Intervista ai Blahzay Blahzay (12/04/2017)

In occasione della ristampa da parte della Tuff Kong Records di “Blah Blah Blah” a ventun anni dalla sua pubblicazione originaria, abbiamo avuto il piacere di intervistare Outloud aka Blahzay Martell e P.F. Cuttin’, ovvero i Blahzay Blahzay, per una chiacchierata su uno dei dischi più sottovalutati degli anni novanta, ma che ancora oggi viene ricordato con affetto dai seguaci dell’Hip-Hop underground.

Mistadave: ciao ragazzi, è un piacere parlare con entrambi. Come va?
Outloud: alla grande! Siamo carichi e pronti per arrivare in Europa!
P.F. Cuttin’: esatto, abbiamo sei date da fare in Europa! Si parte il 22 aprile per terminare il 6 maggio. Danimarca, Olanda, Francia e Germania.
O: vorremmo assolutamente venire in Italia…suona come un lavoro per te, Dave! (Ride, ndMista – Rido anch’io, potrei pensare di mettermi a fare il promoter, perchè no?)

M: come siete venuti in contatto con la Tuff Kong Records?
PF: Tuff Kong mi ha contattato via Instagram per chiedermi se, a livello di gruppo, fossimo interessati a ristampare “Blah Blah Blah”, abbiamo negoziato i vari accordi e la cosa ha preso forma.
M: hanno manifestato interesse perché conoscevano il vostro disco e ne erano fan?
O: sì, esattamente. Il proprietario dell’etichetta ci ha raccontato di essere un grande fan dell’Hip-Hop della golden age, così è arrivato il contatto con PF.
M: lo trovo fantastico, dato che il disco è passato sotto molti radar.
O: sai, una cosa che ho imparato nella vita è che per sopravvivere in questo business è necessario accettare di non essere molto in vista. Se il nostro disco fosse esploso a livello commerciale non saremmo di certo sopravvissuti con i valori che abbiamo oggi.

M: “Blah Blah Blah” è, ancora oggi, molto appezzato dagli affezionati dell’underground di quell’epoca. Qual è la forza insita nel disco?
O: la vera forza che sta dietro a tutto è una cosa che nessuno può conoscere, ovvero la fortissima connessione che esiste tra me e PF, che siamo cresciuti giocando assieme per strada da ragazzini. La gente può avere tutte le opinioni che vuole in merito, si può parlare bene della produzione, delle rime, degli scratch, della mia voce, ma tutto è sorretto dalla grande forza della relazione tra me e lui.
PF: siamo amici da quand’eravamo ragazzini, tutto è stato generato dal grande amore che avevamo in comune per la Cultura Hip-Hop.

M: a quando risale la formazione del gruppo?
O: stiamo assieme praticamente da sempre, abbiamo lavorato sotto altri nomi prima di chiamarci Blahzay Blahzay. Tra noi c’è stata una connessione naturale, PF era il dj più figo del quartiere e io tra gli mc’s più caldi in circolazione.
M: PF, eri un dj da block party?
PF: sì, ho cominciato a fare il dj nel 1989 (Outloud interviene per specificare che PF era un dj da block party, non da house party – ndMista). C’era questo parco chiamato Highland Park vicino a dove abitavo, organizzavamo le feste e prendevamo la corrente direttamente dai lampioni della luce! Ero un teenager e ho iniziato da lì il mio percorso.

M: il vostro album è uscito nel 1996. Come ricordate la scena Hip-Hop di allora?
O: decisamente diversa da quella attuale, questo è sicuro, e la mia personale sensazione all’epoca era che ci fosse ancora molto lavoro da fare. C’erano tantissime major che tentavano di modificare il Rap game a loro piacimento, di creare questo trend di musica commerciale, noi stessi eravamo molto pressati per indirizzarci a una musica più mainstream nonostante la golden age fosse ancora in essere. Abbiamo dovuto opporre resistenza in tutti i modi.

M: secondo voi il 1996 è stato ufficialmente l’ultimo allo della golden era?
O: io vedo quel periodo come un forte calo, ma non come una fine.
M: d’altro canto c’erano tanti soldi che le major tiravano in giro…
O: esatto, oltre a questo c’erano anche altre dinamiche, come quelle riguardanti il vinile e le cassette, che in quel momento sono spariti. Ho sempre percepito la musica dei Blahzay Blahzay come vinyl music, non ho nulla contro estensioni come CD e musica digitale, ma il nostro suono era fatto apposta per il vinile.
M: fortunatamente oggi, con riedizioni come le vostre, c’è un ritorno in auge dei vecchi formati.
O: credo che il ritorno del vinile possa creare una nuova golden era. Il vinile è ciò che ci separa da tutti gli artisti che vivono su YouTube e Soundcloud. E’ una sensazione eccitante e il tour che ci prepariamo ad affrontare sarà simbolico di ciò.

M: l’Hip-Hop del 1996 era particolarmente ruvido e grezzo. Perché il vostro album è stato sottovalutato?
O: era un momento particolare, c’era questa grande faida in atto tra east coast e west woast, pensa che facevo gli adlibs per i live di Biggie, ero in tour con lui. “Blah Blah Blah” è una delle istantanee di quel particolare periodo, il motivo che mi sentirei di dirti per cui un disco comunque apprezzato – in giro se ne parlava molto bene – non ha ottenuto determinati risultati è dal fatto che le etichette stavano fortemente snobbando l’Hip-Hop della east coast.
M: stai dicendo che la musica della east coast non era così commerciale da meritare promozione assidua?
O: non esattamente, ho un parere molto personale in merito. Al tempo c’erano un sacco di guai che le etichette passavano, c’erano tipi che andavano presso gli uffici delle compagnie newyorkesi a menare gente, le etichette avevano tutte delle guardie del corpo al piano inferiore per evitare casini, finché non hanno definitivamente deciso di uscire da quella situazione. E’ successo anche alla nostra etichetta (Mercury/Polygram – ndMista) proprio mentre eravamo fuori col disco, tutti in quel momento hanno messo da parte il Rap di New York per volgere l’attenzione verso sud, perché là non c’erano artisti che si portavano dietro cinquanta o cento persone che chiedevano continuamente soldi o semplicemente andavano a rompere le scatole per conto del rapper della loro cerchia.

M: ho letto in un’altra intervista che il vostro contratto prevedeva originariamente la realizzazione di tre album, è corretto?
O: sì, abbiamo rinunciato a parecchi soldi perché volevamo il completo controllo su tutta la musica che facevamo, le compagnie discografiche si stavano muovendo verso direzioni commerciali differenti ma noi abbiamo deciso che avremmo seguito solo la nostra direzione e basta.

M: pensate che “Danger”, il vostro singolo più conosciuto, vi rappresenti meglio di altri brani?
O: comprendo perfettamente che la gente ci conosca per “Danger”, ma ci sono molti altri pezzi che possono rendere l’idea di chi eravamo e siamo, un paio di questi sono sicuramente “Pain I Feel” e “Don’t Let This Rap Shit Fool You”, che offrono una prospettiva più profonda del nostro modo di essere artisti.

M: un altro brano particolarmente conosciuto è “Good Cop/Bad Cop”. Avete qualche ricordo da condividere sul pezzo?
PF: quel singolo era fuori da prima che ci chiamassimo Blahzay Blahzay. Fu pubblicato nel 1995 dall’etichetta di Bobby Konders, la Massive B, e ci chiamavamo Hostile Takeover. Amavamo quel pezzo così tanto che quando abbiamo firmato per l’album siamo andati a ripescarlo, l’abbiamo rifatto sia a livello di beat che di liriche ed è decisamente uno dei miei preferiti di sempre.
O: ne abbiamo creato una versione più potente, nel frattempo eravamo maturati come artisti e abbiamo agito di conseguenza.

M: lasciate che vi chieda una curiosità su un punto di cui si discute ancora oggi e che vorrei chiarire. Due featuring dell’album sono a nome di Dark Man: parliamo di L.A. The Darkman o no?
PF: No! (Risponde prima che io termini la domanda – ndMista) Il nostro Dark Man era fuori parecchio prima di L.A. The Darkman. Anzi, penso che L.A. (mentre il discorso evolve si sente la tensione salire nella voce di PF – ndMista) abbia anche preso il suo nomignolo dal nostro Dark Man…
O: purtroppo è venuto a mancare quattro anni fa.

M: PF, qual è l’ispirazione che sta dietro al tuo modo di produrre?
PF: anzitutto come mi sento, il mio umore; poi conta molto l’artista per cui sto producendo, ognuno mi fornisce ispirazioni differenti; ultima cosa, ciò che sta accadendo attorno a me in quel preciso istante.
M: c’è qualche genere in particolare che ti ispira?
PF: no, campiono qualsiasi cosa mi piaccia, qualsiasi cosa riesca a manipolare e a far suonare bene al mio orecchio. Può essere una canzone, un tema da uno show televisivo, un suono minuscolo, qualsiasi cosa.

M: Outloud, a chi ti ispiravi quando volevi diventare un mc?
O: Big Daddy Kane, KRS-One, Chuck D, Guru. A quest’ultimo sono riuscito ad avvicinarmi, mi manca molto perché con lui avevo costruito un sincero rapporto di amicizia. Nas è stato un’altra fonte d’ispirazione, ricordo quando lo incontrai e mi disse yo, you got it! (la sua forma d’approvazione – ndMista), mi fece particolarmente piacere, era speciale sentirsi rispettato da lui.

M: PF, escludendo Outloud, qual è l’artista più forte con cui hai collaborato?
PF: Sean Price! (Anche in questo caso la risposta parte prima che termini la domanda – ndMista)
M: hai qualche ricordo particolare che lo coinvolge?
PF: sarò totalmente onesto, pensarci mi fa ancora molto male. Era un mio grandissimo amico. Non l’ho conosciuto da ragazzino come per Outloud, ma il tipo d’amicizia che ho sviluppato è la stessa, molto profonda. Lui manca tantissimo all’Hip-Hop, tantissimo. Dopo che è mancato sono venuti fuori tanti giovanotti che giocano a fare i duri, gente che c’era anche prima ma che non aveva il coraggio di atteggiarsi proprio perché c’era Sean. Lui li intimidiva. Non faccio nomi perché potrei far scoppiare una guerra…

M: puoi raccontarci qualcosa del tuo show radiofonico, East NY Radio?
PF: certo, siamo in onda tutti i giovedì sera dalle 20.00 alle 22.00, lo show è in diretta su UStream e il giorno dopo è disponibile su Soundcloud e YouTube. Nello show, che faccio con un altro mio grande amico, Dj Millz Murda, non c’è nessun tipo di musica degli anni novanta, suoniamo tutta roba attuale, l’Hip-Hop di oggi che ci ricorda quello del passato, quello che suona bene e che non trovi se non scavi a fondo. Amo proporre questo show in giro perché mostriamo alla gente cos’è veramente l’Hip-Hop, altro che quella robaccia Trap…

M: com’è la scena underground di New York oggi?
PF: è davvero ottima, solo che non è per niente esposta, è profondamente underground. Non ci sono show radiofonici di spicco che la rappresentino, al contrario degli anni novanta, quando ogni radio suonava l’Hip-Hop underground. Là fuori c’è un sacco di ottima musica.
O: sono perfettamente d’accordo, manca solo l’esposizione (sì, fratello, l’esposizione! Rimarca PF da dietro – ndMista). Quello che cerchiamo di fare è aprire porte per altri artisti poco conosciuti, per farli emergere, a volte c’è la tendenza di attendere che qualcuno lo faccia per te ma sono cose che devi fare tu da solo, altrimenti non accadrà mai nulla.

M: in mezzo a tutta la robaccia che esce ogni giorno pensate ci sia qualche artista in grado di prendere il testimone dai grandi del passato?
O: per me è una questione di classificare correttamente le cose. Certi tipi di musica sono cugini dell’Hip-Hop ma vengono confusi per il medesimo genere, non ho problemi a dire che esistono ottimi pezzi di Trap, solo non sono Hip-Hop…
PF: io ti faccio i nomi di Starvin B, Conway, WestsideGunn, Meyhem Lauren, Masta Killa, Milano Constantine – tutta gente che ha il mio rispetto. Conway e WestsideGunn, in particolare, sono la cosa più rovente dell’attuale underground. Ci sono alcuni nomi nuovi come quello di Truth, che ha messo fuori il suo primo disco l’anno scorso e sta già lavorando al prossimo album. Alcuni di quelli che ti ho nominato – tipo Masta Killa – li ho menzionati appositamente, perché non sono artisti del passato in quanto ancora rilevanti.

M: quali sono i vostri progetti futuri?
O: io ho in programma un album solista realizzato con vari produttori, PF si è occupato del mix dell’intero lavoro; poi ci sarà anche il seguito di “Blah Blah Blah”, che realizzeremo invece come gruppo. Ho anche una crew di origini thailandesi, una cosa partita dieci anni fa, un gruppo che si chiama Thaitanium, tre ragazzi che hanno aiutato molto a importare l’Hip-Hop a casa loro. Abbiamo fatto un pezzo assieme agli M.O.P. (“No Stoppin’ Us” – ndMista).
PF: l’album di Outloud si chiamerà “Blahzay Martell”. Io sto invece producendo un disco di O.C., dieci pezzi nuovi di zecca, poi sto lavorando con Truth, artista della Ill Adrenaline Records che ho citato prima e per il quale ho prodotto tre pezzi e mixato tutto l’album, infine ho prodotto quattro brani per il nuovo lavoro di Masta Killa che uscirà tra circa due settimane per Nature Sounds.

M: shout-out finali?
O: certo, uno shout-out va a quanti ci hanno supportato negli anni e supportano il nostro tipo di musica underground e la East NY Radio. E uno shout-out va anche a te, Dave!
M: grazie mille!

La nostra intervista si conclude coi ringraziamenti di rito, sono oramai le undici di sera ed è tempo di rincasare tra i ricordi di quell’Hip-Hop vecchia maniera, così grezzo, così never watered down, così…New York! E, mentre l’adrenalina scende pian piano, la mente continua a far risuonare <<when the east is in da house/oh my God>>. “Danger” è perfettamente conservata, oggi come allora, come tutte le cose preziose dell’epoca.

The following two tabs change content below.
Mistadave

Mistadave

Mistadave

Ultimi post di Mistadave (vedi tutti)

Related posts

intervistamadness2016.jpg
DjIllegalInt01.jpg
djargentoint01.jpg