Intervista a Nine (06/10/2018)

Nine è tornato – verrebbe da dire per l’ennesima volta. Personaggio sfuggente, la sua è stata una presenza incostante ma significativa nel quadro della migliore epoca dell’Hip-Hop, a suo modo protagonista di quegli amati nineties griffati con l’esordio “Nine Livez” e l’immediato seguito “Cloud 9”, poi la letterale sparizione e infine il ritorno sulle scene. Proprio per questo Nine non è conosciuto quanto dovrebbe, ma ciò non gli ha impedito di lasciare un segno importante e rimasto vivo attraverso i piccoli frammenti che ne testimoniano la presenza nella scena, fino ai giorni d’oggi con un nuovo disco marchiato Snowgoons, veri specialisti nel riesumare tesori provenienti dal passato che conta. Per quest’intervista, Nine conferma la sua sfuggevolezza: nonostante le nostre insistenze per una chiacchierata su Skype, ci siamo dovuti accontentare di un botta e risposta via mail attraverso il quale abbiamo cercato di fare un minimo di luce su questo mistero e su com’è trascorso tutto questo tempo avaro di registrazioni ufficiali, cercando di comprendere i motivi di determinate decisioni e le prospettive per il futuro, ora che la golden age è solo un lontanissimo ricordo.

Mistadave: a che età hai cominciato a fare l’mc? Chi ti ha – per così dire – scoperto?
Nine: ho cominciato con il Rap a quattordici anni. E in realtà non mi ha scoperto nessuno, è stato tutto frutto del duro lavoro. All’inizio ero in un gruppo con Funkmaster Flex, si chiamava Deuces Wild, poi abbiamo proseguito le nostre carriere in maniera del tutto indipendente dopo aver realizzato “Six Million Ways To Die” nel 1993.

M: sei conosciuto soprattutto per il tuo album di debutto, “Nine Livez”. Com’era l’Hip Hop all’epoca?
N: degli anni novanta ricordo sicuramente che c’era tanta bella musica in giro, l’Hip Hop era grandioso, era puro, gli artisti erano tutti originali. Tutti dovevano essere ben attrezzato di skill per provare a sopravvivere in quell’epoca!

M: hai una voce profonda, ben distinta. Come hai sviluppato il tuo stile?
N: diciamo che plasmare il mio stile è stata una cosa che ha seguito la naturale evoluzione della mia voce, che è cambiata abbastanza tardi. E’ accaduto tutto con molta naturalezza: mi sono accorto che nessuno suonava come me e questo è stato l’aiuto più grande per riuscire ad essere originale, che – come ho appena detto – a quei tempi era il fattore che contava più di ogni altro.

M: “Cloud 9” è uscito nel 1996, come si pone rispetto a “Nine Livez” e cosa hai cercato di ottenere col tuo secondo album?
N: la sostanziale differenza è che “Nine Livez” era il disco che dovevo assolutamente fare per diventare parte integrante dell’industria musicale. “Cloud 9” era invece l’album che volevo davvero fare, quello che mi ha permesso di dimostrare tutta la mia versatilità senza seguire i trend del momento.

M: e poi Nine è sparito dalla scena. Cos’è accaduto?
N: è successo che la Profile Records, l’etichetta con la quale ero sotto contratto, è stata venduta alla Arista Records. Quest’ultima ha praticamente tenuto in ostaggio il mio contratto fino a che non sono riuscito a uscirne, ma ci sono voluti ben cinque anni!

M: di cosa ti sei occupato nel frattempo?
N: ho fatto del ghostwritng, ho cominciato a mettere assieme qualche piccola produzione; insomma, me ne sono stato dietro le quinte a lavorare comunque sodo.

M: e cosa ti ha spinto a tornare in attività?
N: non mi piaceva la mia posizione nei libri di storia. Avevo del lavoro da terminare e una volta libero ho cercato di migliorare quello che avevo già fatto prima.

M: sei tornato ufficialmente con “Quinine”. Cos’era cambiato nel frattempo nell’Hip Hop?
N: “Quinine” è corrisposto all’inizio del movimento dei social media, tutto il mondo si stava preparando al cambiamento. “King” è invece uscito in un momento come quello odierno, già dominato dai social media; e per noi artisti è positivo, perché è più facile autopromuoverci.

M: come hai conosciuto gli Snowgoons?
N: mi hanno contattato loro, stavano cercando artisti degli anni novanta per il loro pezzo chiamato “The Nineties Are Back” (contenuto in “Goon Bap“, ndMista). Ne è venuto fuori davvero un bel singolo e da lì è nata una chimica di squadra tra noi, che abbiamo portato avanti nel tempo.

M: eri un loro ammiratore?
N: sì, certamente. Hanno fatto tantissime cose e continuano a pubblicare dischi, il loro è un grande lavoro.

M: e per il vostro disco come sono avvenute le registrazioni? Hai scelto prima i beat e poi ti sei messo a scrivere le rime?
N: sì, esatto. E’ l’unico metodo di lavoro che conosco, faccio solo in quel modo. Scelgo i beat che mi piacciono, ci scrivo sopra, registro e infine tengo ciò che mi piace di più.

M: quali sono i migliori pezzi di “King”?
N: tutti!

M: “Champion” ospita Chris Rivers. Qual è la tua opinione su di lui?
N: è un grande, si sta facendo davvero il mazzo.

M: com’è nata invece “Breathe“, che ospita altri due veterani?
N: Kool G Rap è uno dei miei eroi di sempre, averlo su questo pezzo è stato un vero sogno trasformatosi in realtà! Con Smoothe The Hustler avevo già una connessione precedente, lui era presente in uno dei miei pezzi più forti, “Make Or Take“, quindi richiamarlo a collaborare per “King” è stata una scelta più che naturale.

M: c’è un artista che può rappresentare degnamente la nuova generazione di talenti?
N: Conway The Machine!

M: pensi che “Wutcha Want” sia sempre il pezzo che ti rappresenti di più?
N: in effetti no, non mi rappresenta affatto. E’ il mio pezzo più conosciuto, ma fa parte di un disco di cui avevo bisogno per riuscire a entrare nell’industria discografica.

M: hai dei rimpianti per come si è sviluppata la tua carriera?
N: no. E la spiegazione è semplice: non ho rimpianti perché altrimenti non sarei qui a promuovere “King”. Non avrei sviluppato adeguatamente le mie capacità di mc, non avrei avuto l’occasione di rappresentare la Cultura in un momento storico come quello odierno, nel quale credo che l’Hip-Hop abbia un forte bisogno di essere spinto da gente che ne conosce profondamente i significati.

M: progetti per il futuro?
N: mettere un po’ di ordine… Continuare a spingere, senza pretendere di cambiare l’Hip-Hop. Farlo tornare com’era. L’unica cosa che posso fare è ritagliare uno spazio nella scena attuale per far comprendere meglio cos’era un tempo questa Cultura. Voglio cambiare il mio posto nella storia, voglio che sia migliore. E voglio lottare a ogni costo contro la discriminazione artistica basata sull’età di una determinata persona. Posso ancora dare molto.

Non resta che ringraziare Nine per quest’opportunità, con uno special shout-out per il nostro amico Andreas della Goon Promotions, sempre disponibilissimo!

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