Fabri Fibra – Fenomeno

Reviewed by Bra e Mr. Bushsdoc

L’argomento Fabri Fibra, cavilloso per un numero pressoché sterminato di ragioni, viene troppo spesso liquidato in un banale gioco di contrapposizioni entro il quale sembra sia sempre necessario calzare i panni del sostenitore o del detrattore, estremi di uno schema che non prevede posizioni intermedie né opinioni terze rispetto alle lodi sperticate e ai commenti da oratorio. Dal canto nostro, preferiamo sfuggire a tutto ciò mescolando due punti di vista non per forza convergenti, ma mossi dalla medesima convinzione sul ruolo (preminente) assunto dal Tarducci all’interno di uno scacchiere affollato di pedoni che si atteggiano a re; e allora, se premessa occorre, eccola: Fabri Fibra è, nel bene e nel male, lo zeitgeist della scena Hip-Hop italiana, riferimento principale per tutto quel che è stato prodotto in ambito mainstream (e non ce ne voglia Paola Zukar, che in “Rap – Una storia italiana” sembra avere una spiacevole idiosincrasia col termine) quantomeno fino a “Squallor”.

“Fenomeno”, progetto a suo modo rabbioso pur se non così radicale come potrebbe far pensare, segna forse un’inversione di tendenza, vuoi perché la Trap, nel frattempo, ha spostato molti equilibri, vuoi perché non basta citare “The Message” e “Phenomenon” per rimanere coi piedi ben saldi nel perimetro dell’Hip-Hop. Ed è appunto nei confronti della scena e dell’industria musicale che l’album manifesta gran parte delle proprie (non casuali) contraddizioni, accendendo di continuo micce poi lasciate inesplose: l’insofferenza verso determinati meccanismi (“Red carpet”: <<se vendi poco con la musica sei un fallito/se vendi troppo con la musica sei un venduto>>; “Equilibrio”: <<sali sulla giostra, scavati la fossa>>) e il peso delle continue pressioni scaturite da una carriera sulla quale vengono puntati tanti riflettori (“Money for dope 2017”: <<io ci rimango troppo male se non vendo/ho lavorato più di tutti in città/prendo la musica sul serio, gli altri giocano/li vedi? Non dirmi che siamo uguali>>; “Ogni giorno”: <<conta il talento fino a un certo punto, medita/non sei nessuno se non scatta la polemica>>) sono temi che perdono efficacia di fronte all’inconsistenza di due singoli che cestiniamo senza tentennamenti (se la titletrack, nel suo fiacco sarcasmo, appare innocua, “Pamplona” ha l’appeal del peggior tormentone estivo) e una terzina di brani che subisce le mode imperanti anziché tentare di dettarle (“Dipinto di blu” si aggiudica il supporto di Laïoung in un brutto refrain, “Invece no” e soprattutto “Le vacanze” sono niente più che orride).

E’ di conseguenza solo a sprazzi che “Fenomeno” squarcia la sua fitta patina di prevedibilità (nel senso che la consueta retorica su società e costume, l’elenco a caso di nomi celebri e il presunto politically incorrect rientrano nel programma), risultato – per assurdo! – raggiunto quando Fabri Fibra abbraccia in maniera trasparente il Synth Pop (“Stavo pensando a te” è la sorpresa che non t’aspetti, merito anche di una prova eccellente di Big Fish) e si lascia andare al più libero flusso di coscienza (“Money for dope 2017” – ecco, tra le poche notizie positive segnaliamo un buon Bassi Maestro alle macchine); discorso a sé, invece, per il tratto conclusivo composto da “Nessun aiuto” e “Ringrazio”, rispettivamente rivolte a fratello e madre: sull’esigenza di mettere in chiaro aspetti tanto personali non c’è motivo di opinare, è interessante semmai notare come qui, più che altrove, si percepisca quell’urgenza che da “Mr. Simpatia” in avanti abbiamo faticato a ritrovare.

Dove, viceversa, riteniamo sia giusto entrare, è nella disamina di una dimensione tecnica che lascia sovente l’amaro in bocca. Checché se ne dica (in merito, sull’autorevole Fatto Quotidiano, capita ad esempio di leggere quanto segue: <<un flow, una cifra, che oggi sembra aria pura>>), la grande nota dolente del Fibra post “Turbe giovanili” va rintracciata nella semplificazione di un corredo lirico oggi piatto più che mai – ovvero tocca sorbirsi linee che suonerebbero sciatte anche a un orecchio inesperto: <<nessuno vuole farsi vedere per ciò che è/e soprattutto per ciò che non è/mi chiedo cosa c’entro io con questa scena Rap/che ti tradisce alla prima occasione>> (“Lascia stare”). La risposta preventiva (ancora “Red carpet”: <<come pensa la gente giuro non l’ho mai capito/commentano tutti la forma, mica il contenuto>>) è ipocrita, perché nel Rap la forma è di per sé (un) contenuto – e Fibra lo sa benissimo; non che sia una novità, eppure a noi quelle metriche e quegli incastri che sfidavano perfino la gravità continuano a mancare.

Gusti a parte (campo in cui ciascuno ha ragione per definizione), “Fenomeno” è un disco che non affianchiamo certo alla crassa cialtronaggine di Fedez e J-Ax, tuttavia conferma una parabola evolutiva finalizzata a un possibile dialogo con un pubblico generalista; a voi stabilire il valore e il significato di questo percorso.

Tracklist

Fabri Fibra – Fenomeno (Universal Music Italia 2017)

  1. Intro
  2. Red carpet
  3. Fenomeno
  4. Il tempo vola skit
  5. Money for dope 2017
  6. Pamplona [Feat. TheGiornalisti]
  7. Equilibrio
  8. Considerazioni skit [Feat. Roberto Saviano]
  9. Cronico
  10. Stavo pensando a te
  11. Lascia stare
  12. Dipinto di blu [Feat. Laïoung]
  13. Invece no
  14. Ogni giorno
  15. Le vacanze
  16. Nessun aiuto
  17. Ringrazio

Beatz

  • Neff-U: 2
  • Takagi & Ketra: 3
  • Big Fish con la co-produzione di Alessandro Erba: 4
  • Bassi Maestro: 5, 8
  • Mace: 6
  • Amadeus Platinum Boy: 7
  • Demacio “Demo” Castellon e Mike Turco: 9
  • Big Fish con la co-produzione di Rhade: 10
  • Shablo: 11
  • Nebbia: 12
  • Deleterio: 13
  • 2nd Roof: 14
  • Don Joe e Yung Snapp: 15
  • Rey Reel: 16
  • Bot: 17
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