Fugees (Tranzlator Crew) – Blunted On Reality

Voto: 3,5

Quando si parla dei Fugees è inevitabile cominciare da “The Score”, ovvero dalla fine del discorso; e non occorre essere dei geni per intuirne le ragioni: il secondo disco di Lauryn Hill, Pras e Wyclef Jean (gli ultimi due di sangue haitiano) è stato un successo planetario capace di raggiungere cifre di vendita milionarie sia in Europa che negli Stati Uniti, guadagnando certificazioni placcate in oro, platino e diamante un po’ dovunque. Spesso, invece, ci si dimentica – o magari se ne ignora del tutto l’esistenza – di “Blunted On Reality”, approdato sugli scaffali nel febbraio di un novantaquattro per nulla avaro di gemme e che in seguito avremmo incorniciato per “Hard To Earn”, “Illmatic”, “Word…Life” e “Ready To Die” (elenco da ritenersi parziale). Ecco, ipotizzando un confronto (impari a prescindere) tra questi e l’opera prima dei Tranzlator Crew – moniker originario del gruppo – s’intuisce subito come mai il loro esordio fu un palese flop commerciale (dodicimila copie fino all’uscita di “The Score”, leva che generò ondate di ristampe per la gioia degli aventi diritto): pregi qualitativi a parte, i quattro classici sopra citati possedevano una freschezza che “Blunted On Reality” – lasciato a stagionare nei cassetti della Ruffhouse per quasi due anni – non sfiorava neppure per errore, rivelandosi un prodotto ben incastonato in quell’inizio di decennio.

Per dirla senza giri di parole: non si trattò di una svista, di un’ingiusta sottovalutazione; in un ambiente competitivo quanto quello dell’epoca la mera sufficienza poteva non bastare e ai Fugees fu necessaria una seconda occasione – e un lauto anticipo da investire nello studio di registrazione – per ottenere il riconoscimento cui ambivano. Chiarito ciò, “Blunted On Reality” rimane un progetto dotato di un respiro proprio, affine solo in dosi minime ad alcuni titoli coevi e già testimone di una convergenza artistica quasi miracolosa, perché Lauryn Hill, Wyclef e Pras hanno sempre manifestato peculiarità stilistiche e background musicali non per forza coincidenti – come meglio preciseranno le rispettive carriere soliste dei tre. Se dunque è vero che l’amalgama accattivante di “The Score” trovi in “Blunted…” dei modesti punti di contatto, l’ora e dieci di quest’ultimo (comprensiva di 9’ e 18’’ di shout-out…) è un banco di prova decisivo negli assestamenti della formula Fugees: la Hill abbina al Rap doti canore non indifferenti; Wyclef aggiunge qua e là qualche timbrica caraibica; la linearità di Pras controbilancia la spiccata estrosità degli altri due; il sound ha talvolta delle venature Raggamuffin; il tema sociale, sebbene non pregnante, è abbastanza presente.

Quanto detto si traduce ad esempio in un episodio atipico (considerato il periodo) come “Vocab”: la linea melodica è affidata a una chitarra acustica, basso e batteria sono assenti, le tre strofe sono un invito alla riflessione, alla consapevolezza e all’unità (<<united we stand, divided we crumble/what’s the flavour? More Babylon, more Babylon, more Babylon fall>>) – non a caso per il video venne utilizzato il più canonico remix, che di fatto è un brano a sé. Insolito è altresì l’inserimento, nei quasi sette minuti di “Blunted Interlude”, di quella che intuiamo essere la scoppiettante (soprattutto nel segmento centrale di Lauryn Hill) titletrack dell’album, giocosa associazione del termine blunted (<<some thought we were blunted when we wrote this/’cause we were far from reality>>) a un testo ironicamente autocelebrativo. Penso, ancora, all’intensa “Refugees On The Mic”, esplicito omaggio ai rifugiati di Haiti per il quale Wyclef sale in cattedra con una sessantina di barre infuocate (<<the country has no law, it’s either rich or poor/I’m out the back door, I got nuttin’ to fight for/I’m sailin’ on a boat like a goat, I clear my throat/when I got to Brooklyn I was broke, so I selled coke>>).

Di fianco a queste, comunque, si fanno notare l’introduttiva “Nappy Heads”, che tra tributi a Martin Luther King, Rosa Parks, Bob Marley e Public Enemy, messaggi di non violenza e richiami al razzismo dà voce all’anima più politica dei Fugees (la clip opta per il remix firmato da Salaam Remi), l’energica “Boof Baf”, primo estratto che almeno sul versante dei suoni inquadriamo con esattezza nella New York di allora, “Some Seek Stardom”, traccia affidata per intero a una Lauryn Hill che non tarda a mostrare di che pasta è fatta, e infine “Temple”, la cui critica delle contraddizioni presenti nell’esperienza religiosa ha un tono non troppo aspro anche grazie alla strumentale dal sapore Reggae.

Il resto – laddove vi siate fermati a “The Score” – scopritelo accostandovi a “Blunted On Reality” con la dovuta curiosità, ma consapevoli di una circoscritta serie di limiti (la dimensione tecnica ancora da affinare, il flow datato, la moderata ispirazione alle macchine) che i Fugess avrebbero appunto sciolto durante la lavorazione del loro indiscutibile exploit.

Tracklist

Fugees (Tranzlator Crew) – Blunted On Reality (Ruffhouse Records 1994)

  1. Introduction
  2. Nappy Heads
  3. Blunted Interlude
  4. Recharge
  5. Freestyle Interlude
  6. Vocab
  7. Special News Bulletin Interlude
  8. Boof Baf
  9. Temple
  10. How Hard Is It?
  11. Harlem Chit Chat Interlude
  12. Some Seek Stardom
  13. Giggles
  14. Da Kid From Haiti Interlude
  15. Refugees On The Mic
  16. Living Like There Ain’t No Tomorrow
  17. Shouts Outs From The Block
  18. Nappy Heads (Remix)

Beatz

  • Prakazrel, Wyclef, Brand X and Rashad Muhammad: 2
  • Prakazrel and Wyclef with the co-production by Khalis Bayyan: 3, 9, 15
  • Prakazrel, Wyclef and Khalis Bayyan: 4, 8, 10
  • Prakazrel and Wyclef: 6
  • Rashad Muhammad and Stephen Walker: 12
  • Prakazrel and Wyclef with the co-production by Khalis Bayyan and Rashad Muhammad: 13
  • Prakazrel, Wyclef and Jerry “Te Bass” Duplessis: 16
  • Salaam Remi: 18

Scratch

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