Heavy Metal Kings – Black God White Devil

Voto: 3/3,5

hmk-blackgodA sei anni di distanza dal primo spin-off, il sodalizio dei due bad hombres – rampollato nel 2006 da un lembo dell’epica Carmina Burana, geneticamente riarrangiato dal tocco taumaturgo del Nemico della Razza Umana – si arricchisce di un nuovo capitolo con Black God White Devil, un’opera che nel suo manierismo autocitazionista si limita purtroppo a ricalcare quanto offerto in prima istanza nell’episodio precedente, senza mettere a fuoco nel modo dovuto quelle sinergie che sarebbe stato lecito attendersi da due pesi massimi dell’underground, iscritti all’anagrafe della doppia acca coi nomi di Vinnie Paz e Ill Bill, le quali invece sono latitanti sin dai tempi di quel maestoso singolo, incastonato tra i solchi di una lastra di cloruro di polivinile dai riflessi turchini.

Quindi, è tutto da buttare e subito ciao? Assolutamente no – anzi! I beat sono taurini e belli(cosamente) incazzosi, i titoli altisonanti come da tradizione e i testi infarciti di quel cocktail di pulp e integralismo cospirazionista che, con le dovute declinazioni regionali, è stato il caposaldo della tradizione musicale dei cartelli capitanati da Billy e Vincenzino. La formuletta magica che tanto bene ha funzionato per anni, però, oramai langue (“Septagram” docet…). Da The Military Mind Of Chaka Zulu a There’s No Wi-Fi In Valhalla, il duo ripropone con insistenza brani costruiti su veri e propri concept placebo che, dietro alle proprie sgargianti copertine, nascondono in realtà un canovaccio rattrappito, che riflette figure e riferimenti inflazionati (<<see, the toast always on me if I get in a jam/and if the enemy extend it I will spit in his hand/understand that Elohim live off the land/because y’all way said the wolf would live with the lamb>>) da troppe apparizioni nelle scalette delle scorse decadi. Certo, l’incedere granitico del duo – un marchio di fabbrica, consolidato da oltre un ventennio di schermaglie verbali – resta una garanzia assoluta per chi concepisce il Rap unicamente come un’iniezione endocardica di adrenalina. Ciononostante, anche il più sfegatato degli amanti di “Legacy Of Blood” e “What’s Wrong With Bill?” – con un briciolo di sale in zucca – non potrà che storcere il naso per la carenza di nuove idee con cui è stato confezionato “Black God White Devil”.

“Séance Gone Wrong, “Bad Hombres” e “Gemini Lounge” – tutte impreziosite dal ritorno del timbro acido di un Goretex in formato Cappadonna, che marca il cartellino in oltre la metà dei brani in scaletta – svettano al di sopra del vuoto pneumatico generato dall’ipertrofia fine a se stessa di pezzi come Killing Technology e Black Mass Lucifer, studiati a tavolino col solo obiettivo di prendere a ceffoni l’ipotalamo della folla sotto il palco durante le prossime cinquanta date attraverso gli States. La prima delle tre vede il trio sfilare a passo d’oca su umori claustrofobici che riportano alla mente il clima distopico degli ultimi cento giorni di Sodoma, mentre l’ultima è una chicca in cui Blastah Beatz gioca a fare lo Stoupe della situazione, distorcendo sotto una lente a filtri LSD la sagoma di Čajkovskij e – per qualche minuto – riportando indietro i calendari di una dozzina d’anni.

E’ su episodi come questi che avrebbe dovuto essere sviluppato il business plan di questo nuovo capitolo degli Heavy Metal Kings, i quali nel complesso hanno invece preferito non osare, puntando con decisione sull’usato sicuro e il pilota automatico. Il risultato è un album che si lascia ascoltare volentieri per intero un paio di volte, che tra un paio di mesi avrà ancora quei due o tre pezzi che menano con la dovuta veemenza, ma che entro un anno rischia di sopravvivere unicamente sotto forma di sbiadito ricordo, confinato nel gremito limbo di quei progetti che avrebbero potuto essere qualcosa in più se solo ci avessero provato. Non è quindi una questione di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, quanto del contenuto dello stesso; si fosse trattato di un nobile brandy d’annata, ne sarebbe bastata qualche goccia, ma considerato il retrogusto che mi ha lasciato sulle papille questo “Black God White Devil”, sono convinto di aver sorseggiato ben altro…

Tracklist

Heavy Metal Kings – Black God White Devil (Enemy Soil Entertainment/Uncle Howie Records 2017)

  1. Séance Gone Wrong [Feat. Goretex]
  2. If He Dies, He Dies [Feat. DV Alias Khryst]
  3. Egyptian Moses [Feat. Goretex]
  4. Bad Hombres [Feat. Goretex]
  5. Golan & Globus
  6. Mercyful Fate [Feat. Goretex]
  7. Black Mass Lucifer [Feat. Goretex]
  8. Petrus Steele
  9. Killing Technology [Feat. Goretex]
  10. The Military Mind Of Chaka Zulu
  11. There’s No Wi-Fi In Valhalla
  12. Gemini Lounge [Feat. Goretex]
  13. F@ck Outta Here

Beatz

  • Sunday: 1, 7
  • Apathy: 2
  • Vic Grimes: 3, 8
  • Giallo Point: 4, 5, 6
  • C-Lance: 9
  • Blastah Beatz: 10, 12
  • MTK: 11
  • Sicknature: 13

Scratch

  • Dj Eclipse: 5
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