Eminem – Kamikaze

Voto: 4 –

Eminem torna sugli scaffali dopo meno di dodici mesi. A sorpresa; senza un singolo, né un video, né un trailer, né un tweet che anticipassero l’uscita. Non era mai successo prima. Evidentemente, sebbene lui non lo ammetterà mai (e continua anzi a difendere a spada tratta il proprio lavoro, facendo di tanto in tanto anche la vittima), deve essersi accorto che qualcosina in “Revival” proprio non andava. In fin dei conti, quando tutti ti danno del coglione o sei Galileo o forse (più plausibile) da qualche parte hai davvero steccato. Un fallimento forse necessario, che – confermando la nostra teoria – ha permesso all’ex biondino di Detroit di ritrovare un pizzico di quella sana rabbia per tornare a usare il microfono come fosse un sacco da boxe.

Le critiche, è chiaro, non gli sono andate giù. A essere davvero indigesto è stato però dover realizzare che pure il pubblico di massa, quello che in passato era stato in grado di accettare anche un disco pasticciato come “Encore”, gli avesse in un certo senso voltato le spalle. Non sorprende quindi che Kamikaze” sia stato scritto di pancia; in uno (o più) di quei momenti in cui il retrogusto amaro della bile irrompe, spingendosi fino a oltrepassare la soglia del velo palatino. L’immediata conseguenza di ciò è tuttavia innegabile: poter ascoltare Eminem esibirsi in incastri stilistici con la lancetta del tachimetro che sbatte sulla destra, senza accenti né vocine di contorno, è una vera goduria.

Prendiamo The Ringer. Tralasciando l’invettiva rivolta a media e pubblicazioni varie – perché quando ti suonano i violini è tutto perfetto, ma se arrivano i fischi ecco che improvvisamente i recensori diventano tutti degli emeriti imbecilli (<<sayin’ I no longer got it/’cause you missed a line and never caught it/’cause it went over your head, because you’re too stupid to get it/’cause you’re mentally retarded, but pretend to be the smartest/with your expertise and knowledge, but you’ll never be an artist>>), una forma mentis plantigrada già rilevata più volte anche in qualche mestierante della doppia acca nostrano – il rapper punta il mirino su una mezza dozzina di colleghi: stilisticamente il brano non si discute, coi suoi rapidi cambi di passo e soluzioni di flow sempre nuove che si avvicendano tra loro sull’arco di oltre cinque minuti, senza mai tirare il fiato.

In Greatest, con qualche bpm in più nella power unit del beat – cortesia di Mike WiLL Made-It e Backpack – i risultati sono ancora superiori. E’ il vero segnale d’allarme, nella forma e nelle intenzioni, che precede l’assalto all’intera categoria dei cosiddetti mumble rappers; identificati quali principali colpevoli nell’aver distorto i binari del genere, sovrascrivendone la tradizionale chiave di lettura ed estromettendo dalle frequenze ad ampio raggio quelle skill verbali che dovrebbero invece esserne il fondamento. Lucky You e Not Alike sono altre due pagine di questo bollettino bellico. Nella prima Slim scambia la penna con Joyner Lucas, un altro dotato figlio del Midwest, per un duetto in cui le leggi della fisica del Rap vengono riscritte ogni due quartine. La seconda si spinge invece qualche passo oltre, sbeffeggiando – sin dalla strumentale – quelle stesse distorsioni evolutive con tanto di caricature. L’effetto xerox dura però pochi istanti, perché dopo una manciata di barre Royce ingrana la quinta e inizia il tiro a segno (<<everybody doin’ chick joints/probably rob these little dudes at fist point/remember everybody used to bite Nickel/now everybody doin’ Bitcoin>>); Eminem fa lo stesso al cambio del giro di boa. Un bagno di sangue se il mugugno in strofe senza rima è un caposaldo della vostra dieta musicale, ma normale amministrazione in un incrocio tra il cattivo e il maligno.

L’impostazione prettamente muscolare di “Kamikaze” subisce un inevitabile crollo fisiologico sull’arco del lungo periodo, in particolare in caso di ascolti ripetuti a distanza ravvicinata. Sulla corsa singola, però, i tempi sono gestiti con cura, avendo predisposto pure un paio di sacche d’ossigeno sul percorso che permettono di riassorbire gli eccessi di acido lattico. La prima nell’ordine – nonché la più interessante – è Stepping Stone, in cui Em si siede nel confessionale e mette a nudo il proprio senso di colpa nel confermare come i D12 siano oramai un capitolo chiuso (<<everyone tried to go solo, really nobody blew/I was hopin’ they do, so I ain’t have to shoulder the crew/the plan was put everyone in position so that they knew/how to stand on they own, and I don’t wanna open up wounds/I just noticed that oomf was gone when we go in the booth/’cause the truth is, the moment that Proof died, so did the group>>). Con Fall si chiude poi il cerchio (mono)tematico, assestando gli ultimi schiaffoni (<<you wanted Shady? You got him!>>) ai bersagli rimasti in piedi – da Joe Budden a Charlamagne, passando per Tyler, The Creator e Lord Jamar – in equilibrio su una composizione minimale nuovamente firmata da Mike WiLL Made-It. Peccato solo non aver tirato una riga subito dopo; sarebbe stata una conclusione ideale, che poteva risparmiarci quegli inutili dieci minuti finali.

Al netto del debole colpo di coda, delle strumentali non particolarmente memorabili e del fatto che la qualità di un diss non si misuri con l’autovelox bensì col peso specifico delle rime (per chi necessitasse di un ripasso, Pusha T ha impartito lezioni importanti sul tema solo qualche mese fa), “Kamikaze” è il ritorno in palestra che in tanti si attendevano da Eminem e che (a posteriori) conferisce un minimo di senso all’esistenza di “Revival”… Con la viva speranza che il buon Marshall non lasci nuovamente scadere l’abbonamento.

Tracklist

Eminem – Kamikaze (Aftermath Records 2018)

  1. The Ringer
  2. Greatest
  3. Lucky You [Feat. Joyner Lucas]
  4. Paul (Skit)
  5. Normal
  6. Em Calls Paul (Skit)
  7. Stepping Stone
  8. Not Alike [Feat. Royce da 5’9″]
  9. Fall
  10. Kamikaze
  11. Nice Guy [Feat. Jessie Reyez]
  12. Good Guy [Feat. Jessie Reyez]
  13. Venom (Music From The Motion Picture)

Beatz

  • Ronny J and Illa Da Producer with the co-production by Eminem: 1
  • Mike WiLL Made-It and Backpack: 2
  • Boi-1da, Sweet and Illa Da Producer with the additional production by Eminem: 3
  • Illa Da Producer, S1, Lonestarrmuzik and Swish Allnet: 5
  • L. Resto and Eminem: 7, 13
  • Tay Keith and Ronny J with the co-production by Cubeatz: 8
  • Mike WiLL Made-It with the additional production by Eminem: 9
  • Tim Suby with the additional production by Eminem: 10
  • S1 and Ball with the additional production by Eminem: 11
  • Illa Da Producer with the additional production by Eminem: 12
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