noi non ci siamo mai imposti di dover suonare in un determinato modo né di dover scrivere di certe cose piuttosto che di altre. Noi facciamo Hip-Hop, certo abbiamo il nostro mood, introspettivo e intimo, ma la nostra musica è spontanea, personale, romantica; e ci rappresenta da sempre, anche da solisti. E di lavoro in lavoro si evolve, si rafforza il principio e maturiamo in quella direzione. La Luna è sempre su che ci osserva, ci guida e protegge.

GB: i featuring sono riusciti ed eterogenei. Due vecchie glorie (Claver Gold e Zampa) con un prospetto, per quanto mi riguarda, di sicuro avvenire, cioè William Pascal. Come sono nate queste collaborazioni?
ML: con Claver ci conosciamo da una vita, soprattutto per ElDoMino, con cui è cresciuto assieme per le strade di Ascoli; siamo tutti coetanei e ci siamo sempre trovati molto vicini al suo modo genuino di fare Rap. Il pensiero di fare qualcosa con lui c’era sempre stato da quando è nato il gruppo e “Nonostante me” era il pezzo ideale per concretizzarlo. Zampa chi è che non lo conosce? Uno dei veterani del Rap italiano, in contrapposizione con Pascal che si sta affermando ora ma che sta dimostrando il suo valore ogni giorno. Rapper diversi ma con la stessa fotta che abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente all’Under Fest a Ravenna, dove dividemmo il palco in una serata magnifica. In quella circostanza abbiamo approfondito la conoscenza e maturato l’idea di chiedere loro una collabo: hanno accettato all’istante. Chi rifiuterebbe un viaggio gratis sulla Luna?

GB: considerata l’eterogeneità che vi caratterizza, cosa state ascoltando in questi giorni, di italiano o meno, di Hip-Hop e non?
ML: ascoltiamo veramente di tutto. Partendo da Azure che si pompa quotidianamente Bon Iver, Chet Faker, Moby, Clams Casino, Post Malone, spesso trae molta ispirazione anche da cose estranee all’Hip-Hop, suona il piano da cui prendono vita gran parte dei suoi beat, che poi stende e conclude in digitale. Swelto ascolta un po’ di tutto ma nelle sue produzioni non ha particolari modus operandi, quotidianamente prende spunto da qualsiasi cosa abbia attorno, atmosfere, sonorità anche diverse tra loro, li rielabora in maniera spontanea e naturale. ElDoMino è un fan sfegatato del Rap italiano, di cui possiede oltre 500 dischi tra CD e vinili e ora è sotto effetto di “Adversus” del Colle e dell’ultimo dei Cor Veleno, dai quali non si riprenderà molto facilmente. Soulcè? Lui è sempre in giro in tournée, è un attore teatrale e vive in perenne movimento, gliel’abbiamo chiesto cosa sta ascoltando in questi giorni e forse ci risponderà, forse no, forse non ha avuto il tempo neanche di leggere il nostro messaggio ma noi gli vogliamo bene anche per questo (poi in extremis ha risposto io ascolto i MoonLoverz!).

GB: e invece quali artisti, in generale, vi hanno spinto a fare musica?
ML: prima di avvicinarci all’Hip-Hop, ognuno di noi ha esplorato generi molto distanti, semplicemente perché da ragazzini ascoltavamo quello che passava in casa sulla radio dei nostri genitori. Una volta consapevoli, ci siamo tutti avvicinati al Rap partendo dalla golden age, cosa comune per chi oggi ha almeno una trentina d’anni. Siamo cresciuti con le rime di Neffa, dei Sangue Misto, del Colle, Bassi Maestro, Stokka e MadBuddy; siamo cresciuti cercando di emularli (in buona fede, ovvio), perché volevamo essere come loro. E oggi, inconsapevolmente, stiamo continuando a farlo, almeno nelle intenzioni. Nonostante ognuno di noi abbia una sua identità ben delineata siamo sempre fedeli a quell’attitudine da cui è nato tutto, dalla prima scintilla.

GB: cosa amate del fare musica oggi e cosa invece non sopportate proprio?
ML: è palese e sotto gli occhi di tutti che fare musica oggi è diventato facile e alla portata di chiunque. Con pochi euro anche un bambino potrebbe prodursi un disco e distribuirlo su tutte le piattaforme con un’estrema semplicità, arrivando ovunque. E’ tutto molto bello e soprattutto veloce; ma vuol dire dare spazio a tutti, anche a chi strumentalizza la musica stessa o semplicemente a chi non è in grado di farla, non ha l’esperienza necessaria, chi non ha nulla da dire e s’impone ugualmente, togliendo spazio a chi magari ne avrebbe più meriti. Non è vittimismo, perché siamo consapevoli di non vivere in una società perfetta, soprattutto in ambito italiano dove non c’è grande meritocrazia – però è un discorso molto ampio, un problema culturale che non si risolve da un giorno all’altro. Siamo tuttavia consapevoli dei nostri mezzi, siamo certi di fare questa cosa con dedizione, studio, l’esperienza necessaria e soprattutto regaliamo emozioni a chi ascolta, che puntualmente continua a supportarci e ci riempie di messaggi d’amore. E questo ci ripaga di tutto.

GB: una volta si raccontavano più scene, ciascuna con un proprio stile, approccio e tanta coesione. Oggi mi pare si sia tutto standardizzato, vedo tanti solisti e pochissime crew vere e proprie. E’ una naturale evoluzione o dipende da altri fattori (di budget, di fama e via dicendo)? E a voi non pare di nuotare controcorrente?
ML: mah… Una volta era una volta, i tempi cambiano, cambia la musica e anche il modo di viverla. Nei ’90, non essendoci la tecnologia che abbiamo ora, era anche più normale incontrarsi per strada e fare gruppo, creare dei collettivi. Oggi esistono altri strumenti, viene meno il senso di crew perché si è più distanti, hai un producer a 200 km che ti manda una valanga di beat (fatti su Logic in digitale e non con l’Akai) con Wetrasnfer, mentre in passato se non lo avevi nel tuo quartiere, il beatmaker dovevi beccarlo alle jam, farti il viaggio in treno e andarlo a trovare in studio per ascoltare la base. Tutto questo è il naturale evolversi delle cose, non c’è per forza un lato negativo perché di base, se un gruppo come i MoonLoverz è nato, vuol dire che nonostante tutto alcuni fattori sono ancora presenti, l’amore per quello che fai, per questa Cultura, la stima nelle persone che reputi forti e a cui ti affidi con massimo rispetto. Sono valori che nei ’90 erano fermi e saldi quanto lo sono oggi.

GB: per concludere, domandona classica e che rivolgo singolarmente a tutti. Progetti per il futuro?
Azure Stellar: beh, “Plenilunio” è uscito da poco, quindi per il momento non uscirà altra musica, però siamo già al lavoro su nuove canzoni e sicuramente cercheremo di farci attendere meno rispetto all’ultimo disco, magari puntando su qualche singolo. In più vorremmo cercare di portare live la nostra musica, anche se siamo quattro persone sparse per l’Italia: sarebbe bello chiudere qualche data e suonare tutti assieme come all’Under Fest di Ravenna.
Swelto: io sto portando avanti diversi lavori paralleli, come la collaborazione al beat sul nuovo singolo di Murubutu e il nuovo singolo con Pathos, appena uscito. In testa ho un progetto più grosso, sempre da solista, ma per il momento preferisco non parlarne. Qualcosa bolle in pentola anche sul fronte MoonLoverz: come ha detto Azure, non ci faremo attendere troppo…
ElDoMino: da “Anima explicit”, il mio ultimo disco da solista, è passato più di un anno. Sebbene ci siano i MoonLoverz a tenermi impegnato e a stimolarmi, ho sempre il pensiero fisso alle mie cose, a progetti miei dove riesco a rappresentarmi al 100%. Ho un’idea molto particolare, ben studiata, non vedo l’ora di iniziare a spoilerarla. Tutto a tempo debito.
Soulcè: sto imparando a suonare l’ukulele e voglio preparare uno show unplugged in cui risuono e canto le mie strofe. Però prima devo imparare qualche altro accordo. Poi voglio scrivere il terzo disco dei MoonLoverz e continuare a lavorare con tutta la passione del mondo ogni giorno come sto facendo, così poi posso godermi denari e ville!

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Gabriele Bacchilega

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