Gionni Gioielli – Young Bettino story

Un cinque bello alto e fragoroso per Gionni Gioielli, nuovamente sul ring con “Young Bettino story”, undici riprese di fuoco, un colpo basso dietro l’altro e un atteggiamento costantemente arrogante e provocatorio, al limite del bullismo. A caratterizzare ulteriormente questo nuovo lavoro è l’azzardato ma centrato parallelismo tra Rap e politica, una sorta di omaggio alla Prima Repubblica, al si stava meglio quando si stava peggio, un ritorno alla schiettezza e ai capisaldi, ossia denaro, donne e potere, un tempo sbandierati senza remora alcuna, oggi celati dietro demagogia e falsità di ogni genere.

La “…story” è un disco esplosivo nella sua semplicità, una specie di Mulino Bianco del Rap dove, al posto di affabilità e ogni genere di farina integrale, troviamo ignoranza e barre incandescenti, volutamente monotematiche e votate al parossismo estremo. Non vi aspettate dunque metafore, sofismi o finezze simili; qui i concetti sono chiari e basici, generati da <<una vita semplice e ignorante>>, alimentati da <<questa nuova moda, pare, piace a tutti/Rap all you can eat e merda come il sushi/…/che sono solamente bambocci di merda/gang gang gang e vi infamate a vicenda/che nemico immaginario? Io odio tutti quanti/l’Hip-Hop è peace and love, ma io non sono Gandhi>> (“Craxi era”).

L’ode al passato è tanto ridondante e integralista (<<mi hanno detto che son vecchio e che il mio tempo è passato/io non sono vecchio, sono barricato/fanculo l’auto-tune, mumble Rap fuori tempo/lo faccio vecchia scuola, solo barre e sample>>) quanto rancorosa e vendicativa (da <<Jordan di cemento e vi trovano i subacquei/c’hai la faccia da scemo pure se te la tatui/e tu c’hai trent’anni, cosa cazzo trappi?/Sei la povero version di Gianluca Vacchi>> in “Gualtiero Marchesi” a <<io so fare tag, non so fare autografi/di che cazzo stai parlando mentre suoni?/Spero che muori, come Mango>> in “Gianni Demicheli$”).

“Young Bettino story” dà l’idea di essere un disco nato quasi per caso, senza calcoli né strategie, con strumentali – nove su dieci opera dello stesso Gionni – omogenee, fedeli al già menzionato <<vecchia scuola, solo barre e sample>> e sulle quali l’mc dell’Adriacosta Crew si è sfogato vomitando risentimento e disprezzo verso la mercificazione del Rap.

Per diffondere il proprio verbo, Gioielli utilizza tutti i vettori possibili, dalla preghiera di “Moana Pozzi” (<<prego Dio, sperando che m’ascolti/ti diamo l’influencer, ci rimandi Moana Pozzi/ti diamo la Ferragni, manda Moana Pozzi/ti diamo Chiara Nasti, dacci Moana Pozzi/tieniti Chiara Blasi, dacci Moana Pozzi/tieniti le Suicide e dacci Moana Pozzi>>) al manifesto politico della coalizione quadristellata Gioielli/Grano/Cassell/Green, incollato su un classicissimo del Rap italico, ossia “Ciao ciao” del Colle der Fomento (<<parlo di pute con Putin, non capisco il russo/il mio Governo è un cumshot in faccia a Barbara D’Urso/quei bravi ragazzi, il ritorno di Craxi/ridate il Rap ai rapper, basta con ‘sti pagliacci>>).

E poi scorrettezze di ogni genere, dal fallo da dietro (<<se non sei una ragazzina con la figa umida/non li fotti questi stronzi da Prima Repubblica/Adriacosta posse, Rap politico/due colpi, poi rimani come Bossi mezzo paralitico>> – ancora “Sigonella”), alla presa per il culo sfacciata e irriverente (<<versami un gin tonic, vodka lemon/a queste puttanelle non le temo/Rap al femminile? A me piace solo Ghemon>> – barre firmate da una delicatissima Loop Loona in “Umberto Smaila”, sull’unica strumentale terzista griffata St. Luca Spenish).

Dieci round durissimi e impegnativi, ma poi il knock-out arriva all’undicesima e ultima ripresa; e non a causa di un colpo particolarmente violento e/o definitivo: al contrario, si finisce al tappeto con l’abbraccio di “Hammamet”, pezzo intimo e malinconico che non c’entra assolutamente nulla con tutti i rimanenti, con la guardia che istintivamente si abbassa dando modo alle barre di Gionni di arrivare delicatamente a segno.

Ci si ritrova così in ginocchio, ammaccati sì ma col sorriso sul volto e una sola, grande certezza: molto del Rap attuale fa davvero cagare, però in mezzo a tanta merda è ancora possibile trovare un Gioielli.

Tracklist

Gionni Gioielli – Young Bettino story (No label 2018)

  1. Craxi era
  2. Gualtiero Marchesi
  3. Moana Pozzi
  4. Sigonella [Feat. Egreen, Gionni Grano e Nex Cassel]
  5. Umberto Smaila [Feat. Loop Loona]
  6. Gianni Demicheli$
  7. Giovanni Spadolini [Feat. Blo/B]
  8. Giorgio Armani
  9. Yasser Arafat [Feat. Lil Pin]
  10. Antonio Di Pietro [Feat. Nigga Dium]
  11. Hammamet

Beatz

Tutte le produzioni di Gionni Gioielli tranne la traccia #5 di St. Luca Spenish

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Gabriele Bacchilega

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