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Se volete dire la vostra su un album già recensito da RMZ questo è lo spazio che fa per voi.
Scrivete all'indirizzo:
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Ricci Rucker & Mike Boo # Scetchbook - An Introduction To Scratch Music (2003)

RECENSIONE ORIGINALE

Reviewed by fabio
Voto: 5

Accendete le orecchie seriamente, downclockate le vostre frequenze celebrali, sta per inghiottirvi il futuro. Un viaggio all'interno delle sue viscere, tra la malinconia di "Slow Down Edgar", l'organo Funk di "Louie Lopez", il multiforme stile di "Have You Ever Heard Of Dr. Steyells Fahdaez? Part 1", l'autentica bomba sonora di "If You Don't Break Your Neck, We Will" (con Toadstyle! - e comunque il titolo dice tutto), la dopalistica "Cosmaphonicphonofunktopalis", la potente "Listen" (con D-Styles!), "Signing Off (What Jimi Would Play If He Didn't Have A Guitar)" (!!!!), e le autentiche Transizioni a Estasi (prendo in prestito il termine ai cari Gunkhole) di "Simply Eternal Now" (un autentico capolavoro), "2 Minutes & 7 Point 857 Seconds Of Meditation" + "There's Not Another Equation My Son" (una combo che mi rapisce completamente) e "Junkyard Smobbin" (con Dj Excess!). Le parole e i numeri però come al solito non servono a tanto. Abbiatelo. Sentitelo. Respirate.


Non Phixion # The Green CD (2004)

RECENSIONE ORIGINALE

Reviewed by Da Biatch!
Voto:
3+

Ci troviamo davanti ad una tentata raccolta di inediti, per lo più comparse in radio e freestyles vari dove gli argomenti non cambiano da quelli che siamo abituati a sentire da Goretex, Ill Bill e Sabac Red: sesso, droga, criminalità e rabbia per una società corrotta. Si inizia con una citazione anni '70 dal film "Warriors" molto interessante in cui l'interprete rivendica i propri spazi ed incita alla lotta nel futuro: quest'intro è un programma per le tracce successive, che suonano un po' old school come tematiche e sonorità. I beats infatti non sono elaboratissimi né impegnati in modo particolare, niente a che vedere con "The Future Is Now". In "We All Bleed", a mio modesto parere la traccia migliore del cd, i Non Phixion criticano le scelte degli uomini ricordando che, in fin dei conti, siamo tutti uguali (<<We all eat, we all shit, we all love, we all fuck...>>), le liriche sono da considerarsi hardcore ma con una particolare glossa: in tutto il pezzo ci pongono degli interrogativi e delle risposte che sta all'ascoltatore cogliere. "Caught Between Worlds", pezzo che non a caso 'cattura' l'attenzione di chi ascolta in ogni particolare: base adattissima alla tematica, malinconica, ma che allo stesso tempo conferisce forza interiore. Ogni membro del gruppo qui racconta parte della propria vita, di com'è stato difficile crescere nel ghetto bianco, da dove vengono e dove stanno cercando di arrivare. Dimostrando un grandissimo rispetto per l'old school, i Non Phixion dedicano "The Freshest" alla cultura Hip-Hop con un testo genuino, semplice ma nostalgico (<<Me and my people listened to records and used to rock rhymes all day...>>) e con rime già sentite ma sempre efficaci, anche se sopra una base che lascia a desiderare, poteva essere di gran lunga meglio se paragonata ad altri loro lavori. Il peggio lo ritroviamo nell'"89.9 Freestyle", dove troviamo anche Necro, ed in "Toothache". Nel primo, abbiamo una registrazione pessima su una base poco adatta al freestyle, ma comunque non pare che i nostri mc's stiano molto a seguirla..."Toothache" è semplicemente un freestyle (o un pezzo?) mal riuscito. Volendo essere duri, direi che "The Green CD" è un gradino sotto "This Is Not An Exercise", ma questa raccolta vi piacerà se siete amanti del cosiddetto battle rap.


Sole # Selling Live Waters (2003)

RECENSIONE ORIGINALE

Reviewed by Ammenz
Voto:
n.g.

Se siete incuriositi da quest'album ed avete la possibilità di scaricarlo o di farvelo masterizzare, beh...NON FATELO! Questo è un disco che per essere assaporato al 100% va preso originale, nonostante non sia così facile entrare in possesso di album underground. Appena lo avrete scartato dalla pellicola sentirete quel profumo di un inchiostro qualunque stampato su carta in maniera non del tutto perfetta. Questo profumo viene dal libretto interno, nel quale sono scritti tutti (tranne "I Hope You Like My Stupid Painting" e "Ode To The War On Terrorism") i testi delle perle di "Selling Live Waters", e sotto i testi ci sono alcune righe che descrivono come e perché quella data canzone sia nata. Se riuscite a star dietro al variabilissimo ed originalissimo flow di Sole per tutte e 15 le tracce e se ad ogni ripresa vi fermerete leggendo la nota di quel pezzo alla fine dell'album proverete quella strana sensazione che si prova solo dopo aver ascoltato 54 minuti e 54 secondi di Hip-Hop genuino strettamente connesso alla vita, con dei testi mai banali. Un'altra cosa che mi ha impressionato di "Selling Live Waters" sono le produzioni. Con un disco così personale è difficilissimo creare dei tappeti sonori che si adattino ad un flow che cambia più volte i propri canoni, anche in una stessa traccia. Invece le produzioni sono sempre puntuali e se conquisteranno i vostri gusti ne rimarrete ipnotizzati ed impressionati. Questo fatto dimostra che i produttori di quest'etichetta sono senza dubbio dei fenomeni (su tutti: Alias). Credetemi, se tra gli artisti finora ascoltati siete spesso arrivati a dire <<l'album d'esordio era il migliore>>, <<questo disco non valeva i 19 euro spesi>>, <<gli ultimi album sembrano creati appositamente per dei truzzi>> e via dicendo, sappiate che queste frasi non vi sfioreranno nemmeno lontanamente la testa se su tutti gli album di quell'artista è disegnato il logo di una impavida formichina...


Nas # God's Son (2002)

RECENSIONE ORIGINALE

Reviewed by DanDep
Voto:
5

Circa un anno dopo l'uscita di "Stillmatic" Nas si trovò di fronte, per l'ennesima volta nella sua vita, alla 'prova del nove'. O la va o la spacca. Il problema principale per Nas è sempre stata l'eccessiva pretesa sia da parte dei suoi fan che della critica musicale. Se avesse fatto un 'flop' sarebbe diventato il bersaglio preferito per gli haters. Ma non deluse assolutamente le aspettative. Quello che ci troviamo di fronte è l'ennesimo suo capolavoro. L'album spazia molto come suoni e come liriche, ad esempio parte alla grande, senza intro, con "Get Down" su un paio di campioni tratti da alcune pietre miliari di James Brown e prosegue con "The Cross", prodotta da Eminem, dalle sonorità molto cupe. Per capire la grandezza di questo mc basti pensare che nel periodo in cui tutti i rapper più famosi pensavano a far uscire come singolo di lancio del proprio album il pezzo più commerciale possibile, magari condito da un bel video pieno di culi, tette e champagne, Nas lanciò l'album con una vera e propria Ghetto Anthem: "Made You Look". Sonorità old school, rime reali e mega successo per le strade di New York e per le classifiche rap di mezzo mondo. Nas è uno dei pochi che cerca ancora di dare un vero messaggio, un contenuto ai suoi album e lo dimostra alla grande in un paio di pezzi: "Last Real Nigga Alive", dove racconta alcuni particolari 'nascosti' della scena Hip-Hop newyorkese, e la stupenda "I Can", dove, accompagnato dal bellissimo loop di pianoforte di "Per Elisa", raccomanda ai ragazzini che crescono per le strade delle città di tutto il mondo di fare attenzione alle persone che incontreranno durante la lunga strada della vita e ricorda loro che se lavoreranno duro su un progetto il limite sarà solo il cielo... Stupenda anche "Thugz Mansion", rime poetiche e un 'featuring' di 2Pac come sempre in splendida forma: stupenda la sua strofa. Come in ogni album, anche qui Nas ha varie idee originali e ce le dimostra in "Book Of Rhymes": Nas racconta, sopra una bellissima base di Alchemist, di aver trovato un suo vecchio quaderno delle rime e ce lo legge durante il brano. Verso la fine dell'album incontriamo l'ultima perla: "Dance", una canzone con un testo commovente dedicato a sua madre recentemente scomparsa. Secondo me Nas con "God's Son" ha centrato per l'ennesima volta l'obiettivo, al momento è senza dubbio il vero re di New York, forse spesso non viene considerato come dovrebbe perchè è un personaggio molto meno appariscente rispetto ad un Jay-Z: Nas preferisce stare fuori dalla luce dei riflettori e dei gioielli più luccicanti, preferisce scrivere nelle pagine dei suoi quaderni delle storie da raccontare a tutti noi in occasione del suo prossimo album.


Defari # Focused Daily (1999)

RECENSIONE ORIGINALE

Reviewed by Mr. Pegasus
Voto:
5

È l'anno 1996 e Defari fa uscire il suo primo singolo, "Bionic", che anticiperà di 3 anni il suo lavoro: "Focused Daily". "Bionic" è una traccia potentissima, con un giro di piano che entra subito in testa (beat ad opera di Evidence e gli scratch dell'Alkaholik E.Swift). L'anno scorso è uscito "Bionic 2", potente come l'originale ma in produzione troviamo stavolta Dj Babu. Sin dalla copertina si capisce come Defari ami la California e specialmente i Lakers (...feelin' real good like when the Lakers traded Vlade...). L'intro a cura di Dj Revolution assicura lo spessore del disco, che parte con la titletrack "Focused Daily", con la partecipazione di Evidence al microfono (e a cui vengono affidate 8 tracce), e con un beat portentoso di Alchemist. Tutte le tracce di quest'album a mio parere sono da segnalare, ma alcune riescono più di altre a farsi notare, tipo: "Focused Daily", "Never Lose Touch", "Yes Indeed" (con un'intro che sembra una skit), "Killing Spree", "405 Friday" e "Checkstand 3". L'episodio forse non riuscitissimo è "Juggle Me (For The Dj's)", poiché ripetitivo ed inferiore alla seconda versione presente sull'album di Dj Revolution, "In 12's We Trust". Defari riesce sempre in ogni traccia a dimostrare le sue capacità, con un flow che sembra fatto apposta per quei beat. Dal punto di vista delle produzioni si é affidato a gente spessissima (Alchemist su tutti), ma anche Evidence, E.Swift, Barbershop Drevin e lo stesso Defari hanno fatto un lavoro eccellente. Nelle collaborazioni, presenti Xzibit, Phil Da Agony, Tha Alkaholiks, Barbershop Chocolate Tye ed Evidence. A mio avviso, quest'album ha la stessa intensità di "The Platform" dei Dilated Peoples, pietra miliare della California.


Busta Rhymes # Genesis (2001)

RECENSIONE ORIGINALE

Reviewed by Snoopy
Voto:
3++

Con "Genesis" Busta Rhymes era probabilmente intenzionato a riscattarsi rispetto al deludente "Anarchy" (precedente album, totalmente da dimenticare se non per qualche traccia qua e là), e bisogna dire che a tratti riesce nell'intento e in altri momenti invece sforna tracce che pendono inesorabilmente verso la monotonia e verso il ridicolo, principalmente penalizzate da beats di scarso livello sui quali Busta non si trova molto a suo agio. Quest'album ha un difetto non da poco: manca di coerenza, di un filo conduttore nel quale si possa riconoscere lo stile principale del disco; si crea così una situazione strana: lasciando girare il disco nel lettore, a volte pensi di ascoltare un buonissimo album e a volte pensi che sarebbe stato meglio non comprarlo. L'album comunque possiede delle bellissime tracce: una su tutte sicuramente è "As I Come Back", su produzione dei Neptunes che sfornano una base fantastica, nella quale suoni chiari e nitidi si alternano a suoni sporchi e disturbati che si riescono a malapena a riconoscere sotto le rime di Busta! Bellissima anche "Break Ya Neck", dove Dr. Dre mette alla prova le doti dell'mc su una base mozzafiato velocissima che non ti lascia nemmeno il tempo di pensare! Incredibile con quale facilità Busta riesce a incasellare tutte le rime, seguendo rigorosamente il ritmo della base, senza mai perdere colpi! Queste validissime performance sono però accompagnate da lavori insulsi che quasi 'contagiano' la tracklist, vedi "Ass On Your Shoulders" oppure "Pass The Courvoisier"... Altre tracce da segnalare sono "Make It Hurt", che possiede un beat scarno ma efficace, "What It Is" (con il featuring di Kelis) che suona piuttosto bene, molto bella anche "Match The Name With The Voice", dove troviamo la partecipazione della sua Flipmode Squad su una base chiara e accattivante. In conclusione, si può dire che con questo lavoro Busta Rhymes si è rimesso in carreggiata, anche se non è migliorato poi molto: speriamo che continui con questo scopo senza fermarsi, perché è proprio un vero peccato che un mc del suo talento sia costretto ad uscirsene con lavori di livello mediocre. Dai, Busta, impegnati un po' di più...


Mobb Deep # The Infamous (1995)

RECENSIONE ORIGINALE

Reviewed by Dep
Voto:
5

Circa un anno dopo "Illmatic" di Nasty Nas uscì un altro grande album che confermò la zona del Queens, New York, come uno dei quartieri più prolifici in fatto di artisti Hip-Hop di qualità. L'album in questione è "The Infamous" dei Mobb Deep, gruppo fino ad allora poco conosciuto nonostante avessero già pubblicato un album (e come primo lavoro si dice che non era affatto male!), chiamato "Juvenile Hell", e nonostante The Source li avesse già segnalati come un possibile gruppo emergente di qualità nella rubrica Unsigned Hype. I Mobb Deep scossero l'intero panorama Hip-Hop con quest'album. Le produzioni di Havoc, aiutato solo in alcuni brani da Prodigy, sono massicce, dure, grezze e tanto particolari da rendere il suono 'alla Mobb Deep' un genere quasi a parte. Non c'è spazio per ritornellini cantati in quest'album (a parte "Temperature's Rising"), i testi sono crudi, parlano di storie di strada, di droga, sparatorie e di come sia dura vivere nei projects del Queensbridge. Prodigy caccia rime da paura, controllando il suo flow in modo impeccabile, senza dubbio è uno dei migliori mc in circolazione ed in quest'album ne abbiamo le prove. Il disco parte, invece che con il solito intro, con un brano che ci introduce direttamente ai suoni e alle atmosfere che ci cattureranno per i prossimi 70 minuti. Dopo un monologo di Pee che ci spiega un pò come funzionano le cose dalle sue parti, arriva "Survival Of The Fittest", e sarà qui che capirete la vera qualità di quest'album: produzione e rime pesantissime!! Si procede con un altro gioiello, la paranoica "Eye For An Eye" dove compare un sempre grande Nas. E l'album va avanti ad un livello veramente alto, tutte le tracce sarebbero da menzionare, da "Give Up The Goods" a "Up North Trip" (dove Prodigy impressiona con le sue qualità di storyteller). Proprio mentre sta finendo "Drink Away The Pain" e mentre vi state ancora chiedendo come faccia Q-Tip ad avere un flow così scorrevole verrete travolti da uno street anthem che ha fatto la storia: "Shook Ones Pt. 2". Consigli per l'ascolto di questa traccia: bassi potenti e volume al massimo! Verrete travolti da un atmosfera unica, e mentre Pee dedicherà questo pezzo a tutti i killer del Queens Havoc farà partire una base che definire perfetta è poco! E sarà proprio qui che capirete il perché i Mobb Deep siano così grandi: ci sono pochi produttori al livello di Havoc la fuori, e ci sono pochi mc capaci di descrivere la realtà della strada con una crudeltà ed un flow unico come Prodigy. Per me è un capolavoro.


Warren G # Regulate... G-Funk Era (1994)

RECENSIONE ORIGINALE

Reviewed by Dep
Voto:
4

Il 1994 è stato un grande periodo per l'Hip-Hop statunitense: secondo parecchi il secondo anno più importante per l'intero genere musicale a livello di album di qualità. Nella costa Est si fecero avanti un gruppo di amici di Staten Island riuniti sotto il nome di Wu-Tang Clan che fecero uscire un album che rivoluzionò diversi concetti di fare musica rap. Nello stesso anno dalle zone peggiori del Queens un gangster con la G maiuscola di nome Nasir Jones, in arte Nas, pubblicò un album che da molti è considerato un pilastro dell'Hip-Hop: "Illmatic". Nonostante questo, lo scettro era in mano ad un gruppo di giovani afroamericani affiliati a varie gang di Los Angeles che si erano riuniti sotto la stessa etichetta discografica: la Death Row. Snoop Dogg, Dr. Dre, Nate Dogg, Daz e Kurupt erano i veri Re; loro e Warren G, cuginastro di Dr. Dre e grandissimo amico di Snoop. Warren non apparteneva alla Death Row, ma ha contribuito in maniera pesantissima a fare conoscere il G-Funk in tutto il mondo, soprattutto grazie a "Regulate... G-Funk Era". Annunciato da "Regulate", megasingolo passato da tutte le radio del mondo, Warren in quest'album dimostra di saperci fare veramente, soprattutto per le sue produzioni. Se volete avere un' idea di come suoni un album West Coast dei primi anni novanta, questo è un acquisto obbligato. Campioni presi dai vari album funkadelici di George Clinton, giri di basso elettrico stile P-Funk e abbondante uso del synth per creare i suoni tipici del G-Funk! Forse non siamo ai livelli di Dr.Dre, eppure Warren G fa suonare il suo album benissimo, creando un' atmosfera solare, rilassata e piacevolissima!! Tra i pezzi migliori cito, oltre al grande singolo "Regulate" (in cui fa coppia con il migliore Nate Dogg), "Recognize", "This D.J." e... mi verrebbe da citarli tutti, perché questo è un album da ascoltare per intero, che scorre via senza problemi. A livello di testi Warren non porta grandi innovazioni, non aspettatevi virtuosismi lirici alla Rakim, però il ragazzo ci sa fare. E' interessante notare come Warren parli della realtà delle strade di Long Beach con nonchalance, come se non sia veramente possibile fermare tutti quegli omicidi, tutte quelle armi e tutta quella droga. Ma Warren in effetti non affronta questi problemi seriamente, lui si limita a descriverli (d'altronde con compagni come Daz Dillinger e Snoop Dogg...). Per concludere, mi sento di consigliare quest'album veramente a tutti, sia ai fanatici della West Coast sia a chi non ha idea di cosa sia il Gangsta Rap. Ricordate: se vivete in un posto di mare quest'album è consigliatissimo, mentre se vivete in una città come Torino o Milano... beh... non vedo che differenza ci sia, la musica è universale e non fa distinzioni di nessun genere!!!