Gang Starr – Moment Of Truth

Voto: 4,5

Per valutare con buonsenso “Moment Of Truth” è strettamente necessario far riferimento al periodo storico in cui veniva pubblicato. Il momento non era certo dei più facili per un Hip-Hop in piena lotta contro se stesso, impegnato a contenere l’ondata mainstream che di lì a poco avrebbe annacquato il settore ma vivendo al contempo una sorta di rinascimento all’interno del quale tanto leggende quali KRS-One o gli allora nuovi Company Flow fronteggiavano con coraggio la pioggia di dollari fornita da Puff, Ma$e e la bling-bling generation tutta, ivi comprendendo i soldatini del noto Master P. Mentre tutto ciò aveva luogo, il duo di assi conosciuto come Guru e Premier veniva da ben quattro anni d’inattività di gruppo, un’eternità per un contesto nel quale il sapersi rinnovare in fretta è sempre stato il requisito basilare di una carriera che volesse dirsi longeva. In aggiunta, c’era da non sottovalutare una discografia già inclusiva di due classici (“Step In The Arena” e “Daily Operation”, con “Hard To Earn” a cadere non molto distante…), tacche pari a dei colossi che riuscivano non solo a controbattere con piena cognizione di causa all’espandersi dell’Hip-Hop più ignorante, ma pure a caricare il fan medio di nuove speranze dopo la pesante aria portata dalle scomparse di Tupac e Biggie o dallo scioglimento degli A Tribe Called Quest.

<<That makes me know that we… we… we… we’re doing, we had the right idea in the beginning and… and we just need to maintain our focus and elevate. We what we do, we update our formulas. We have certain formulas but we update ‘em, with the times and everything y’know so y’know the rhyme style is elevated. The style of beats is elevated but it’s still Guru and Premier. And it’s always a message involved>>. I primissimi secondi di ascolto del disco ci regalano già la chiave interpretativa del disco, mettendo bene in chiaro che la leggenda si scolpisce facendo sempre le cose in grande, non producendo copie simili a quanto già offerto in precedenza con la scusante di una combinazione di elementi ben collaudata – in questo caso il saldo legame tra la fortissima matrice Jazz/Soul dei suoni selezionati da Preemo e l’inconfondibile flow del king of monotone. Porre “You Know My Steez” in principio di scaletta significa calare immediatamente l’asso; o meglio, il primo di una serie di assi. Già da qui il sound Gang Starr suona rinfrescato, è solo il primo di una serie di beat qualitativamente assurdi, infilati in rapida successione da un Dj Premier baciato da un’ispirazione altissima. Guru, già attrezzato di un arsenale lirico non indifferente, dimostra poi di essere più sciolto e maggiormente complesso nella costruzione delle rime, quelle appartenenti a questo storico singolo sono difatti tre strofe di pura tecnica sopraffina che ripongono al loro posto fakers e wannabes<<it’s time to dethrone you clones and all you knuckleheads/‘cause mc’s have used up extended warranties/while real mc’s and dj’s are a minority/but right about now, I use my authority/‘cause I’m like the Wizard and you look lost like Dorothy/the horror be when I return for my real people/words that split wigs hitting like some double Desert Eagles>>. Le rime multi-sillabiche sono precise e differentemente posizionate (che delizia quel Dorothy/the horror be…), la ricchezza argomentativa non manca, tutto ciò si riflette per l’intera durata di questi quasi ottanta minuti di intenso lavoro nel quale Guru risulta evidentemente rinvigorito.

La prima parte del disco testimonia l’esistenza della perfezione. Lo stato di grazia del duo è adeguatamente rappresentato dalla sopraffina “Royalty”, la quale coniuga la potenza della batteria alla ricchezza dei sample creando un ideale terreno per il ritornello R’n’B di K-Ci ans JoJo completando il tutto con la calda e precisa voce di un Guru atto a proporre un testo volutamente autoindulgente, in grado di rappresentare degnamente il sommo grado qualitativo di ognuno dei firmatari di questa eccellente prova. L’altezza è ciò che sta alla base di “Above The Clouds”, dinanzi alla quale è necessario eseguire un gesto e uno soltanto: inginocchiarvisi al cospetto non appena il suo suono esce dalle casse; un campione di sublime efficienza, Inspectah Deck autore della sua probabile miglior strofa di sempre, Guru che disquisisce di riflessioni five percenters attraverso immagini, una sommatoria che costituisce tre minuti e quarantuno secondi d’immutato fascino, con passaggi ancor oggi in grado di fornire pelle d’oca.

Se l’indimenticabile combinazione tra piano e trombe di “Work” e l’eleganza musicale della breve “Robbin Hood Theory” rappresentano al meglio le intuizioni produttive più classiche di Premier, non mancano quei momenti in cui il sound riesce a diversificarsi regalando all’insieme una gradevole sensazione di compattezza. “JFK 2 LAX” indovina un loop pescato dalle The Supremes fornendo un pizzico di Soul nel momento stesso in cui Guru decide di entrare nel succo argomentativo dell’album, cogliendo nell’esperienza negativa personale – un fermo aeroportuale per possesso di arma da fuoco – l’occasione opportuna per passare il messaggio cui i Gang Starr hanno sempre tenuto tantissimo, evidenziando altresì lo scontento nei confronti del sistema e la necessità di correggersi elevandosi mentalmente. E’ un tema che si ripercuote in differenti episodi, su tutti la maestosa titletrack, nota per il sontuoso campione di archi che la sorregge e che rappresenta un passaggio profondo come mai Guru era stato capace di scrivere prima, creando una notevole struttura del pezzo attraverso tre diversi percorsi (pericoli della fama/sfera personale/offensiva verso gli scarsi) che giungono tutti alla stessa sostanza concettuale. “My Advice 2 You” presenta ulteriori tracce di queste esperienze individuali mostrando il fianco all’autocritica, dato che la saggezza maturata non gli impedisce di riconoscersi imperfetto (<<you a man Baby Pop you know right from wrong/so stay out of trouble, and that goes for me too>>).

Il corretto bilanciamento del lavoro è garantito da proposte musicalmente più essenziali, che in “B.I. Vs. Friendship” creano l’ambientazione perfetta per le violente evoluzioni della premiata ditta Fame & Danze in piena epopea first family (ahhhh, che bei tempi!!!), così come batteria e campione tagliato corto costituiscono gli elementi della memorabile posse cut marchiata Gang Starr Foundation, “The Militia”, ennesima headnodder istantanea qui presente graziata da un Freddie Foxxx scoppiettante d’attitudine e grinta.

La seconda parte del disco non colpiva tanto quanto la prima e l’impressione – del tutto personale – si è mantenuta tale anche a quasi due decenni di distanza. Chiaro che perle ve ne sono ugualmente, vedasi l’unicità dell’accoppiata tra Guru e Scarface in “Betrayal”, pezzo di rara bellezza e spaccato di cruda realtà di strada accompagnato da un Premier che rallenta di brutto i bpm attraverso un sound delicato che rasenta l’ipnosi, oppure l’infettivo giro di piano di “The Rep Grows Bigga”, altra esemplificazione di come Guru gestisca abilmente un testo partendo da una determinata figura per poi trasportare il concept verso la realtà Gang Starr. La differenza però c’è, per quanto veniale essa sia, dato che una piccola fase di stanca è (soggettivamente) asociabile al passaggio tra “What I’m Here 4”, beat non all’altezza delle meraviglie che lo precedono, e “She Knowz What She Wantz”, brano di per sé molto fine ma nel quale è determinante la poca creatività di un coro appesantito dalla timbrica senza tono di Guru, mortificando l’ottimo lavoro descrittivo eseguito nella seconda strofa verso la figura che sta al centro del brano. “The Mall”, infine, è tecnicamente valida ma tocca attendere l’attore principale a chiudere il pezzo come si deve, poiché raccoglie i peggiori featuring del disco parlando per giunta di un argomento troppo frivolo in un contesto così elevato.

“Moment Of Truth”, pur includendo i minimi difetti appena indicati, è e resterà per sempre un tangibile ricordo della rinnovata freschezza dei Gang Starr, come della loro capacità evolutiva nonostante il notevole status già acquisito all’interno della scena Hip-Hop, dimostrando che anche quando si è delle leggende viventi l’asticella può essere alzata ancora più in alto e che il proprio miglioramento è un esercizio da svolgere quotidianamente, con amore e dedizione per ciò che si fa. Diciannove anni dopo non cambia una sola virgola: pietra miliare era e tale resterà per l’eternità.

Tracklist

Gang Starr – Moment Of Truth (Noo Trybe Records 1998)

  1. You Know My Steez
  2. Robbin Hood Theory
  3. Work
  4. Royalty [Feat. K-Ci and JoJo]
  5. Above The Clouds [Feat. Inspectah Deck]
  6. JFK 2 LAX
  7. Itz A Set Up [Feat. Hannibal]
  8. Moment Of Truth
  9. B.I. Vs. Friendship [Feat. M.O.P.]
  10. The Militia [Feat. Big Shug and Freddie Foxxx]
  11. The Rep Grows Bigga
  12. What I’m Here 4
  13. She Knowz What She Wantz
  14. New York Strait Talk
  15. My Advice 2 You
  16. Make ‘Em Pay [Feat. Krumb Snatcha]
  17. The Mall [Feat. G-Dep and Shiggy Sha]
  18. Betrayal [Feat. Scarface]
  19. Next Time
  20. In Memory Of…

Beatz

All tracks produced by Dj Premier and co-produced by Guru except tracks #13 and #16 produced by Guru and co-produced by Dj Premier

Scratch

All scratches by Dj Premier

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Mistadave

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