EPMD – We Mean Business

Voto: 3 +

Quando gli EPMD decidono di far ritorno sulla scena non c’è nulla da fare: si comincia a salivare, in attesa del prossimo grande capolavoro, consci del fatto che presto o tardi il proprio stereo sarà onorato della presenza di questi due macigni della vecchia scuola, i quali grazie alla fama costruita in anni di successi riescono persino a farsi perdonare per non aver più dato notizie di sé da pressoché un decennio. Su apparizioni e sparizioni gli assi di Long Island ci giocano molto, inutile pensare di non farci caso, perché si sa, le notizie di scioglimenti, ritiri e riunioni improvvise hanno sempre lo stesso effetto: tengono viva l’attenzione. Come si presentano, dunque, Erick e Parrish alla fine della prima decade del duemila?

Per rispondere a tale quesito è necessario fare un paio di considerazioni: 1) è innegabile che la combinazione di questi due timbri vocali possieda una chimica che nel Rap non ha mai avuto eguali e che qualsiasi cosa facciano, di conseguenza, risulti più o meno gradevole; 2) è già la seconda volta (successe con “Out Of Business”) che gli EMPD tornano a sorpresa a scambiarsi il microfono dando la netta impressione che il loro meglio sia alle spalle e che il duo continui ostinatamente a vivacchiare nel passato, citando le sue frasi storiche fino alla nausea e dando la sensazione che non ci sia la voglia di tirar fuori qualcosa di nuovo (anzi…), che ci si senta arrivati e non bisogni dimostrare altro. Il giochetto, tutto sommato, funziona ancora se si prendono pezzi a-la EPMD come “What You Talkin'”, “Run It” e “Puttin’ Work In”, i quali ben figurerebbero in qualsiasi greatest del gruppo.

Continua a non dispiacere prendendo ad esempio la più che buona “Left 4 Dead”, caratterizzata da una delle produzioni maggiormente in vista dell’intero disco; ma quando si incappa in episodi troppo volutamente Funk come “Roc-Da-Spot” (il beat è identico a quello di “You Gots To Chill”), nella “Jane” delle cui avventure non frega un accidente più a nessuno (anche qui, la base è uguale a quella del primo episodio…), oppure in tentativi di adeguarsi ai canoni attuali come nella moscia “Bac Stabbers” o tramite l’inutile effetto sulle voci di “Listen Up”, il medesimo giochetto non vale più la candela. Per chi ha un curriculum come quello degli EPMD, una manciata di tracce buone non bastano se il pubblico ha pazientato di sentire anche solo un minuto delle loro rime per dieci-dico-dieci anni.

“We Mean Business” andrà comunque a ruba, perché Erick e Parrish di estimatori ne hanno a palate e hanno furbescamente richiamato molti colleghi (Raekwon, Method Man, Havoc, KRS-One, Redman, il riesumato Keith Murray), infarcendo il tutto con diversi featuring; ciò non nasconde, però, che si tratti di un disco molto, troppo distante dal concetto di pietra miliare con cui i due hanno abituato le nostre orecchie per lunghi e deliziosi anni. Come nello sport, quando si capisce di aver dato tutto, è bene cominciare a pensare al ritiro. Se invece quel grande potenziale esiste ancora, non si capisce il motivo per cui non ci si debba sforzare di farlo emergere di nuovo.

Tracklist

EPMD – We Mean Business (EP Records 2008)

  1. Puttin’ Work In [Feat. Raekwon]
  2. What You Talkin’ [Feat. Havoc]
  3. Roc-Da-Spot
  4. Blow
  5. Run It [Feat. KRS-One]
  6. Yo [Feat. Redman]
  7. Listen Up [Feat. Teddy Riley]
  8. Bac Stabbers
  9. Never Defeat ‘Em [Feat. Method Man]
  10. Jane
  11. Left 4 Dead [Feat. Skyzoo]
  12. They Tell Me [Feat. Keith Murray]
  13. Actin’ Up [Feat. Vic. D and Tre]

Beatz

  • Ty Fyffe: 1
  • Erick Sermon: 2, 3, 5, 7, 13
  • JFK and Erick Sermon: 4
  • Erick Sermon and Marc Berto: 6
  • EPMD: 8
  • Dj Honda: 9
  • Parrish Smith: 10, 12
  • 9th Wonder: 11
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